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martedì, luglio 13, 2004

Aiuto, sta tornando la Prima Repubblica! 

In occasione di questa “verifica” all’interno della maggioranza che appoggia il governo, stiamo assistendo ad una serie di rituali che richiamano la Prima Repubblica, con attori diversi ma che interpretano la parte con lodevole impegno.
La prima cosa che balza evidente è lo spreco di parolone, di teorie dei massimi sistemi, di astratte e astruse formule politiche; e va bene, fin qui è il solito politichese che ha la meglio anche sulla logica di chi parla, ma se poi si scopre che il tutto – come era “prima” – è soltanto la solita scusa per accaparrarsi un posto da ministro o da sottosegretario in più, ci cascano le braccia.
Né ci sentiamo meglio assistendo alla sceneggiata del segretario di un partito che, pur blandito in tutti i modi dal premier, continua imperterrito a dire no: alla frase “scegli tu quale ministero vuoi occupare”, il sullodato rifiuta sdegnosamente e si accinge a traslocare al Parlamento Europeo.
Ma a chi vuol prendere in giro (per non dire peggio)? Ma pensa veramente che ci sia qualcuno che possa credere alle balle che vengono tirate fuori in questa occasione?
Fateci caso alle richieste dei partiti nei confronti del premier e ditemi se non vi ricorda la tanto vituperata Prima Repubblica: finanziamenti a pioggia per il sud, con l’obiettivo di ingrassare le clientele; più Stato e meno localismo o iniziativa privata, in modo da continuare a gestire da Roma tutto il malaffare; ritorno al proporzionale, in modo da poter poi contrattare in sede di formazione del Governo quelle poche forze che si è riusciti a raggranellare alle elezioni.
I più anziani tra i lettori ricorderanno un personaggio particolarissimo degli anno ’70 e ’80: Ugo La Malfa (padre dell’attuale deputato Giorgio) che era segretario del P.R.I. il quale raggranellava tra l’1 e il 2% di voti: ebbene questo signore era talmente abile che riusciva, utilizzando tutte le pieghe del sistema, a racimolare molti posti di governo e sottogoverno e, in aggiunta a ciò, quando alzava la voce su un provvedimento, tutti se la facevano addosso.
Ecco, quello che gli attuali protagonisti della scena politica sembrano rimpiangere è proprio una situazione che assomigli il più possibile a quella sopra citata, con una trentina di partiti, la cui litigiosità sia inversamente proporzionale alla propria forza elettorale e con le cosiddette “mani libere”, cioè con nessun vincolo con gli elettori, per cui si chiede il voto per fare determinate alleanze e portare avanti un certo programma e poi, in corso di legislatura, ci comportiamo come fa più comodo (a chi? Non agli italiani, bensì soltanto a lor signori).
Questo è lo scenario che possiamo prefigurare; non è una bella visione, ma dobbiamo essere realistici: gli inciuci, gli inguacchi, le camarille, gli aiuti “solo” all’amico dell’amico, sono tutte cose inventate da noi; e, soprattutto, la frase che campeggia dietro a tutte le scrivanie dei politici appena arrivati a Roma continua ad essere “TENGO FAMIGLIA”.
Con questa situazione, c’è poco da sperare!

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