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domenica, marzo 04, 2012

L'OPERATO DELLE BANCHE 

Prendo lo spunto da una notizia di cronaca: un piccolo imprenditore si è suicidato perché la sua Banca gli ha rifiutato un piccolo prestito (4/mila euro) che a lui occorreva per pagare gli stipendi ai suoi dipendenti (aveva crediti che non riusciva ad incassare per una cifra ben maggiore); diciamo che la somma richiesta è quanto percepisce un nostro politico in un giorno di “non lavoro”. Perché la Banca non ha concesso il prestito? Non si sa, perché l’Istituto di Credito “non è tenuto a dare spiegazioni”.
Eppure, giorni addietro, il Governatore di Bankitalia, si rivolgeva alle Banche invitandole a “concedere credito ai buoni imprenditori”; già, questo aggettivo collocato accanto alla figura del richiedente (“buoni”) è talmente generico che non ci da modo di sviluppare il concetto (ognuno può dare il suo significato).
Ma andiamo indietro nel tempo e vediamo quello che “era” l’attività delle banche fino a qualche tempo fa: la banca era un normale venditore di una merce (il denaro) che acquistava da coloro che si presentavano ai suoi sportelli e versavano i propri denari; quindi, la Banca acquistava il denaro dai propri correntisti,poniamo a 10, e lo rivendeva a15; il differenziale, lo spread, tanto per usare una parola di moda, rappresentava l’utile lordo della banca (alla stregua di un ortolano o panettiere); bisogna aggiungere che se la banca non riceveva sufficiente denaro dai propri clienti, poteva rivolgersi alla Banca Centrale per ricevere delle somme al “tasso ufficiale di sconto”.
Adesso le Banche ricevono questa sorta di “sovvenzione” dalla Banca Centrale Europea e, a questo proposito, vale ricordare che in questi ultimi tempi la BCE ha rifornito le Aziende di Credito di una massa ingentissima di denaro (l’ultima di pochi giorni fa è stata di 139/miliardi di euro), a un interesse che non ha quasi mai superato l’1%; e le Banche cosa hanno fatto con queste disponibilità? Anziché incrementare la concessione di prestiti e mutui, si sono dedicate al “finanziario”, speculando sul mercato mondiale con guadagni enormi, con molti rischi, ma soprattutto disattendendo quella che definirei la loro funzione “sociale”.
L’unico tentativo di regolamentare questo movimento “perverso” – a mia conoscenza – è stato quello dell’ex Presidente della Federal Riserve, Paul Volcker, che nel 2010 propose al Congresso americano una riforma finanziaria che scongiurasse il ripetersi della crisi del 2008, attraverso un meccanismo che vietava alle Banche di impegnarsi in rischiose speculazioni finanziarie; ma le Banche, pur salvate dal denaro pubblico, da questo orecchio non ci sentono in quanto minori speculazioni significano minori profitti e – di conseguenza – minori “bonus” per i manager; le pressioni sul Congresso sono state intensificate e le lobby delle banche hanno fatto il loro dovere: il Congresso sta mettendo in naftalina il provvedimento, anche se l’anziano Presidente tuona su tutti i giornali che le Banche devono fare le Banche e nient’altro.
Ecco, questo concetto di Volcker mi convince pienamente e spero che trovi dei sostenitori anche in Europa e si arrivi a togliere alle Aziende di Credito quell’attività surrettizia del credito che si sostanzia in particolare con il “gioco” alla Borsa Valori.
Da qualche parte ho letto che attualmente nel nostro Mondo, a fronte di un Pil diciamo di 100, abbiamo un movimento finanziario di 10.000, come a dire che, mentre si realizzano beni e servizi per “100” , si eseguono operazioni finanziarie relative a queste che sono addirittura centuplicate: con un’immagine, sarebbe come vedere un uovo che viene “montato” e da cui si ricava una crema cento volte il volume iniziale!!
In questa battaglia tra produzione e finanza, temo che sia quest’ultima ad averla vinta!!

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