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sabato, settembre 22, 2007

E ORA PARLIAMO UN PO' DI ... POLITICA 

Le manifestazioni di Grillo contro la politica ufficiale si ripetono: ovunque è un trionfo, ovunque è una gara a chi invia più “vaffa” ai politici (di tutti gli schieramenti).

I soloni della politica (intendo gli Scalari e compagnia bella) continuano ad interrogarsi circa le origini di questa situazione di malcostume – così la definiscono loro – interpretata da Grillo e siamo arrivati addirittura a Bossi che accusa il comico genovese di…esagerare!! Mi sembra fin troppo chiaro che Grillo stia diventando un “prodotto” del malcontento, cioè un prodotto – costruito dalla “storia” – che interpreta quello che vorrebbero gli italiani.

Del resto, non vorrei che ci si dimenticasse che prima di Grillo abbiamo avuto un certo Berlusconi – anch’esso prodotto dalla “storia” –che cavalcava i desideri degli utenti televisivi e lo faceva nel miglior modo possibile.

E allora cosa facciamo? Come si può combattere il fenomeno Grillo/Berlusconi? Questa classe politica mi sembra che non abbia le carte in regola per contrapporsi alla demagogia ed alla facile battuta dei due imbonitori; dirò di più: non mi sembra che abbiano neppure capito che stanno ballando mentre il Titanic affonda.

Non crederanno mica di risolvere il problema della disaffezione delle masse dalla politica con il Partito Democratico? Ecco, spendiamoci sopra qualche riga: i più avveduti della nostra classe politica si sono accorti che qualcosa dovevano fare per cambiare le carte in tavola, altrimenti il nemico Berlusconi avrebbe stravinto le prossime elezioni; ovviamente questo problema adesso è finito in sottordine, ma la costruzione del P.D. continua: si sono prese due formazioni (i DS e la Margherita) e gli si è cambiato nome, con un più simpatico e moderno modo di presentarsi.

Ma questi credono che cambiando il nome delle cose si cambi le situazioni? Questi si illudono di raggranellare maggior successo con l’appeal del nuovo nome?

Mi sembra un po’ come viene fatto nell’attuale società: ci disturbano i vecchi? Nessun problema, basta chiamarli “terza età” ed analoghe mistificazioni si sono consumate con i sordi, diventati “audiolesi”, con i ciechi che ora si chiamano “non vedenti” e potrei continuare per molto.

Quindi potrei dire che cambiando il nome il cieco rimane tale e analogamente, cambiando nome ad una serie di figuri della politica, tutti masnadieri che hanno attraversato quasi mezzo secolo di ruberie e si sono fatti letteralmente d’oro, questi non appariranno mai come delle mammolette, delle verginelle che scendono da Marte per imprimere una svolta alla politica italiana.

Che poi – e questo è il mio cruccio, lo sapete – questa nuova formazione non ha una ideologia che la sorregga perché ha uomini che provengono da almeno quattro ideologie che hanno fatto la storia degli ultimi cinquanta anni. E si pensa che mettendoli insieme venga fuori una “summa” dei vari pensieri?? Ma per l’amor di Dio, l’unica cosa che viene fuori è una ulteriore litigata per accaparrarsi i migliori posti di potere: è appena il caso di segnalare che un segretario DS di una zona vicina a dove abito, ha deciso di uscire dalla competizione e si è dimesso con questa frase lapidaria: “troppa ressa per il PD, me ne vado”.

Non dico che andrà sempre così, perché il politico è grande arrampicatore ed ha il pelo che gli fodera lo stomaco, ma questo è un piccolo esempio.

Ed allora che cosa ci vorrebbe? Ne riparliamo una delle prossime volte, dove spero di dare una delle mie solite “ricette” controcorrente.


giovedì, settembre 20, 2007

DIZIONARIO E GRAMMATICA 

Da un po’ di tempo m’imbatto in alcune frasi o parole che vengono usate da politici e giudici in modo molto disinvolto ma che per la gran massa di persone rappresentano delle autentiche rasoiate.

Tre sono gli eventi che contengono tali realtà “scritturali” (come si sarebbe detto una volta), la prima delle quali è la sentenza con cui il PM del Tribunale di Roma chiede l’archiviazione della vicenda Visco-Speciale (ricordate, quest’ultimo è quel generale della Guardia di Finanza licenziato dal ministro); il magistrato romano afferma che la condotta di Visco fu “illegittima” ma con “illecita”.

