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sabato, maggio 02, 2009

MATRIMONIO FIAT/CHRYSLER 

Il matrimonio tra la nostra maggiore industria (la FIAT) e una delle tante case automobilistiche americane (forse la più piccola) è andato in porto; officiante il Presidente Obama che ha spinto fin dall’inizio questo sodalizio, anche perché gli toglieva la castagna dal fuoco, dopo i disastrosi dati di bilancio dell’azienda U.S.A..
Da notare che i sindacati americani, ma soprattutto quelli canadesi, si sono dimostrati acquiescenti circa la politica aziendale presentata da Marchionne che prevede una riduzione dei posti di lavoro e un cospicuo taglio agli stipendi.
Vediamo alcuni particolari dell’accordo: la prima mossa è che la Chrysler passerà attraverso una “bancarotta lampo” che non durerà più di 30-60 giorni, al termine della quale nascerà una nuova compagnia; il sistema che hanno adottato mi ricorda – almeno nella filosofia generale – quello per il salvataggio Alitalia: nel caso italiano, i creditori dell’azienda decotta hanno incassato i loro crediti in forma proporzionale (dal 40 al 70% del valore plateale) e penso che la procedura si ripeterà anche a Detroit.
Al momento della nascita della nuova azienda, la FIAT acquisisce il 20% del patrimonio azionario e il diritto di nominare tre dei nove membri del CdA; in cambio non scucirà neppure un dollaro, ma fornirà solo “tecnologia d’avanguardia” per la realizzazione di auto piccole ed ecologicamente evolute.
Successivamente, l’azienda torinese potrà ottenere un ulteriore 15% del pacchetto azionario (non conosco in quale modo) e avrà l’opportunità di acquistare (e qui corrono i soldi) un altro 16% con un diritto di opzione esercitatile tra il 2013 ed il 2016; nell’ipotesi dell’acquisizione di tutti questi pacchetti azionari, la FIAT salirebbe – nel 2016 – al 51% dell’azienda di Detroit.
Quali i “plus” – per usare un termine in uso nella pubblicità – delle due case automobilistiche: la FIAT, sappiamo bene che eccelle nella costruzione di auto piccole, equipaggiate con motori relativamente di bassa cilindrata, dal modesto consumo, dal basso impatto ecologico, dalla lunga durata e dal prezzo contenuto; la Chrysler, dal canto suo, ha la potenza produttiva e una formidabile rete vendita. Detto questo il matrimonio sembrerebbe perfetto in quanto ognuno dei coniugi porta in dote quello che manca all’altro e quindi realizza un sodalizio decisamente interessante.
Per la nostra azienda c’è da aggiungere che in questo mercato globalizzata, andrebbe a soffrire di una dimensione ridotta rispetto ai concorrenti; mentre la Chrysler che è in possesso di questa struttura, non ha il prodotto da collocare sul mercato; da notare che – secondo quanto già affermato da Marchionne – la dimensione minima di un produttore di automobili si è spostata a 6/7 milioni di macchine l’anno e solo con questi accordi si può pensare di raggiungere tali cifre.
Per questo motivo la FIAT sta aprendo un “secondo fronte” nei confronti della Opel, azienda anch’essa in crisi ma con grandi capacità espansive; così facendo il management della casa torinese cerca di realizzare la prima multinazionale italiana, cosa che accrescerebbe il prestigio e la forza dell’azienda.
Detto questo, resta da verificare quanto di questo successo andrà a ricadere sui lavoratori italiani, realtà che a me personalmente – ma anche a voi spero – interessa molto più dei vari azionisti FIAT (gli Agnelli) o del management con il grande Marchionne in testa; difficile fare previsioni, ma da un ciclo espansivo come quello che si sta delineando, si esce con l’aureola del vincitore oppure con le ossa rotte: speriamo che prevalga la prima ipotesi.

