sabato, maggio 18, 2013

DUE CHIACCHIERE SULL'AMBIENTE 



Comincio questa mia chiacchierata con una cosa che non riesco a comprendere: la Svezia e la Norvegia ci implorano di mandare loro spazzatura a più non posso, mentre i nostri inceneritori sono a secco e, naturalmente, non producono più l’energia che ci serve.
Questo perché nel nostro Paese di Santi, Navigatori ed inventori geniali, nessuno ha ancora inventato una “centrale compatibile con l’ambiente”; e se non ci riusciamo, compriamoli da qualcuno dei Paesi nordici che secondo gli standard svedesi assicura elettricità a 13/milioni di abitanti e riscalda il 20% delle abitazioni, liberando nell’aria un grammo di diossina, una cosa che da noi neppure si noterebbe.
L’Italia è uno stupendo laboratorio di patologia dove si realizza una straordinaria creatività “in negativo”: il controsenso elevato a programma di sviluppo politico, sociale, culturale.
Volete un esempio? Diego Della Valle, imprenditore che sa gestire le sue aziende ma anche la propria immagine, offre 25/milioni per il restauro dei nostri sassi più famosi: il Colosseo. Ebbene, anziché ringraziare e mettersi subito al lavoro cominciano ad insorgere ambientalisti, sindacati, antitrust e lo Stato ci mette la sua parte: grandinano i cavilli giuridici, i timbri mancanti, il contropelo alle procedure, e tutti a chiedersi: “cosa c’è sotto questa prodigalità di Della Valle, Che vantaggi ne trae?”.
Nessuno che pensi più semplicemente che voglia unire le leggi della filantropia con quelle della pubblicità, entrambe legittime se esercitate nel giusto interesse della collettività.
Sotto il profilo della situazione energetica, abbiamo un'altra serie di pasticci: spazzato via il nucleare con un referendum , continuiamo a dissanguarci per acquistare energia fatta  da centrali atomiche straniere a due passi dai nostri confini, abbiamo puntato sul metano – che non abbiamo in grande quantità – e sul suo principale fornitore, la Russia, che secondo gli umori del momento chiude e riapre i rubinetti. Ci siamo allora guardati intorno e abbiamo trovato altri produttori di metano, ma mancano i gasdotti, ma la difficoltà è stata superata importandolo - con le navi – allo stato liquido e noi lo riportiamo allo stato gassoso con i famosi impianti di rigassificazione.
Allora tutto bene? Nossignore, dato che quando si passa dalle parole ai fatti, arrivano le difficoltà: gli ambientalisti del Polesine insorgono contro il progettato impianto di rigassificazione e a Ravenna sono i verdi a fare pollice verso contro il progettato analogo impianto: in entrambi i casi si conia un nuovo tipo di crimine, “impatto negativo sul paesaggio”.
Ci sarebbe l’energia eolica che non esplode e non inquina e quindi sull’Appennino tosco emiliano, verdi, comitati vari e enti locali si sono rimpallati da un crinale all’altro il progetto di un impianto eolico, finché non è stato coniato un nuovo peccato che rischia di bloccare tutto: è buono però deturpa l’ambiente, quindi il reato è “impatto visivo”.
Mi viene in mente: ma non costituiscono impatto visivo quelle colate di cemento tra boschi e prati che prendono il nome di dighe? Forse appartengono a un’epoca senza ambientalisti in cui si accettava l’inevitabile compromesso tra estetica e necessità.
Oggi abbiamo altre “vedute”: preferiamo le puzzolenti discariche che affiorano tra le vestigia romane o i campi di grano e quello che non c’entra lo spediamo con costosi biglietti ferroviari al nord Europa che illumina e riscalda le sue città, si arricchisce e ci ringrazia con sorrisi imbarazzanti; e noi siamo contenti così??