Ed allora, qui urge l’intervento del fedele Devoto-Oli che così definisce i due termini: per il primo, il mio dizionario così recita: “privo delle qualità o delle condizioni richieste dalla legge per il riconoscimento o il conferimento della validità giuridica”; vediamo adesso come viene definito il termine illecito: “non consentito dalla norma morale o dalle leggi civili o religiose”.

In soldoni, il magistrato avrebbe affermato che il ministro ha commesso un atto da censurare, ma nel quale non si riscontrano rilievi penali tali da continuare il procedimento: Dio mio, possibile che per decifrare una sentenza ci voglia il dizionario? E chi non ce l’ha? Probabilmente dà ai due termini lo stesso significato e si scaglia contro la magistratura per la palese incongruenza!!.

Il termine illegittimità (del quale già conosciamo il significato) accomunato ad “acrimonia” – del quale vi fornisco immediatamente la “traduzione”(acredine, asprezza, livore, rancore) - figura nella dichiarazione con cui Massimo D’Alema ha bollato un altro magistrato – il GIP Clementina Forleo – reo di avere chiesto al Parlamento l’autorizzazione per poter utilizzare le telefonate scambiate dal nostro Ministro degli Esteri con vari personaggi implicati nella fallita scalata di Unipol alla B.N.L.

Quindi anche qui abbiamo la presenza di un termine (illegittimo) che è ai limiti della legalità, pur non sconfinando in una piena illegalità; ed abbiamo poi il termine – direi abbastanza offensivo se rivolto ad un magistrato – di essere rancoroso verso l’intercettato.

Ma mi sbaglio oppure queste cose le diceva un tempo il compianto (ma non rimpianto) Silvio Berlusconi e tutti, D’Alema in testa, gli si scagliavano contro invitandolo a lasciare che la Magistratura facesse il proprio lavoro?? Ma forse mi sbaglio!!

La terza disquisizione – questa volta sintattica e grammaticale – prende lo spunto dalla famosa definizione di “assassini” data a Biagi e Treu dal deputato di Rifondazione, Francesco Caruso, il quale, a seguito delle tante polemiche, “rimise il proprio mandato” alla segreteria del partito che adesso lo ha assolto, o meglio non ha ritenuto di doverlo sanzionare in alcun modo per le frasi ingiuriose in quanto le stesse erano rivolte alla legge e non a chi l’aveva scritta: c’è una grossa differenza? Forse si, in quanto tale norma venne approvata dall’intero Parlamento e dall’intero Governo, per cui sono tutti assassini e se sono tutti assassini nessuno è assassino. Chiaro il concetto??!!

Comunque il prode Caruso, per festeggiare la reintegrazione, ha promesso un po’ di “confusione” in occasione della manifestazione del 20 ottobre ed ha affermato: “non si può chiedere a chi non riesce ad arrivare alla fine del mese di manifestare PER il governo”: devo dire la verità, questa affermazione non fa una grinza, ma allora deve prima confrontarsi all’interno del suo partito e dopo rivolgersi all’intero governo; questa sarebbe la prassi, ma si sa, in queste occasioni, si cerca soprattutto “visibilità”.


mercoledì, settembre 19, 2007

L'ISOLA DEI FAMOSI 

Ragazzi, allegria, “L’isola dei famosi” è ricominciata e la splendida e rifatta Simona Ventura, torna a imperversare sui nostri teleschermi; mi direte, ma non siamo mica costretti a guardarla? No, in effetti, proprio costretti no, però, se in ufficio vi capita di entrare in una discussione in cui si parla di uno dei protagonisti dell’Isola e voi non lo conoscete che figura ci fate??!!

Perciò, ripeto: allegria, “L’Isola dei famosi” è ricominciata e non siamo più soli; magari è aumentato il pane e la pasta, ma chi se ne frega!! Magari sta per aumentare anche la carne e i tassi dei mutui vanno alle stelle, ma noi imperterriti abbiamo la nostra Isola e siamo felici; o no!!

A proposito di felicità, avete notato che tutti i problemi delle borse statunitensi si sono risolti come per magia per un solo mezzo punto abbassato nel tasso di sconto USA?

Tutte le borse europee ed asiatiche – trainate da quella americana – sono in forte salita, ma c’è una piccola sorpresa che non tutti notano: il dollaro è sceso (o meglio si potrebbe dire che l’Euro è salito) e di pari passo è salito anche il petrolio, facendo registrare un nuovo massimo storico: 82,51 dollari.