venerdì, maggio 01, 2009

IL CIARPAME 

Nel mio post di ieri, a proposito delle dichiarazioni della signora Lario, viene fuori la parola “ciarpame” il cui significato - ne sono certo – non è a conoscenza della citata moglie del premier; cerchiamo allora di porvi rimedio, anche se lei non leggerà il mio scritto, e da questa definizione andare avanti con qualche considerazione.
Il Devoto-Oli definisce il ciarpame come “congerie di roba vecchia e di nessun pregio”; chiariamo subito, per la signora Veronica, che al posto di congerie si può leggere anche “ammasso”, “raccolta”, e simili: è più facile! Fin qui è chiaro il concetto?
Ora, gentile signora fustigatrice dei costumi politici italiani, dal pulpito delle sue realizzazioni intellettuali (due filmetti quasi porno), come può giudicare la valenza etica dell’atteggiamento di suo marito, e del candidato del centro sinistra Renzi a Firenze? Le signorine indicate per le liste delle prossime elezioni, sicuramente non sono vecchie e almeno un pregio ce l’hanno: non vanno in giro a dire fesserie, forse perché nessuno si rivolge a loro ma a lei, sapendo di trovare risposta!
Vediamole queste signorine che lei disprezza così tanto: suo marito ha candidato Barbara Matera che è legata al mondo dello spettacolo da un passato come annunciatrice RAI, ma è anche – oltre che una gran bella figliola – una laureata con lode, l'altra, Laura Cosmi, anch’essa molto bella, è una ex bocconiana (per la signora Veronica spiego che bocconiana significa laureata in una delle più prestigiose Università italiane, appunto la Bocconi) e già riveste un ruolo politico, essendo coordinatrice dei giovani lombardi di Forza Italia; la terza ed ultima, Licia Renzulli, è una ricercatrice che lavora in una clinica e si occupa dei bambini del Bangladesh.
Per quanto riguarda la “velina” messa in lista dal candidato del centro sinistra Matteo Renzi, anche in questo caso si tratta di una bellissima ragazza che ha partecipato al programma della Ventura “Quelli che il calcio” in qualità di “schedina, ma che è in possesso di una laurea in psicologia con specializzazione in psicologia clinica.
E adesso alcune considerazioni: mi sembra che stiamo vivendo uno strano “femminismo”, nel senso che le donne che partecipano all’agone politico – ma anche ad altre battaglie – dovrebbero essere “in un certo modo”, cioè bruttine, occhi bassi, poche curve e mal messe (tipo la Bindi, tanto per intenderci): queste caratteristiche sembrano dettate non dall’antagonista “uomo”, ma proprio dalla “donna” (magari già al potere, direttamente o indirettamente) e quindi lo slogan per la vostra battaglia è uno solo: “donne guardatevi dalle donne”, in quanto viene assegnato il ruolo di “oca” a tutte quelle che non hanno le caratteristiche sopra indicate; ovviamente così non è, ma è più facile discriminare chi vogliamo noi, attenendoci solo all’aspetto fisico..
Se poi vogliamo andare avanti nell’analisi, si potrebbe dire che abbiamo alcuni uomini che proprio in queste elezioni – ma anche nelle precedenti – vengono tirati fuori dalla naftalina e messi in campo: mi riferisco al bravo Clemente Mastella e al dotto Luigi Berlinguer che, vanta ben 77 primavere: ecco, questi due vecchi arnesi della politica mi sembrano più adatti per interpretare il ruolo di “ciarpame”.
Una preghiera, per concludere, signora Lario: se proprio vuole fare qualcosa di utile, cerchi di attivarsi perché nelle reti di suo marito, ma anche in RAI, non si assegni il ruolo di “opinionista” a persone del tipo di Alba Parietti, Marina Ripa di Meana, Platinette, la contessa de Blanc, e compagnia bella: mi creda, quello che dicono da cotale pulpito viene recepito come “pillole di saggezza”, mentre sono delle emerite sciocchezze; cerchi di fare qualcosa in merito, l’umanità gliene sarà grata!!