giovedì, maggio 16, 2013

ESPULSIONE DEI CLANDESTINI: UN FLOP 



Ricordate la vicenda di Ilaria, una diciannovenne di Donoratico uccisa barbaramente da un senegalese, denunciato dai suoi stessi connazionali?
La vicenda richiede almeno tre considerazioni: la prima si riferisce alla comunità senegalese del luogo che, in controtendenza con quanto avviene quasi normalmente, non ha coperto il proprio connazionale ma lo ha denunciato alle forze dell’ordine.
La seconda considerazione si riferisce proprio al senegalese presunto omicida, il quale è risultato spacciatore di droghe leggere, clandestino, vari precedenti per violenze e per danneggiamento; ebbene, questo signore era già stato oggetto di un provvedimento di espulsione che lui ovviamente non ha rispettato.
E qui si innesca la terza considerazione: per quale meccanismo  chi è soggetto a un mandato di espulsione, di solito è come se non lo ricevesse, insomma fa orecchie da mercante, o meglio: se ne frega altamente e continua la stessa vita di prima..
Abbiamo anche dei dati in merito: nel 2010 – i dati 2011 e 20112 sono simili - sono stati identificati e denunciati 150.000 irregolari; di questi solo 16.000 – poco più del 10% - sono stati accompagnati coattivamente alla frontiera.
A detta di tutti – poliziotti e magistrati – la Legge Bossi-Fini, quella che regolamenta il reato di clandestinità, è stata un totale fallimento, proprio perché le pastoie burocratiche insite nella stessa normativa, vanno a favore del clandestino e mettono i bastoni tra le ruote della struttura adibita all’espulsione.
Sentite come è strutturata la norma e la sua esecuzione: il reato di clandestinità, prevedendo l’arresto obbligatorio in “flagranza” e il relativo processo “per direttissima”, implica che gli stranieri vadano presi e accompagnati non in carcere, ma nelle strutture di polizia e tenuti in custodia fino al giorno dopo quando ci sarà il processo.
Tutto questo farraginoso marchingegno comporta che una parte delle pattuglie – normalmente adibite al controllo del territorio – dovranno abbandonarlo per dedicarsi alla sorveglianza dei fermati.
Da notare che se una pattuglia incoccia in un “irregolare”, deve sospendere ogni altra azione che stava facendo per seguire tutto il farraginoso iter di identificazione, al termine del quale dovrà condurre il clandestino in un Cie (Centro identificazione ed espulsione) strutture dove i problemi non mancano, con frequenti rivolte e danneggiamenti che ricadono sui Reparti Mobili della Polizia; tutto personale che di fatto viene ancora una volta sottratto al controllo del territorio.
Questo discorso sulla clandestinità, oltre ad interessare la vicenda della povera Ilaria, ricorre anche nell’episodio del ghanese Kabobo che alla periferia di Milano ha preso a picconate – senza alcun motivo – i passanti che incontrava e, prima di essere arrestato dalla Polizia, ha ucciso tre persone e ferite altrettante, di cui uno in gravi condizioni; ebbene, anche questo clandestino risulta titolare di un decreto di espulsione, ma il galantuomo aveva fatto a suo tempo, richiesta di “asilo politico”, richiesta respinta dal giudice ma alla quale l’uomo si era appellato e questo ricorso  ha bloccato l’obbligo di espulsione. Sembrerebbe che anche questo Kabobo fosse assistito da un bravo avvocato, visto il modo come riesce a schivare gli obblighi previsti dalla legge italiana.
Per concludere, il Ministero dell’Interno ha stimato in un milione il numero degli stranieri irregolari in Italia nel 2012 e in 700/milioni di euro la somma occorrente per gestire questui flussi migratori; da notare che è del 28% la media degli irregolare espulsi dall’Italia, con un costo di 10.000 euro cadauno.