Mi aspetto a breve un aumento anche della benzina, motivato dai nostri petrolieri con l’aumento del petrolio; nessuno che parli dell’altro aumento “storico”, quello dell’euro contro dollaro che ha raggiunto la bella cifra di 1,398, vanificando – se si fosse onesti, ma non lo siamo – gli aumenti petroliferi in termini reali sulla nostra moneta.

Ma anche tutto questa, che ci frega, tanto è ricominciata “L’Isola dei famosi” e tutto il resto è….noia!!

A proposito di noia, avete notato l’ultima polemica dei nostri bravi politici? Dunque sembra che i parlamentari abbiano dovuto “subire” per legge un aumento di 200 euro al mese: Fassino è andato su tutte le furie ed ha ”intimato” a Bertinotti di fare qualcosa; il presidente della Camera gli ha risposto – con fare piccato – che ci aveva già pensato da solo; ed al Senato? Alcuni senatori hanno fatto una specie di interrogazione a Marini chiedendo di non avere l’aumento, al che il presidente del Senato ha ribattuto che l’aumento proviene da una “legge” e per cancellarlo occorre un’altra “legge” di senso contrario.

Domanda: come mai questa disparità di agire tra Bertinotti e Marini? Forse il presidente della Camera, vista l’esiguità della cifra (per loro, sia chiaro, per noi sarebbe un aumento stratosferico!!) ha fatto una normativa del tipo “motu proprio” ed ha cassato la legge, cosa che invece Marini non si è sentito di fare.

Ma a noi che ce frega, abbiamo “L’Isola dei famosi” che ci attende e quindi possiamo dire a chiare note: voi fate suonare le vostre leggi, che noi facciamo cantare i nostri “famosi”!! Ma vi immaginate: c’è addirittura Malgioglio!! Cosa possiamo desiderare di più??

Così va il mondo cari amici, così siamo destinati a rotolare verso un burrone che ha il fondo molto distante e non mi sembra di intravedere niente e nessuno che ci possa trattenere; già perché per trattenerci da questa immancabile caduta ci vorrebbe….ci vorrebbe….ci vorrebbe quello che non c’è, una qualche ideologia che prenda coscienza della situazione e se ne faccia carico, con provvedimenti dettati appunto dall’ideologia; ma dove la troviamo??!! Mi sembra che ne stia sparendo anche il ricordo e che si dica, per addormentare i nonni, “c’era una volta…”!!


martedì, settembre 18, 2007

ANCORA SU GRILLO 

La polemica di Grillo contro “la politica” continua a montare e tutto questo fa gioco al comico genovese che usufruisce così di una dose massiccia di pubblicità; la sua ultima uscita – l‘invito ai cittadini a costituire liste civiche alle quali lui darà una sorta di bollino di garanzia – non è una vera e propria entrata in politica ma non è neppure il contrario.

Il nostro premier nella trasmissione Porta a Porta, ha evitato di polemizzare con Grillo (ed ha fatto bene) ma se l’è presa con gli italiani che hanno applaudito Grillo, affermando con la consueta spocchia che “non è migliore della casta”, cioè della nomenclatura politica da cui prende le distanze lo stesso comico: e qui caro Prodi ha fatto male, forse in preda a quel sentirsi superiore a tutti, ha spesso affermato “io governo, non faccio spettacolo” sapendo che nessuno nello studio televisivo poteva rispondergli con un gigantesco “PURTROPPO”.

Ma lasciamo stare le polemiche, anche se mi intrigherebbe sapere come mai Prodi – a giorni alterni – una volta dice che abbasserà le tasse e l’altra che le tasse non saranno abbassate; ho pensato invece che negli scorsi mesi è uscito sui nostri schermi un film, “L’uomo dell’anno”, del quale mi sono occupato per la rivista per cui scrivo e quindi mi è venuta l’idea di proporlo agli amici del blog (è un po’ lungo, ma non male), in quanto – sia pure in parte – richiama il caso Grillo, anche se poi ci sono altre cose che spostano la vicenda verso altre sponde.

Ho fatto quindi un “copia e incolla” con l’articolo in questione, e ve lo propongo così come è uscito; non è un modo per utilizzare due volte la stessa cosa, ma credo che possa interessare a qualcuno.