giovedì, aprile 30, 2009

DUE CURIOSITA' DALLA CRONACA 

Anche oggi è la cronaca che mi solletica a fare alcune riflessioni su un paio di vicende – assolutamente dissimili l’una dall’altra – che mi sembrano interessanti anche come elementi rappresentativi del costume nostrano.
La prima si riferisce all’annoso problema dell’affollamento delle carceri italiane; ebbene, a questo proposito, sappiate che esistono realtà in netta controtendenza e, a titolo esemplificativo, cito un caso che mi lascia esterrefatto: a Pontremoli, nell’Istituto di Pena, ci sono soltanto guardie e impiegati; ed allora vediamo di approfondire il fatto.
A Pontremoli, ridente cittadina in Provincia di Massa, esiste una Casa Circondariale perfettamente funzionante che è stata chiusa nel luglio 2007 in quanto il condono giudiziario l’aveva quasi svuotata e le poche detenute rimaste vennero trasferite altrove; sembrava che fosse in gestazione un progetto di riutilizzo della struttura, ma ad oggi, niente si è mosso. In compenso i muri del carcere continuano ad essere “sorvegliati” da quattro agenti della Polizia Penitenziaria e le pratiche amministrative vengono regolarmente svolte da sei impiegati; ci si chiede: che cosa ci stanno a fare questi dieci signori assolutamente improduttivi, ma regolarmente retribuiti? In qualunque altra azienda sarebbero come minimo in “cassa integrazione”.
Non voglio dire che con questo carcere si risolverebbe il sovraffollamento, ma almeno le detenute arrestate in Provincia di Massa – che attualmente vengono portate a Firenze – e quelle arrestate a La Spezia – condotte al carcere di Genova – potrebbero essere ospitate nella struttura di Pontremoli, con notevole risparmio di tempo e denaro.
La seconda curiosità è l’uscita giornalistica della signora Veronica Lario - coniuge “non felice” del nostro Presidente del Consiglio – che, a proposito della messa in lista di veline ed altre signorine dalle belle curve, parla di “potere che umilia le donne per il divertimento dell’imperatore; è ciarpame!”; anzitutto due parole sulla signora in questione: il nome che è sopra citato è “il nome d’arte”, in quanto la gentildonna risulta all’anagrafe come Miriam Bartolini, nata a Bologna nel 1956 e coniugata Berlusconi dal 1990, dopo aver lasciato il campo “artistico” nel quale aveva realizzato due film: “Tenebre” per la Regia di Dario Argento del 1983 e “Sotto, sotto…strapazzato da insolita passione”, girato nel 1984 da Lina Wertmuller. Di questi due “capolavori” nei quali si sprecano le scene di sesso, non ci sono tracce, segno che l’imperatore ha pensato bene di farli sparire. Altri film non risultano: spariti anche loro??
Che cosa ha fatto oltre? Non si sa, non c’è traccia, né sul web e neppure in altre vie di comunicazione; nella sua biografia realizzata da Maria Latella dal titolo “Tendenza Veronica”, si apprende che oltre a quei due film ha “fatto teatro”; ma dove? Con chi? Non si sa. Tutti noi abbiamo fatto teatro una volta nella vita! È interessante invece il gioco delle date: la bella Veronica ha sposato Berlusconi nel 1990, quando questi era già il personaggio di ora, multimiliardario e sbruffone; quindi le è piaciuto così; oppure le hanno fatto gola i soldi? Perché in questo caso sarebbe peggio che fare la velina!!
E adesso, dalla sontuosa villa messale a disposizione dall’imperatore, irride alle “veline” che, tentano il salto in politica: stiamo attenti a non considerare oche tutte quelle donne che sono anche delle grandissime “sventole”; molte di loro hanno una o due lauree e conoscono varie lingue; non come lei signora imperatrice!!
Comunque si metta l’animo in pace: anche l’altra parte politica è su questa strada: a Firenze, il candidato Sindaco del centro sinistra ha “preteso” di avere in lista, tale Elisa Sergi, “schedina” di “Quelli che il calcio”; non si conoscono le reazioni della moglie!