martedì, maggio 14, 2013

LONDRA RIVEDE LA POLITICA SULL'IMMIGRAZIONE 



I miei lettori ricorderanno che non molti giorni addietro ho parlato della politica sull’immigrazione che la Svizzera sta modificando fortemente in senso restrittivo.
Ebbene, adesso giunge notizia che analogo atteggiamento lo sta prendendo l’Inghilterra; è stata la Regina in persona ad annunciarlo, con il “discorso della Regina” compilato dal Governo Cameron e letto da Elisabetta all’apertura del Parlamento.
È niente di più e niente di meno di un corposo tentativo di arginare l’immigrazione nel Regno Unito, attraverso una serie di provvedimenti che ne regolano il flusso e soprattutto tentano di contenere le spese dello Stato; anzitutto l’accesso al Servizio Sanitario Nazionale sarà reso più difficoltoso per gli immigrati, inoltre i proprietari delle abitazioni dovranno controllare lo status dell’immigrato, mentre i clandestini non potranno ottenere la patente di guida ) quest’ultima norma mi meraviglia che non ci sia stata anche prima!!).
Con una frase tipicamente inglese, l’Immigration Bll punta a garantire che il paese “attragga persone che vogliono contribuire al benessere” e “scoraggiare chi non ha queste intenzioni”; nella sua genericità, le intenzioni sono ottime, ma – come si dice – di buone intenzioni è lastricata la via per l’inferno!!
Dal discorso letto da Elisabetta emerge chiaramente che per il Governo di Sua Maestà rimangono prioritarie il rafforzamento dell’economia e le misure per ridurre il deficit di bilancio; tutto il resto è secondario e gli viene dedicata poca importanza.
Un altro punto importante che appare nel messaggio, è l’avvertimento chiarissimo inviato all’Argentina ed alla Spagna circa il fatto che il Regno Unito è determinato a difendere i diritti degli abitanti delle Falkland e di Gibilterra nel determinare il futuro dei territori; “il mio Governo garantirà la sicurezza, la buona gestione e lo sviluppo dei territori d’oltremare, compresi i diritti degli abitanti delle Falkland e di Gibilterra nel determinare il proprio futuro politico”: questo il concetto espresso dalla Regina.
Nella cerimonia in cui si è letto il discorso della Regina, per la prima volta in 17 anni il Principe Carlo ha partecipato alla cerimonia per l’apertura dell’anno parlamentare, accompagnato dalla consorte Camilla; per lei è la prima volta in assoluto!!
La partecipazione di Carlo e di Camilla è significativa in un momento in cui il Principe di Galles sta assumendo un numero sempre maggiore di impegni nell’ambito dei suoi doveri reali, alcuni anche facendo le veci di Elisabetta.
Giorni addietro è stato annunciato che per la prima volta in 40 anni la sovrana non  parteciperà al summit dei Paesi del Commonwealth che si terrà a Colombo, in Sri Lanka, a novembre; al suo posto ci sarà il principe Carlo che piano piano assume tutte le funzioni che appartengono al sovrano.
Ma torniamo al giro di vite sugli immigrati; anche in Inghilterra siamo costretti a rilevare come minimo una volontà di “regolamentare” il problema, senza che ciò possa indicare un blocco verso l’immigrazione.
Da noi, sotto il profilo regolamentare e giuridico, il nuovo ministro ha annunciato soltanto “il diritto al suolo”, cioè il diritto che ha colui che nasce in un certo posto, di essere considerato cittadino di quello stesso posto.
Ovviamente le polemiche si stanno sprecando in quanto si sapeva bene che c’erano tantissimi contrari a questa normativa; poi, parlarne in  sede governativa, con una compagine ministeriale che ha come scopo massimo quello di regolamentare due o tre cose, mi sembra come minimo inopportuno. C’è tempo per riparlarne!!

domenica, maggio 12, 2013

LA MORTE SULLA "RETE" 



La “Rete” ha grandi meriti, se non altro quello di avere modificato grandemente la comunicazione tra la gente; sotto il profilo della negatività, dobbiamo però segnalare che la “Rete” non ha filtri, non ha nessuno che la controlla e questo, se da una parte testimonia la democraticità del mezzo, dall’altro combina dei pasticci specialmente quando ci sono in ballo valori etici irrinunciabili.
E veniamo a parlare di quello a cui alludo, cioè dell’evento “morte”; una volta, di fronte alla morte c’era solo rispetto e mestizia; magari erano sentimenti entrambi ipocriti nella sostanza, ma almeno nella forma significavano rispetto per il “morto”.
Adesso invece, se muore qualcuno che è noto, è conosciuto, e come tale ha i suoi lati A e B, il web assomiglia ad una enorme cloaca mediatica e si spalanca vomitando di tutto e di più: è quanto è successo con la morte di Giulio Andreotti, con la “Rete” che si è superata nel buttare fuori le battute più oscene contro una persona appena scomparsa che, sia pure controversa e dalle tante sfaccettature dell’uomo politico, riguardava comunque solo e sempre un uomo che è passato a miglior vita.
Dobbiamo comunque premettere che quello che noi chiamiamo “il popolo del web” è nient’altro che un’esigua minoranza che – a detta di Rodotà – se lo avesse votato non sarebbe riuscito neppure a diventare sindaco di un paesetto di medie dimensioni.
Ma quello che inquieta è vedere come da questo strumento “del futuro” sia stato bandito il senso della pietà che è cosa ben diversa dall’avere un’opinione su una persona e continuare ad averla anche da morta; la Rete, insomma, per certi versi si è trasformata in un enorme Bar Sport in cui ognuno è libero di esercitare il proprio cinismo senza applicare nessuna regola, neppure il “buon gusto”; insomma siamo saliti di un gradino verso la libertà – vera o apparente che sia – e ne abbiamo sceso più di uno verso la barbarie.
Ma torniamo ai commenti sulla morte di Andreotti e citiamone uno autorevole, quello della signora Margaret Thatcher che ebbe a conoscerlo quando entrambi erano ai vertici del potere politico; di Andreotti ha detto: “dire che era una persona flemmatica forse è troppo, ma neppure era disposto ad infervorarsi per questioni di principio”.
Nelle sue memorie, la Lady di ferro ha scritto, a proposito di Andreotti, che era “un uomo senza principi e che si faceva un vanto di esserlo; forse il premier giusto per gli italiani”. E così prende due piccioni con una fava: il premier e la massa che lo ha portato al vertice.
Certo, Andreotti era un alchimista della politica che si sforzava di mutare in oro alcune combinazioni di metalli poco nobili e direi che la materia prima che ha usato è comunque rimasta “poco nobile”.
Lenin diceva che la rivoluzione si fa con il materiale che si trova in cantiere; naturalmente tutto questo vale anche per la politica democratica.
Ma torniamo al “popolo del web” ed all’accostamento che ho fatto con quello del Bar Sport:entrambi hanno una caratteristica e precisamente quella di non avere la necessità di metterci la faccia e quindi di non dover rispondere a nessuno di quello che hanno detto.
Perché quando si “deve” mettere la faccia, le cose si complicano; per esempio, lo stesso Vaticano, tanto amico di Andreotti quando era in vita, si è ben guardato dal partecipare al funerale dello statista; il solo cardinale Bertone ha visitato la salma nella camera ardente, ma non è andato poi alla funzione religiosa; chiaro il concetto??

