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giovedì, febbraio 07, 2013

REFERENDUM IN INGHILTERRA 



Con una mossa che ha gettato nel panico i leader europei, il premier britannico David Cameron ha promesso che in Gran Bretagna si svolgerà un referendum sulla permanenza nell’Unione Europea.
Analogo discorso lo abbiamo sentito fare da altri stati del sud e del nord europeo, ma questa volta siamo in presenza di uno dei grandi Paesi che hanno fatto l’Unione e quindi cambia tutto; le cancellerie di Bruxelles sono in fibrillazione e si rincorrono le supposizioni su “quello che succederà”.
Qualcuno – nello specifico il Ministro degli Esteri francese – si rifugia dietro ad una battuta “se Londra vuole andarsene, srotoleremo il tappeto rosso”, ma se Londra dovesse uscire dall’Europa, potrebbe creare una sorta di effetto domino difficilmente arginabile.
Per la verità, la mossa di Cameron appare molto seria, meditata e frutto di uno studio della situazione; in concreto, l’Inghilterra intende rinegoziare le modalità della sua partecipazione all’Unione europea e organizzare un referendum entro il 2017 per decidere se restare o meno nella UE sulla base dei risultati ottenuti dal negoziato che sta per aprirsi.
La reazione più “pepata”, ma molto ben centrata, è senz’altro quella di Hollande, premier francese, che afferma: “il Regno Unito può tranquillamente decidere se restare o lasciare l’Unione europea, ma ciò che dico, a nome della Francia, è che non è possibile ri-negoziare l’Europa per fare svolgere questo referendum”.
L’iniziativa di Cameron – che non può essere definita una sorpresa, visto che l’allontanamento è nell’aria da tempo – prevede una iniziativa che inciderà sicuramente nelle prossime elezioni del 2015; egli infatti ha detto a chiare lettere che il Paese potrà scegliere con una domanda chiara se restare “dentro o fuori”, ma non subito; questa scelta verrà presentata alla gente “dopo” le elezioni del 2015, se lui sarà confermato alla guida del Paese; ma soprattutto dopo che lui avrà rinegoziato il rapporto con l’UE; “voglio un accordo migliore per tutti” – da detto Cameron – “dato che al momento la delusione della gente verso l’UE è ai livelli più alti di sempre”.
Ma che Europa vorrebbe Cameron? Più flessibilità ma soprattutto adottare il principio che il potere “possa tornare agli Stati membri e non allontanarsi da questi”.
Pur non avendo specificato quali siano i poteri da “rimpatriare” da Bruxelles, quello che deve rimanere inalterato è “il mercato unico”, il quale da i suoi vantaggi: 3/milioni di posti di lavoro dipendono dall’appartenenza alla UE e metà delle esportazioni sono destinate alla stessa UE.
Dopo la reazione di Hollande, Berlino ha avvertito che una politica che voglia prendere solo il meglio dall’Europa, lasciando agli altri il lavoro sporco, non è un’opzione possibile.
Esultano, ovviamente, gli euroscettici, sia quelli inglesi che tutti gli altri dell’Europa; insomma, una risposta alla “pancia” dei Paesi, terrorizzati dalla crisi dell’eurozona.
La prima occasione per verificare le conseguenze dell’affondo britannico, sarà tra una diecina di giorni, quando a Bruxelles i capi di Stato e di Governo cercheranno un accordo sul bilancio europeo 2014-2020, dopo il tentativo fallito nello scorso dicembre sotto la minaccia del veto britannico.
Il pragmatico Tony Blair, sintetizza: “lasciare la più grande unione politica e il più grande mercato al mondo, sarebbe come spararsi un colpo in testa”!!

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