mercoledì, aprile 29, 2009

LA SPARATA DI AHMADINEJAD 

La “sparata” di Ahmadinejad alla Conferenza sul razzismo tenutasi a Ginevra sotto l’egida dell’O.N.U. deve essere inquadrata, con precisione, sulla nuova strada che l’uomo di Teheran sta percorrendo per raggiungere un posto di prestigio nello scacchiere mediorientale; non dimentichiamo che questa posizione è stata “promessa” al popolo iraniano dallo stesso Obama nel suo messaggio del dopo insediamento.
Per inquadrare con chiarezza la situazione, dobbiamo riportare il brano del discorso che ha fatto scandalo: “Israele, con l’aiuto di americani ed altri paesi occidentali, ha formato uno stato razzista in Medio Oriente”.
A questo punto dell’intervento – ben più lungo di quanto stabilito dalla Presidenza – molti rappresentanti dei Paesi europei, si sono alzati e, in fila indiana, hanno abbandonato l’aula.
Una prima considerazione: Ahmadinejad non ha ribadito il concetto che gli è sempre stato chiaro e cioè che Israele “deve essere distrutto”, ma si è limitato ad affermare che quel governo attua una politica razzista.
Da notare che la base di questa Conferenza era il documento denominato “Durbhan 1”, in cui la maggioranza dei membri dell’ONU definiva razzista lo Stato di Israele; i contenuti di questo documento hanno rappresentato i motivi dominanti per i quali diversi stati – fra cui Italia, Stati Uniti, Canada, Olanda, Australia – non vi hanno partecipato; quindi si potrebbe dire che il Presidente iraniano si è limitato a ribadire quanto già affermato da molti Paesi.
Seconda considerazione: in Iran tra un paio di mesi ci sono le elezioni e, ovviamente, Ahmadinejad è in lizza per ribadire la vittoria del suo partito e sua personale; la Conferenza di Ginevra ha rappresentato l’ideale trampolino di lancio per potersi presentare sul palcoscenico internazionale; al suo rientro in Iran, una folla oceanica – forse opportunamente orchestrata o forse spontanea – lo ha atteso all’aeroporto tributandogli accoglienze trionfali, da eroe nazionale. Chiaro che questo va a suo vantaggio nelle prossime elezioni!!
Le frasi di Ahmadinejad, al di là della tempestiva uscita dall’aula di molti delegati europei, hanno provocato una sostanziale divisione in campo occidentale, in quanto alcuni hanno continuato a stigmatizzare – tipo Inghilterra, Francia, Polonia, Germania – mentre altri si sono visti addirittura applaudire il leader iraniano al termine del suo intervento.
Quando alcuni giornalisti hanno comunicato ad Ahmadinejad questa divisione che si stava verificando nel campo degli occidentali, la sua risposta è stata allo stesso tempo semplice e scontata: “vuol dire che da ora in poi parteciperò a tutti gli incontri internazionali!!”.
Singolare l’atteggiamento del Vaticano che – oltre a partecipare alla Conferenza nonostante l’assenza di Italia e Stati Uniti – è rimasto fino in fondo ed ha sottoscritto il documento finale (di una genericità disarmante), affermando, al di là di ogni polemica, che “la Conferenza è stata un’occasione importante per affermare l’impegno contro razzismo e intolleranza”; come si può notare, nessun accenno al caso Israele.
È chiaro che a questo punto la palla passa in campo americano e israeliano: dalle loro mosse si comprenderà se e come potrà proseguire il negoziato con palestinesi e iraniani, tenendo altresì conto che in Israele si è insediato un governo di centro-destra che ha al Ministero degli Esteri un estremista come Liebermann; speriamo bene!!