venerdì, maggio 10, 2013

ZIBALDONE N.4/2013 



Le notizie che metto insieme in questo zibaldone, sono tre e riguardano tutte i bambini, nella loro totale accezione del termine (dobbiamo difenderli, le armi e gli abusi).
LA PRIMA si riferisce ad un nuovo caso di uso improprio delle armi negli Stati Uniti: due fratellini stavano giocando a nascondino nella loro casa in Florida, quando il maschietto, che ha tredici anni, ha sparato alla sorellina di sei che versa in condizioni critiche in ospedale.
A detta dello sceriffo “si tratterebbe di un incidente”; perché cos’altro potrebbe essere? Un vero e proprio tentato omicidio!
I due ragazzini erano soli in casa quando si è svolto il fattaccio ed i vicini di casa hanno soltanto sentito il rumore dello sparo.
Uno di loro ha raccontato alla TV che la bambina è stata soccorsa dal personale paramedico ed era possibile vedere che aveva una ferita al torace, sopra al cuore, aveva gli occhi aperti ed era sotto choc.
LA SECONDA ci riporta in Italia e precisamente a Monza, dove una bambini stava giocando nel giardino della scuola elementare, durante la ricreazione. Poco prima di rientrare in classe è andata dalla maestra tenendo in mano una siringa; sull’ago c’era il tappino, ma la bambina potrebbe averlo tolto ed essersi punta ad una mano nel rimetterlo a posto: su una mano infatti c’è un segno che potrebbe essere di un ago.
I genitori, prontamente accorsi, hanno portato la bambina all’ospedale per gli accertamenti del caso ed hanno anche presentato una denuncia ai Carabinieri; “fino a quando non avremo gli esiti viviamo nell’angoscia” hanno detto.
Caso mai non si fosse compreso, ripeto: siamo all’interno di una scuola, nel giardino deve giocano “solo” i ragazzini, non in un giardino pubblico!!
Evidentemente qualcuno ha gettato la siringa oltre la recinzione e per questo motivo i genitori vorrebbero che venisse messa una rete di protezione “lungo tutto il perimetro della scuola”
LA TERZA si riferisce a Papa Francesco ed alla sua ultima “uscita”: i bambini debbono essere tutelati, difesi; su questo ci vuole coraggio e chiarezza”; con questa frase Papa Bergoglio torna sulla piaga della pedofilia così come gli era stato richiesto a più voci dopo la sua elezione.
Papa Francesco, un paio di settimane dopo la sua elezione aveva voluto incontrare monsignor Gerhard Ludwig Muller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (il dicastero che si occupa di queste questioni) per confermare la linea del suo predecessore: decisione nell’affrontare i casi di abusi sessuali, procedimenti dovuti nei confronti dei colpevoli e impegno delle Conferenze Episcopali nella formulazione ed attuazione delle direttive necessarie in questo campo “tanto importante per la testimonianza della Chiesa e la sua credibilità”.
Ed anche in questa occasione ha ribadito di essere vicino alle vittime, soprattutto le più piccole, nella preghiera; ed ha continuato affermando che tutti – questo l’appello del Papa – dobbiamo impegnarci con chiarezza e coraggio affinché ogni persona umana, specialmente i bambini che sono tra le categorie più vulnerabili, sia sempre difesa e tutelata. E nello stesso giorno ne ha “combinata un’altra delle sue”: è uscito dalla Piazza per salutare i pellegrini arrivando fino a Via della Conciliazione e ad un’anziana signora su una sedia a rotelle a cui per l’emozione era caduta la borsa, Francesco si è chinato, le ha raccolto la borsa e gliel’ha restituita. Bravo!!

mercoledì, maggio 08, 2013

IL MASCHIO HA LICENZA DI UCCIDERE? (LA DONNA!) 



