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martedì, febbraio 04, 2014

C'E' QUALCOSA CHE NON VA!! 



Il combinato disposto di “magistratura e psichiatria” ne ha combinata un’altra delle sue: cominciamo dall’inizio e raccontiamo la vicenda: siamo nel 1998 e tale Gianluca Lotti uccide a sprangate la fidanzata, Silvia, dopo la festa di compleanno.
I giudici lo condannano in primo grado a 24 anni di carcere in quanto gli viene riconosciuta la semi-infermità mentale; in appello il condannato usufruisce del “rito abbreviato” e di conseguenza dello sconto di un terzo della pena (8 anni).
Il Lotti era stato rinchiuso inizialmente nel carcere di Prato, per essere poi trasferito nell’ospedale giudiziario psichiatrico di Montelupo Fiorentino.
Successivamente era stato inviato nella struttura a custodia attenuata “La Querce” di Firenze; al termine di tale periodo, il magistrato ha valutato la relazione ed ha deciso di stabilire altri tre anni di libertà vigilata, da scontrare in una struttura ancora più “aperta”, e precisamente nella casa famiglia della onlus “Un popolo in cammino” vicino a Montecatini Terme.
Quest’ultima organizzazione si occupa del recupero del disagio mentale e fa svolgere agli “ospiti” piccoli lavori di agricoltura; il nostro Lotti condivideva la camera con un altro “ospite”, che chiameremo Giorgio, da diverso tempo nella comunità.
Giorgio aveva dei problemi di deambulazione e quindi ricorreva spesso all’aiuto di Gianluca per spengere la luce, mettere a posto la stanza e per regolare il riscaldamento, cose che lui percepiva come “ordini” e che lo infastidivano tantissimo, come ha avuto modo di raccontare al sostituto procuratore.
Nei giorni scorsi, Gianluca, prima di rincasare ha preso dal magazzino un’accetta e l’ha portata in camera; quando il suo compagno di stanza si è addormentato ha infierito su di lui colpendolo più volte alla testa; ha poi chiamato altri due “ospiti” della struttura e ha raccontato loro quanto accaduto, con la precisa intimazione di non avvisare nessuno.
Gianluca si è poi fatto la doccia, si è rasato, ha fatto la valigia e ha chiamato il 113, attendendo tranquillamente l’arrivo della Polizia.
Adesso è rinchiuso nel carcere di Pistoia con l’accusa di omicidio premeditato con l’aggravante dei futili motivi.
Il presidente del tribunale di sorveglianza, Antonietta Fiorillo, ha affermato: “quanto successo è una sconfitta, ma come dimostrano anche le relazioni degli psichiatri della Asl, l’uomo mostrava piena adesione al trattamento; qualcosa non ha funzionato e dovremo riflettere”.
Bene per le riflessioni dei magistrati e degli psichiatri in merito alla vicenda, peccato che il povero Giorgio non potrà partecipare a queste dotte dissertazioni sulle cure psichiatriche in quanto si trova, come diciamo noi comuni mortali, all’altro mondo e non sa neppure chi ringraziare.
Duro il commento del padre della prima vittima di Gianluca: in tutto questo tempo avrei voluto farmi giustizia da solo; non l’ho fatto solo per non dare un altro dolore a mia moglie”.
La direttrice dell’Ospedale psichiatrico di Montelupo, dove Gianluca aveva soggiornato, afferma che “un corto circuito simile, un’esplosione di violenza di tale portata, sono difficili da intercettare; nel caso particolare, poi, mi risulta che non ci fossero neanche stati particolari segnali di allarme”.
Quindi? Niente! Arrivederci alla prossima strage!!

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