martedì, aprile 28, 2009

DALLA CRONACA 

Accantonata, con qualche polemica, la Festa della Liberazione, ormai divenuta “Festa della Resistenza”, la cronaca ci propone due notizie che hanno più spazio delle altre: l’influenza suina e l’attacco dei pirati verso una nave da crociera italiana; e così, anche se i due argomenti non mi stimolano più di tanto, mi vedo “costretto” a parlarne.
L’influenza suina ha avuto origine in Messico e da lì è arrivata negli USA: nel primo stato si contano, al momento in cui scrivo, 149 vittime e oltre 1.600 contagiati, mentre negli USA i casi accertati sono 40.
Questa epidemia ha la particolarità di prendere l’avvio dai suini – analogamente a quanto avvenne con i polli – e da lì trasmettersi, attraverso le vie aeree, quindi niente contagio dalla carne degli animali; ovviamente nessuno ci crede e gli acquisti di carne suina sono letteralmente crollati; in Europa si hanno segnalazioni di contagi in Scozia e in Spagna; niente casi in Italia, dove è stata allestita un’unità di crisi al Ministero della Salute; l’epicentro dell’infezione è comunque in Messico e l’unica indicazione che ci arriva è di non recarsi in quel paese a meno di grosse necessità.
Ai tempi dell’aviaria, ebbi a dire che le forze della natura – in quel particolare momento: i polli – si stavano ribellando all’uomo che le stava nutrendo con modalità e sostanze diverse da quelle previste dal ciclo naturale della vita; da qui la “ribellione” e l’avvertimento all’uomo che l’infezione potrebbe tramutarsi in vera e propria “pandemia”. Per l’epidemia in atto non aggiungo una virgola, in quanto siamo nelle stesse condizioni: per lucrare sulle carni di questi animali si compiono veri e propri misfatti che – a gioco lungo – siamo chiamati a pagare con perdite umane; sempre poche, comunque, ce ne vorrebbero di più per insegnarci a rispettare gli animali.
Nella vicenda dei pirati, per la prima volta da quando è iniziato questo “flagello”, la nave ha battuto i corsari che sono stati costretti a ritirarsi in gran fretta; vediamo come sono andate le cose: anzitutto diciamo subito che l’attacco è avvenuto molto distante dalle coste somale (segno che l’appetito aumenta) ed ha riguardato una nave passeggeri anziché il solito mercantile. Le modalità sono state le stesse di sempre: attacco dei barchini da una parte della grande nave e inizio di una sparatoria intimidatoria (sono stati esplosi oltre 200 colpi); a questo punto però si è verificata una novità sostanziale nella risposta dell’aggredito: a bordo della nave c’era un certo numero di agenti della “security” incaricati di servizi antiterrorismo, i quali hanno immediatamente risposto al fuoco con le pistole che avevano in dotazione; il capitano ha dato l’”avanti tutta” e la mastodontica nave è passata dai 19 ai 27 nodi di velocità, facendo anche registrare un forte beccheggio (mirato a scoraggiare l’arrembaggio); contestualmente viene lanciato il “may day” che è ricevuto da una nave militare, la quale si dirige a tutta forza verso l’area interessata.
A questo punto i nostri pirati, che forse hanno intercettato la conversazione tra la nave passeggeri e quella militare, hanno pensato bene di lasciar perdere e di andare alla ricerca di una nave che non fosse, come dire, “più abbordabile”; ovviamente il comportamento della nave italiana viene portato a esempio e ora tutti la imiteranno, riempiendo le stive di “pistoleri” più o meno legittimi.
Come ho detto in un altro mio post sull’argomento, i pirati non si combattono in mare, ma ponendo in grado il governo legittimo di ripristinare la legalità nelle zone di terra dove ci sono le loro basi, e agire attraverso interventi sociali mirati a risolvere i tanti problemi di quei luoghi. Ogni altro modo di intervenire è velleitario!!