.Alcuni giorni fa ho fatto un post in cui scrivevo che all’uomo è stato dato licenza di conquista ma nessuno gli ha spiegato che l’amore non è un contratto a scadenza, nessuno dei due sa quando finisce e quasi sempre termina per uno solo dei due e qui scoppia il dramma.
In questi giorni c’è stata l’ennesima carneficina di donne e non credo che si possa continuare così; voglio aggiungere che è troppo comodo dare la colpa alla “società malata”: uno è quasi sempre vittima e uno e quasi sempre carnefice, quindi c’è qualcosa che non funziona nel cercare scusanti.
La giovanissima Ilaria è stata barbaramente uccisa (massacrata di botte e soffocata dal proprio sangue) ed abbandonata in una Pineta tirrenica; sembra che l’assassino sia un senegalese di 34 anni, irregolare, spacciatore e già coinvolto in passato in episodi di violenza; il motivo dell’uccisione della ragazza sembra essere un tentativo di violenza sessuale respinto dalla ragazza; questo l’evento scatenante: la donna che “osa” rifiutare l’uomo e subisce le conseguenze di questo rifiuto.
Poco lontano da lì, Chiara è stata uccisa dal marito ossessionato dalla gelosia nei confronti della donna; lui è una guardia giurata ed era accecato dalla gelosia; dopo l’ennesimo litigio, le ha puntato la pistola alla nuca ed ha sparato.
Sembra un’esecuzione più che un omicidio passionale, ma forse è un po’ tutte e due le cose che si sommano e generano questa tragedia, coronata – se si può dire così – dal suicidio del marito che ha usato la stessa pistola per togliersi dal mondo.
Nella stessa città, Alessandra, una ragazza che tutti definiscono “solare”, è stata trovata in un lago di sangue vicina al suo scooter; gli inquirenti sono in possesso del suo cellulare e da questo probabilmente cercano di risalire agli ultimi contatti della ragazza; per ora omicidio irrisolto!!
Potrei continuare ma la musica sarebbe uguale a quella che vi ho già presentato: continua il massacro delle donne – il femminicidio come è stato definito – e la gente continua a porsi molte domande, ma lo fa in questi giorni, sotto l’emozione dell’evento sbandierato sui giornali ed alla TV, ma se l’interesse mediatico dovesse scemare – come ci auguriamo .- di pari passo diminuirebbe l’interesse della gente per questo fenomeno che, purtroppo, è alimentato solo dalla violenza.
 C’è un modo per risolvere il problema? Credo che l’unico modo per debellare la cultura della violenza è quello di prendere gli uomini da piccoli e poi seguirli dappertutto, in ospedale, ai semafori, in Parlamento, al ristorante; insomma, avete capito: seguirli dappertutto!
La lezione, ovviamente, deve essere la più precoce possibile e deve essere impartita con amore e dolcezza e accompagnata da esempi.
E l’insegnante? Un padre che non alza mai la voce e regala fiori e dolciumi, sarebbe il massimo, ma va bene anche un padre scorbutico  ma che protegge e rispetta sia la moglie/compagna che la prole.
Ma cosa fare in concreto? Scendere in piazza con un fiore è uno splendido modo per ricordare; si possono portare anche i fischietti e i tamburi come sta accadendo nelle processioni di rabbia che avvengono in questi giorni.
Naturalmente, chi ha idee espressive migliori non le tenga per se ma le esponga a tutti, cominciando da quelli che gli sono vicini.
E soprattutto, mi raccomando: nessuno si senta al sicuro!!