L’UOMO DELL’ANNO

Regia di Barry Levinson

E’ la storia di Tom Dobbs, un comico televisivo che costruisce le proprie battute attaccando il potere politico (per fare un esempio di un personaggio che può assomigliargli, citerei Beppe Grillo, anche se non completamente simile); siamo vicino ad una nuova elezione del Presidente degli Stati Uniti e le gags di Tom vertono principalmente su questo argomento; durante una delle solite trasmissioni, una signora del pubblico si rivolge provocatoriamente a Tom chiedendogli: “ma perché non si candida lei alla presidenza?; il comico raccoglie lo spunto per la battuta e afferma che ci sta pensando molto seriamente, suscitando un mare di risate e una salva di applausi; quella sera stessa l’emittente televisiva dalla quale viene irradiato il programma, riceve centinaia di migliaia di e-mail che plaudono al suo tentativo e lo incitano a buttarsi nella mischia.

La cosa, nata da uno scherzo, diventa seria e Dobbs – insieme ai consueti collaboratori tra i quali spicca il manager Jack Menken - inizia davvero una sorta di campagna per partecipare alla elezione del prossimo Presidente; nei primi discorsi in pubblico e nelle prime interviste, Tom abbandona il suo tono sarcastico per diventare “quasi” un politico, affrontando cioè le problematiche e gli spunti della campagna con lo stesso tono di un politico consumato; viene nominato “il migliore tra gli indipendenti” e così ha il diritto di partecipare alla conferenza stampa di chiusura insieme ai due sfidanti ufficiali: è in quella sede che ridiventa uomo di spettacolo e praticamente fa saltare tutta la trasmissione perché, lungi dal rispettare i tempi prefissati, scarica tutta una serie di battute ad effetto contro entrambi gli sbigottiti politici.

Contemporaneamente allo sviluppo della campagna elettorale, due argomenti diventano importanti anche ai fini della narrazione: il suo manager Jack, tra l’altro suo grande amico, ha un grave collasso che, unito ad un forte enfisema, lo porta su una sedia a rotelle; l’altra vicenda che si snoda parallela è quella di Eleonor, una esperta di computer che ha inventato il programma che verrà adottato nei seggi elettorali: controllando meglio il software si accorge che il programma è sbagliato e che i risultati che produrrà saranno anch’essi errati: l’azienda dove la ragazza lavora, una delle “solite” multinazionali” rifiuta solo l’idea di bloccare il programma e impedisce alla ragazza di parlarne con chicchessia.

Arriviamo al giorno dell’elezione e i primi dati – gli exit-pool – assegnano al candidato indipendente un più che lusinghiero 12%; quando poi cominciano ad arrivare i risultati dai vari Stati, la sorpresa è grandissima perché in tutti Tom Dobbs ha stracciato gli altri due candidati e quindi, dopo aver visionato tutti i risultati, il nostro comico viene nominato “presidente eletto”, in attesa dell’insediamento alla Casa Bianca.

Intanto la giovane Eleonor viene licenziata dalla casa produttrice del software, la quale però continua a farla seguire da propri scagnozzi per vedere che cosa combina: visto che la ragazza cerca di incontrare Dobbs, viene incaricato un sicario che ha il compito di ucciderla.

Eleonor riesce ad incontrare Tom, tra i due scoppia anche una simpatia che poi si trasformerà in qualcosa di più, ma contemporaneamente rivela a Dobbs, per amore della verità, che la sua vittoria è frutto di un errore nei calcolatori elettronici delle sezioni; mentre tutti gli amici e collaboratori lo spingono a fare finta di niente, dato che nessuno mai scoprirà l’errore, Tom, convoca una conferenza stampa e rivela tutto ai giornalisti, uscendo così dalla gara per la Casa Bianca: ritornerà a fare il comico in televisione, con gli stessi collaboratori e con in più Eleonor che inizia da amica e poi ne diventa prima amante e poi moglie.

Il film ha un “come” narrativo di particolare interesse ed è rappresentato dal fatto che il tutto viene narrato da Jack, il manager di Tom, il quale scandisce tutte le fasi della vicenda: se cerchiamo il motivo di questa scelta dell’autore, dobbiamo subito dire che Jack non riveste solo la parte del testimone, ma forse anche quella del narratore della favola, colui che inizia sempre con il fatidico “c’era una volta”; ed allora alcune incongruenze e illogicità che poi vedremo, se comprese all’interno di una favola, possono essere accettate, altrimenti……

E vediamole queste incongruenze: la prima è che la differenza tra gli exit-pool e il risultato reale sia così grande: dal 12% a superare il 51%, è un dato che nessun cronista avrebbe accettato senza indagarci sopra e neppure i due candidati sconfitti se ne sarebbero stati tranquilli; e invece, in una facola, tutto può essere accettato e tutto può accadere.