lunedì, aprile 27, 2009

E IL 26 E' PUNTUALMENTE ARRIVATO 

Come dicevo ieri, dopo il 25 (aprile) ineluttabilmente viene il 26 e si torna in pista con le stesse problematiche di prima, ma con l’aggiunta di qualche scoria di violenza che forse (speriamo di no) avvelenerà ancora di più il clima politico.
La violenza si è registrata a Milano, dove il Presidente della Regione, Formigoni, è stato pesantemente contestato con fischi e urla (“vergogna”!!) prima, durante e dopo il suo intervento; a questo proposito è singolare l’esortazione dell’ex Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro – quello del “non ci sto!” – che si è rivolto alla platea vociante per calmarla con una frase se non altro fraintendibile, specie se pronunciata da una cotale ex-autorità: “dobbiamo lasciare parlare anche chi non ci piace” mentre Formigoni non rappresentava un partito politico ma una istituzione.
A Roma invece il Sindaco Alemanno è stato “costretto” addirittura a non partecipare alla manifestazione indetta dall’ANPI, a seguito dell’avvertimento – in puro stile mafioso – inviatogli dai Centri Sociali della capitale che gli hanno preannunciato grosse manifestazioni contro di lui; per non turbare la manifestazione, Alemanno ha preferito non parteciparvi: ma l’atteggiamento di questi giovani non è “democratico”, ma non è neppure “rivoluzionario”, è soltanto un modo per fare casino, per agitare le acque, senza nessun costrutto se non “fare il gioco dei poteri forti”. Meditate, ragazzi!!
Nella mia città è stato attaccato e distrutto il gazebo del candidato Pdl al Comune (un innocuo ex portiere di calcio); la “bravata” ha determinato il ferimento – non conosco la gravità – di una ragazza addetta alla postazione.
Insomma, se questi sono i postulati per la pacificazione invocata da “tutti”……
La realtà comunque ci riassorbe e ci costringe a pensare all’oggi: primo problema – a parte la crisi e l’Abruzzo – le elezioni europee che si dovrebbero svolgere il 21 giugno; c’è subito una cattiva notizia per i candidati: il Parlamento Europeo ha varato nuove regole e, nel contempo, ha messo un po’ d’ordine nella giungla dei compensi; per effetto di questa nuova normativa, lo stipendio sarà uguale per i tutti i parlamentari e diventa pari a 81mila euro lordi all’anno e quindi, per gli italiani – che erano notoriamente quelli meglio pagati di tutti (134mila euro) – si riduce del 40%.
Insomma, lo stipendio base viene fissato in 7.665 euro lordi al mese che – dedotte le tasse – diventerà un netto di poco più di 5.000 euro mensili; una bella differenza con i circa 12mila euro lordi guadagnati fino ad ora.
Nonostante questa sforbiciata ai compensi, i pretendenti che si presenteranno sul palcoscenico elettorale non mancano: sono stati presentati ben 93 simboli riferiti ad altrettante liste (+20% rispetto alla precedente elezione).
Volete qualche nome tra i più “buffi”? Ebbene, abbiamo l’”Italia dei Malori”, poi c’è anche “Donne insoddisfatte e incomprese”, ma ci sono anche quelli più impegnati, come “Recupero Maltolto”, “Movimento Giovani Poeti d’azione” ed anche “Casta Contro”, quest’ultimo riferito evidentemente al libro di Rizzo e Stella.
La gloriosa falce e martello, anziché scomparire definitivamente ed essere collocata in soffitta, riappare in tre simboli: quelli di “Prc-Pdci”, del Pcl” e di “Sinistra Critica”.
Un’ultima notazione: quei partiti che si presentano con un nome diverso dalle passate elezioni, tipo DS e Margherita che ora sono PD e Forza Italia e AN che sono diventati Pdl, hanno depositato “a titolo cautelativo” anche i vecchi simboli, in quanto temono che vengano usati da altri; in questo mondo di ladri, meglio non fidarsi!!