lunedì, maggio 06, 2013

ALTRA BELLA MOSSA DI PAPA FRANCESCO 



Mi scuserete se insisto con il Papa Francesco, ma in questi ultimi giorni, stante l’insipienza delle cose dette dai politici, le frasi del Pontefice spiccano di una spanna sopra alle altre; quest’ultima occasione di cui parlo, è avvenuta nei giorni scorsi in una Piazza San Pietro gremita di ragazzi per la festa delle cresime, una sorta di “prova generale” della Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà tra meno di tre mesi a Rio de Janeiro e che vedrà i giovani di tutto il mondo radunarsi attorno al nuovo Papa.
Francesco ha lanciato un messaggio ai giovani presenti: “non ci sono difficoltà, tribolazioni, incomprensioni che ci devono far paura; con Lui possiamo fare “cose grandi”; e qui ecco le parole che più mi hanno colpito: “Dio ci da il coraggio di andare controcorrente”.
Questo termine “controcorrente”, mi ha dato da pensare: evidentemente ci sono delle strade solcate dalla corrente “favorevole” ed altre che invece hanno una “corrente” contraria; tutti noi preferiamo andare in quelle che ci conducono placidamente in porto, mentre solo pochi osano passare dalle strade che rappresentano – oltre a a tutto – delle autentiche “sfide” alla nostra comunità.
E così mi è venuta in mente la situazione della massificazione ai giorni nostri e in particolare delle cose che mi ha insegnato un confratello di Francesco, quel Padre Taddei che non cesserò mai di ringraziare per le cose che mi diceva, quaranta anni or sono, e che sono ancora attualissime.
Che cosa è la massificazione? È quel fenomeno per cui i mass media non tanto si rivolgono alla massa ma “fanno massa”; infatti è la moltitudine di persone caratterizzate da un comune denominatore – in questo caso la mentalità “massmediale” -  che induce  la gente alle scelte che si fanno costantemente nella vita di tutti i giorni nei vari campi della vita (politica, sociale, economica, etica, ecc.); ebbene, per effetto della suddetta massificazione, possiamo dire che le scelte che vengono fatte da tutti noi, non riguardano  direttamente la “cosa da scegliere”, bensì mutuano i criteri di scelta da fattori estrinseci al vero valore della cosa circa cui si sceglie. Per effetto di questa caratteristica, possiamo affermare che le nostre scelte non sono “veramente nostre”, ma derivano da valori che altri ci “immettono” e che diventano nostro patrimonio mentale, contribuendo così a scegliere le cose che la vita ci pone di fronte e che è più facile scegliere.
Ma torniamo al “controcorrente” di Papa Francesco: è chiaro che le scelte che noi facciamo sono prevalentemente indotte dai mass media che rappresentano la parte “facile” della scelta, mentre quelle che facciamo al di fuori di questi autentici condizionamenti sono le vere azioni “controcorrente” che poniamo in essere “da soli”.
Lungi da me l’idea di mettere in bocca al Papa delle cose che non ha detto; forse ho allargato il concetto a mio uso e consumo, ma se Francesco si ritroverà in mano questo mio scritto credo che non potrà altro che essere d’accordo nel considerare la lotta contro la massificazione come la vera volontà di andare controcorrente.
Per la verità il Pontefice non ha mai usato parole sul tipo di massificazione, colonizzazione dei cervelli ed altre equipollenti, ma sono certo che non passerà molto tempo prima che anche Lui si renda conto che il problema di questa nostra umanità è proprio quello di essere diventata schiava dei mass media che, anziché essere al servizio della gente, riescono a schiavizzarla proprio con la “comodità” delle strade con la corrente a favore che ci propongono. Per ora, grazie Francesco per questo inizio!!

sabato, maggio 04, 2013

ITALIA: CASA PERICOLANTE? 