Data questa premessa, vediamo di analizzare la struttura del film: è diviso in quattro parti, ognuna abbastanza distinta dalle altre. La prima presenta il personaggio, Tom Dobbs, subito all’inizio negli studi televisivi dove realizza la sua trasmissione e poi durante la campagna elettorale; da un certo punto in poi questo blocco ha una sorta di “venatura”, rappresentata dalla figura di Eleonor, con le sua preoccupazioni e l’ansia di raccontare a qualcuno dell’errore insito nel software.

La seconda parte comprende la vittoria, inaspettata e – come detto “favolistica” – nella quale Tom sembra ritrovare la sua brillantezza di comico TV e sforna una serie di battute una più esilarante dell’altra; anche questa parte vede la presenza sempre più accentuata della ragazza che nel frattempo è stata licenziata dalla multinazionale che ha realizzato il software e che cerca di incontrare il neo eletto presidente, con le difficoltà che è facile immaginare.

La terza parte ci presenta l’incontro tra Eleonor e Tom, la confessione dell’accaduto e la decisione del neo presidente di rivelare tutto alle telecamere e rinunciare all’elezione che, stante l’errore, dovrà essere ripetuta (a proposito, ci dice il “narratore” che alla nuova tornata elettorale Tom non si presenta naturalmente).

La quarta e ultima parte ci mostra il Tom Dobbs non più presidente e quindi rientrato nel suo ruolo di comico televisivo, con al fianco i vecchi collaboratori, ai quali si è aggiunta Eleonor che diventerà la compagna di Tom.

Vediamo adesso se è possibile tirare fuori qualcosa di tematico da questa struttura: anzitutto, il film (ripeto: vuole essere una favola e solo così può essere presentato) mostra il potere come un apparato di opportunisti (l’uso della “famiglia”) e di manipolatori, mentre il nostro Tom ha “solo” quello che gli deriva dalla sua fama massmediale: ma è proprio questa notorietà discendente dal mezzo che lo porta ad avere il successo che ha e non certo le battute e le affermazioni scherzose dette in campagna elettorale.

Comunque il nostro Tom, “non vince le elezioni”, ma raggranella un sostanzioso 10-12% e basta; il successo, come già detto, gli arriva per effetto di un errore insito nel software; quindi possiamo dire che la massmedialità del personaggio ha valenza nel risultato ma non è decisiva.

Un’altra tematica – potrei chiamarla “idea parziale” – mi sembra quella dell’estrema onestà del personaggio che, pur sapendo di poter interpretare il ruolo di presidente senza che nessuno vada a raccontare niente a giornali e TV, rifiuta e ritorna a fare il comico: è prova di onestà oppure è consapevolezza dell’onnipotenza dei mezzi di comunicazione che - potrebbe pensare il nostro Tom - prima o poi arriveranno di certo a scoprire l’inghippo ?

Quindi, l’opera nel suo complesso non ha una tematica univoca, ma solo delle idee parziali che mai si uniscono insieme, per difetto evidente di sceneggiatura e restano quindi solo delle tematiche parziali.

Alcune di queste idee parziali sembrano prese dalla realtà e quindi possono rivestire, per il grosso pubblico, un interesse da copertina di rivista di gossip: infatti, i due elementi del film – il personaggio televisivo e i brogli elettorali – sono ben presenti nella storia anche recente americana: già Reagan e successivamente Schwarzenegger provengono dal mondo dello spettacolo e in quanto a brogli (pasticci, errori, chiamiamoli come si vuole) è recentissimo il caso di Bush e della Florida: ovviamente nel nostro “L’uomo dell’anno” le cose sono completamente diverse, ma l’assonanza per le persone semplici esiste e potrebbe fare aggio sul valore del film.