domenica, aprile 26, 2009

DOPO IL 25 VIENE IL 26 

Scusate la banalità del titolo, ma esso si vuole riferire al fatto che dopo il “fatidico” 25 aprile, si giunge al 26 aprile e tutto quello che abbiamo lasciato alle nostre spalle nell’entusiasmo della sbornia “unitaria”, si ripresenta implacabile.
Prima di addentrarci nel “26 aprile”, vediamo alcune notazioni sul 25 aprile; anzitutto, considero pura retorica l’attribuzione della “straordinaria importanza” che il nostro Presidente assegna alla resistenza: “questa, piaccia o no, fu determinante per restituire libertà e dignità al nostro Paese"; la frase di Napolitano, oltre al non grandissimo buon gusto di quel “piaccia o no”, è stata ormai superata dagli storici che assegnano alla resistenza soltanto un valore appendicolare – a volte utile a volte d’impaccio – alla battaglia che centinaia di migliaia di giovani stranieri (inglesi, americani, francesi eccetera) combatterono per liberare il nostro Paese dal fascismo; e, scusate il paradosso, ma se alla Resistenza si dedica una festa l’anno, a questi valorosi che hanno dato le loro vite – ne sono testimoni i tanti cimiteri – ne dovremmo dedicare almeno una ogni mese; l’unico merito incontrovertibile della lotta partigiana è stato quello di mostrare ai vincitori che “non tutto il popolo italiano era fascista”.
Ed anche quell’insistenza – lodevole finché si vuole – con cui si ripete il concetto che il 25 aprile è una festa “di tutti”, bisognerebbe che qualcuno, magari molto in alto, si ricordasse che proprio l’anno scorso – vigente il governo Prodi fortemente condizionato dall’estrema sinistra – al corteo di Milano fu sonoramente fischiata e pesantemente offesa il Sindaco di Milano, la Moratti, che conduceva la carrozzina sulla quale sedeva il padre, partigiano, non in grado di camminare. Se questo è il concetto della “festa di tutti” allora non ci siamo proprio e assomiglia a quanto accaduto ieri a Formigoni. Comunque, io – cinico anarcoide – non mi sorprendo più di tanto nel vedere una parte politica che tenta di mantenere l’esclusiva sulla vicenda della “resistenza” e che non è disposta a concederne l’usufrutto se non a determinate condizioni (il pesante sarcasmo che sta dietro la frase “era l’ora”); però ricordiamoci che il 26 aprile, questa primogenitura non porta consensi e soprattutto non risolve i problemi.
E veniamo appunto al 26 aprile, cioè al “day after”; dopo un primo momento speso a fare la solita “conta” dei presenti e degli assenti – e per questi ultimi a leggere le “giustificazioni” – i problemi del nostro Paese si riaffacciano prepotentemente e chiedono di essere affrontati e, se possibile, risolti in maniera socialmente corretta.
Ed in questa situazione abbiamo un leader di maggioranza che – dobbiamo ammetterlo – ha delle geniali idee “televisive”, sul tipo di quella di mettere in scena il G8 a L’Aquila: ve l’immaginate l’impatto mediatico che può avere una passeggiata di Obama e Sarkozi, con in mezzo la Merkel, tra le macerie dell’Ospedale Civile?
Questa operazione ci porterà consensi da tutto il mondo, ma auguriamoci che porti anche quattrini, perché è di quelli che abbiamo bisogno; e poi speriamo che questi soldi vengano spesi nel modo socialmente più corretto, senza cioè che qualcuno – come avviene sovente in casi emergenziali – si arricchisca sulla pelle dei poveracci.
Dall’altra parte abbiamo l’opposizione che è composta da due anime: la principale (come consensi) cerca di tenere dietro a Berlusconi e, se del caso, a ironizzare sulle scelte del governo; l’altra componente invece su ogni problema che si affaccia all’orizzonte, aspetta di conoscere il pensiero del leader della coalizione per poi dire esattamente il contrario: ho paura che una opposizione svolta in questo modo non conduca da nessuna parte e che a beneficiarne sia solo la maggioranza.

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