La casa resta pericolante, ma almeno si comincia a metterne qualche parte “in sicurezza”, transennata, lesionata, insomma ai limiti dell’abitabilità, ma ancora in piedi.
Per cercare di rimettere in sesto l’edificio pericolante, abbiamo avuto due interventi: il primo è stata l’elezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica e il secondo  il nuovo governo, affidato a Enrico Letta che è strettamente impegnato a cercare di sistemare le cose.
Quali cose? Semplice: anzitutto il problema del lavoro, con la disoccupazione che ogni mese batte il suo record precedente; viene poi la pressione fiscale per famiglie e imprese: a questo proposito ci sarà la prima grana che attende il nostro Letta, cioè il fatto che Berlusconi – alleato nella compagine governativa – abbia promesso in campagna elettorale, che se lui andava al governo, avrebbe cancellato l’IMU e avrebbe addirittura restituito ai cittadini quanto pagato in precedenza.
Tutta l’operazione costerebbe, all’incirca, la cifra non proprio indifferente di 8/miliardi di euro e, manco a dirlo, il nostro bilancio non li ha.
Letta sta facendo il giro dei “potenti” d’Europa – Merkel, Hollande, ecc. – per presentare l’Italia e per comunicare loro che se continuiamo ad applicare il principio dell’austerità ad ogni costo, il nostro Paese non ha futuro e quindi bisogna affrontare un nuovo periodo, quello della “crescita”.
In questa ottica si collocano le “spese” che Letta ha già indicato come possibili – IMU, Iva, taglio del cuneo fiscale, ed altro per complessivi 20 o 25 miliardi -  e che saranno all’attenzione anche dei nostri partner europei che. In un modo o nell’altro, verranno convinti a darci una mano.
Nel campo della produzione, in vista di assunzioni di cui si sente una grande necessità, abbiamo il già citato cuneo fiscale, la creazione di un sistema che renda meno costoso l’assunzione del personale; in sintesi, si mette il denaro direttamente nell’economia e si cerca di rendere più scorrevole tutto il meccanismo di chi produce.
Tutto questo è chiaro che costerà una montagna di soldi che non potremo prendere da nessuna parte, ma ricercare, nel bilancio dello Stato, tutti quei capitoli “inutili” dei quali esiste anche un preciso appunto nelle relazioni dei 10 saggi che sono diventate una sorta di  decalogo per il governo.
Enrico Letta ha un vantaggio: guida un governo che potremmo definire bizzarro, anomalo, sostenuto da una maggioranza molto strana, ma è anche un governo forte, forse addirittura fortissimo perché tutti sono consapevoli che è una specie di ultima spiaggia; se va male questo si torna al voto e di coloro che partecipano all’esecutivo, nessuno sembra guadagnarci.
Il messaggio che Letta ha mandato agli italiani recita, grosso modo, così: il “finto” benessere dell’altro giorno va dimenticato, ma questo può diventare comunque un paese civile e di benessere diffuso.
Ci stiamo fregando le mani perché i mercati stanno “votando la fiducia” a questo governo, ma non dimentichiamoci che il precedente era peggio e quindi il pur lieve miglioramento, genera qualche punto di aumento e, contemporaneamente, qualche punto di meno nel fatidico spread.
Comunque sia, Letta può presentarsi ai “grandi” dell’Europa alla guida di un governo che, dopo aver fatto i suoi compitini, ha cambiato classe dirigente, anche se qualche vecchio arnese continua a restare agganciato alla diligenza, sperando…nel futuro.

giovedì, maggio 02, 2013

BELLA MOSSA DI PAPA FRANCESCO 



Mi era venuto di titolare “bella mossa di Francesco”, ma poi mi è sembrato troppo confidenziale e l’ho modificato come sopra: l’evento cui mi riferisco risale alla fine di marzo, durante i riti Pasquali; appunto uno di questi ha suscitato il mio interesse per la singolare modifica che il nuovo Pontefice vi ha apportato.
Durante la messa nella cena del Signore, il rito prevede la “lavanda dei piedi”, cioè il fatto che il celebrante – in questo caso il Papa – lava i piedi ad un certo numero di persone; tutto questo simboleggia l’umiltà e la disponibilità ad essere “al servizio” degli altri, proprio come recita uno dei suoi slogan: “chi è in alto serva gli alti”.
Dunque, torniamo alla lavanda dei piedi: per la prima volta nella storia moderna della Chiesa, il Papa ha lavato i piedi a dodici detenuti nel carcere minorile di Casal del Marmo e tra essi spiccavano due donne e, particolare ancora più dirompente, una delle due era mussulmana.
La richiesta di inserire le due ragazze nell’elenco dei dodici prescelti per la sacra funzione, il rito che ricorda l’umile servizio reso da Gesù agli apostoli, tutti maschi, ha ricevuto, allì’inizio, alcune perplessità da parte dell’Ufficio delle Celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice; non a caso il cerimoniale che disciplina i culti presieduti dai successori degli apostoli, parla espressamente di “uomini prescelti per il rito”; ma c’è di più, in quanto le stesse norme considerano sommamente conveniente che il Vescovo presieda nella “sua Chiesa” la messa della cena del Signore e non in altro luogo, in particolare in un carcere, come deciso da Papa Francesco.
Le telecamere e i giornalisti erano esclusi, per non violare la privacy dei dodici “minori” ospiti del carcere e scelti per il rito; nonostante i suoi 76 anni il Papa – con addosso un grembiule realizzato da altri ragazzi di una casa di accoglienza – si è inginocchiato per sei volte (i reclusi erano in coppia); ha baciato loro i piedi e li ha abbracciati, infine ha dato loro personalmente la comunione; e prima di andarsene ha regalato a tutti uova di Pasqua e colombe.
Nella breve omelia, ovviamente a braccio, Francesco ha spiegato ai ragazzi che “lavare i piedi significa dire: io sono al tuo servizio; e per noi che cosa significa? Che dobbiamo aiutarci l’un l’altro; questo è ciò che Gesù ci insegna ed è quello che io faccio; e lo faccio di cuore perché è mio dovere; come prete e come vescovo devo essere al vostro servizio, ma è un dovere che mi viene dal cuore”.
I ragazzi erano emozionantissimi; qualche giorno prima non era così, dato che tra loro c’erano molti ragazzi lontani per fede e nazionalità dal Vaticano, che non sapevano bene chi fosse il Papa; per fortuna un giovane detenuto napoletano ha rotto il silenzio con la più classica delle espressioni napoletane: “Madonna mia, o Papa acca!!” e da questa affermazione gli altri detenuti hanno capito che la messa del Signore era un vero e proprio fatto straordinario.
Cambiamo argomento e continuiamo pero a “dire bene” di Francesco: senza seguire l’iter classico, che può durare anche diversi mesi e prevede un ruolo decisivo del nunzio apostolico e della Congregazione dei vescovi, ha nominato monsignor Mario Aurelio Poli suo successore nell’arcidiocesi di Buenos Aires; ovvio che molti abbiano interpretato il gesto come un nuovo schiaffo alla Curia, ma c’è da dire che anche Francesco ha dovuto subire una sorta di smacco: il governo argentino della signora Kirchner, informato per legge in anticipo della nomina, ha fatto filtrare il nome di Poli prima dell’annuncio ufficiale del Vaticano. Pazienza e perdono!!