Alcuni accenni del film a modi e sistemi di sfruttamento dei mass-media diventano comunque di grande interesse, come il discorso del magnate dell’azienda di software dopo avere scoperto l’errore, che parla esplicitamente di “illusione della legittimità” che diventa più importante della legittimità stessa perché annunciata da un mezzo “sempre creduto”, oppure l’altra battuta di Jack che parla di fantasia che deve essere credibile per diventare più importante della realtà, e infine, la lucidissima lezione del collaboratore di Tom sulle capacità della televisione di rendere vere tutte le tesi e quindi di non rendere realmente vero più niente.

Scartata quindi la possibilità di individuare un’idea tematica, dobbiamo comunque apprezzare la vicenda del film che è ben realizzata da un ottimo regista e che si avvale di un grandissimo Robin Williams e di uno splendido Christopher Walken che interpreta il ruolo del manager/amico d’infanzia di Tom, specie nella parte di film in cui recita costretto sulla sedia a rotelle (nella sequenza del ballo, il suo movimento dei piedi a ritmo di musica è un piccolo gioiello).


domenica, settembre 16, 2007

ZIBALDONE N.9/2007 

Tre cose mi hanno fatto arrabbiare in questi ultimi tempi e di queste desidero parlare con i miei affezionati lettori, sperando di fare arrabbiare anche loro

La PRIMA notizia è quella che mi perviene da tale Luigi Nicolais, Ministro per la Funzione Pubblica, che ha avuto una di quelle pensate da Nobel: la rottamazione degli statali.

Cosa ha pensato, dopo le raccomandazione di Padoa Schioppa per ridurre i costi della spesa pubblica? Ha proposto di mettere in pensione anticipata tre statali e, al loro posto assumere un nuovo impiegato.

Quale la conseguenza? Il bilancio dei ministeriali calerebbe, in quanto si avrebbe una riduzione dei costi per la mano d’opera, ma evidentemente non ha pensato – o forse non gli importa – che le cifre risparmiate vanno ad aggravare il bilancio dell’INPS per queste pensioni anticipate.

Ed a questo proposito, mi viene voglia di ricordare agli amici lettori che fino a qualche anno fa, era invalso l’uso di concedere le pensioni anticipate a personale che alcune aziende in crisi, consideravano in surplus: ora mi chiedo, e vi chiedo, queste pensioni, facenti parte di qualcosa di diverso della “previdenza” in senso stretto, in quale capitolo di spesa sono state collocate? Non sarà che la crisi del sistema previdenziale deriva anche da queste operazioni – giuste sotto l’aspetto funziona le – ma scorrette sotto quello della imputazione contabile?

La SECONDA cosa che voglio trattare riguarda la notizia per cui un altro Ministro della Repubblica, quello della Solidarietà Sociale, di nome Paolo Ferrero, ha detto che “è ora che gli immigrati facciano sentire la loro voce e diano vita a una manifestazione per spiegare fortemente le loro ragioni”; ed ha aggiunto che “è giusto che siano incazzati come delle bestie”.

Ma non si era detto che non era da considerarsi una cosa ben fatta quella di agitare le acque con manifestazioni di protesta da parte di un membro del governo?

E poi, scusate tanto, ma se il signor Ferrero rileva delle distorsioni nella legislatura che riguarda gli immigrati, chi meglio di lui ha la possibilità di sistemare le cose?

Il sullodato ministro ha poi chiesto agli immigrati di inviargli delle storie particolari che lui provvederà – a sue spese (speriamo non a spese del suo ministero – a pubblicare sui maggiori organi di informazione.

Insomma, mi sembra che questo ministro, pur nella validità della operazione, non abbia le idee chiare circa le sue competenze e circa quello che va fatto per sistemare una cosa storta: urge che qualcuno glielo spieghi!!

Come chiosa finale, ha affermato: “a volte mi vergogno di far parte di questo governo, ma anche se me ne andassi, la situazione non sarebbe di facile soluzione, ed è per questo che rimango e continuerò la mia battaglia all’interno”: credo che una tiratina d’orecchi da parte del Premier non starebbe male!!

LA TERZA cosa della quale voglio riferire, riguarda una presa di posizione del Prefetto di Pavia che, dopo avere ordinato lo sgombero di una fabbrica abusivamente occupata dai ROM, si è dato un gran daffare per sistemare questi nomadi e, una di queste famiglie, l’ha addirittura ospitata in un’ala della prefettura.

I cittadini pavesi lo hanno fortemente attaccato, accusandolo di “eccesso di solidarietà”: questa frase non l’avevo mai sentita fino ad ora, e credo che non avrò modo di risentirla in futuro.


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