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mercoledì, giugno 20, 2012

I GIOIELLI DI FAMIGLIA 


Lo Stato, attaccato da ogni parte dagli eserciti della speculazione, cerca di correre ai ripari, diminuendo il mostruoso saldo del nostro debito pubblico; aveva cominciato con lo “spending review”, cioè un’analisi accurata delle spese dell’apparato statale e la loro potenziale diminuzione, ma per ora non si incassa niente.
Per la verità, tra i tre grandi incaricati di fare questa operazione, ce n’è uno che mi sembra molto mal collocato; alludo a Giuliano Amato che forse è uno dei recordmam della doppia indennità; mi spiego meglio: il nostro eroe, a suo tempo fedele craxiano, percepisce una pensione da parlamentare (9mila euro) e un’altra da professore universitario (22mila euro) e, dato che evidentemente non gli bastano, è anche Presidente dell’Istituto “Treccani” e Senior Advisor della Deutsche Bank. Come volete che possa tagliare qualcosa se alla Gruber che gli chiedeva “sarebbe disposto a tagliare qualcuna delle sue pensioni?” ha risposto “non capisco la domanda”.
Comunque, visto che lo spending review non procede celermente e il bisogno di soldi incombe, il nostro Governo si è deciso ad intaccare i gioielli di famiglia, cioè a vendere le proprietà immobiliari; sembra che il patrimonio immobiliare dello Stato italiano ammonti tra i 300 e i 500 miliardi di euro, il 10% dei quali potrebbe essere inserito abbastanza celermente in  una lista da affidare al mercato immobiliare, realizzando così una cifra variabile fra i 30 e i 50 miliardi di euro che scongiurerebbero una nuova “manovra” in autunno.
Il primo rischio in questa operazione è quello di svendere i “gioielli” e tenersi la roba poco buona; il tutto perché il venditore è assillato dalla necessità di vendere e, come si sa, questa è la peggiore situazione quando ci si mette al tavolo delle trattative.
Ma chi sono i potenziali acquirenti? Ovviamente solo coloro che hanno il portafoglio ben rifornito e che possono spendere; insomma, si parla dei cosiddetti “poteri forti”, quello che – a detta di Monti – gli avrebbero voltato le spalle; speriamo che la possibilità di fare un buon affare li riavvicini al nostro premier.
Un altro potenziale acquirente è indubbiamente il mercato straniero, coloro cioè che hanno quattrini da buttare e che cercano di investire con acume; mi riferisco alle economie emergenti – Russia, Cina, India, Brasile – le quali, al momento, stanno spendendo fior di miliardi nell’acquisto di squadre calcistiche; comprare immobili di prestigio in Italia è forse meno divertente ma certamente può diventare più redditizio.
Il pericolo, per noi italiani, può essere quello di ritrovarsi tra qualche anno con lo stesso debito pubblico e con il patrimonio impoverito perché venduto e sperperato e quindi si ritornerebbe allo stato attuale delle cose.
C’è poi una situazione fiscale da tenere presente: è chiaro che l’italiano che si avventurasse nell’acquisto di un immobile di prestigio di proprietà statale, dovrebbe mettere in conto anche il fatto di esser posto sotto la lente d’ingrandimento da parte delle strutture fiscali le quali si chiedono – e chiedono al malcapitato – dove avrà trovato tutti quei soldi per fare l’acquisto? Vediamo quanto paga di tasse!!
Comunque, l’operazione è veramente ambiziosa in quanto si pone l’obiettivo di invertire l’andamento  del debito pubblico che, nell’ipotesi che tutto riesca, dovrebbe cominciare a calare, anziché continuare ad aumentare come sta facendo adesso; a proposito, per la cronaca, il nostro debito si sta avvicinando ai 2/milioni di miliardi di euro (provate a scriverlo con i numeri!!); un’ultima notiziola: sapete chi ha superato la fatidica soglia dei 2 milioni di miliardi? La Germania, ma loro se lo possono permettere!

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