martedì, aprile 30, 2013

SVIZZERA: STOP AI LAVORATORI U.E. 



Non è una bella notizia, specie ora che il numero degli occupati scende sia in Italia che in molti altri Paesi U.E., ma la Svizzera, con un provvedimento che non ha motivazioni – se non il prossimo referendum “contro l’immigrazione di massa” – ha deciso che i cittadini dell’U.E,. nei prossimi dodici mesi avranno un accesso limitato al mercato del lavoro svizzero.
In concreto, il provvedimento delle autorità elvetiche, dando priorità a imperativi di politica interna e sfidando la scontata reazione critica di Bruxelles,  ha deciso di attivare una speciale “clausola di salvaguardia” prevista dagli accordi di libera circolazione tra la Svizzera e l’U.E., per frenare il numero di lavoratori che continuano a giungere nel ricco e agognato Paese.
La norma rinnova, dal prossimo primo maggio, il contingentamento deciso l’anno scorso relativamente ai permessi di “lunga durata” per i cittadini degli otto Paesi dell’Europa Orientale (chiamati Ue-8) e, nel caso che si dovessero raggiungere i valori “soglia”, estenderà il blocco – come previsto – anche agli analoghi permessi per i cittadini degli Stati dell’Europa occidentale e meridionale (chiamata Ue-17), tra cui l’Italia.
Il Governo svizzero ha precisato che la limitazione a circa 2.180 permessi per gli Stati dell’Ue-8 e a 53.700 permessi per gli Stati dell’Ue-17, varrà per un anno.
E’ stato precisato anche che non saranno introdotte restrizioni per i permessi di breve durata (al massimo un anno).
Il Ministro svizzero di giustizia e di polizia, la signora Simonetta Sommaruga, ha rassicurato che “attivare la clausola di salvaguardia non è un atto ostile verso l’Ue; siamo amici e lo resteremo”.
In questi giorni la signora Sommaruga incontrerà gli Ambasciatori dei Paesi dell’Ue per spiegare meglio la decisione; ma intanto Bruxelles ha “deplorato” la scelta di Berna, pur riconoscendo che l’accordo Ue-Svizzera “permette di invocare la clausola di salvaguardia”.
Un’altra signora – Catherine Ashton alto rappresentante del Consiglio Europeo, in pratica il “ministro degli esteri” – si è mostrata invece molto contrariata dalla decisione degli svizzeri, dichiarando che “le misure emanate da Berna, sono contrarie all’accordo di libera circolazione delle persone, perché fanno differenze tra gli stati membri”.
Uno dei motivi possibile per l’instaurazione della norma è la rilevazione che negli ultimi anni il numero di stranieri entrati in Svizzera ha superato di 60-80mila unità quello degli emigranti.
Le autorità hanno considerato troppo rilevante il dislivello, anche in previsione del prossimo referendum “Contro l’immigrazione di massa” promosso dal partito di destra Udc/Svp.
Tralascio qualsiasi giudizio sulla validità o meno del provvedimento e mi limito a osservare che in Svizzera – forse per la precisione insita in quel popolo – le cose vengono fatte molto seriamente ed anche l’immigrazione fa parte delle cose che lo Stato considera seriamente e sulla base dei risultati, prende delle decisioni, giuste o sbagliate che siano; non è la stessa cosa che intravedo nel nostro Paese, dove qualsiasi decisione è soggetta a modifica per l’intervento di questo o quel pezzo grosso che ha interessi nel mondo petrolifero; oppure il partito “XY” si erge a tutore di qualche gruppo etnico perché lo ritiene potenzialmente un proprio sostenitore politico; chiaro??

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