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giovedì, gennaio 26, 2012

IL REX E LA CONCORDIA 

Molti tra i miei lettori si saranno accorti dai miei scritti della mia fortissima passione e, immodestamente, conoscenza del cinema e, in particolare del grandissimo Federico Fellini; ma che c’entra Fellini con la “Concordia”??
Ebbene, all’indomani della tragedia della “Concordia”, il pensiero mi è corso subito al film “Amarcord” e in particolare alla straordinaria sequenza del “Rex”, il grande bastimento italiano, che negli anni ‘30 transita davanti alla spiaggia del Grand Hotel di Rimini e attira – quindi non va a cercare – una folla di paesani che utilizzando barchini di varie dimensioni, si dirigono ai margini della rotta che il mastodontico bastimento percorre per arrivare a destinazione: l’ingresso nell’Oceano.
Ovviamente mi viene subito di farvi notare la differenza tra i due “sistemi”: la “Concordia” compie il rito dell’inchino alla gente dell’Isola del Giglio, mentre il “Rex” rimane nella sua rotta ed è la gente che si reca a rendergli omaggio; sarete d’accordo che c’è una bella differenza.
Il polemista che è in me, lascia la parola all’esperto di cinema e così torno alla sequenza del Rex: forse non tutti sanno che questa sequenza non è stata girata in mare, ma in una grande piscina fatta installare a Cinecittà e le immagini realizzate – una diecina di metri di pellicola – danno “l’impressione” che il transatlantico transitasse davvero davanti a Rimini (cosa mai accaduta), con il suo incedere solenne e, dopo aver lanciato due lunghi fischi di sirena in segno di saluto, sparisce in un banco di nebbia lasciando agli “spettatori” in barca un’eco tra reale e fantastica di una fuggevole immagine della vera felicità.
Ed il Rex era un pezzo di cartone, grande quattro metri per cinque, tutto pieno di buchi, con dietro delle luci e sopra disegnate le ciminiere; questo per dire che il cinema è tutt’altro che “realtà”; ma questo è un altro discorso.
Insomma, per chi conosce Fellini, sa bene che egli era restio a lasciare il suo “regno” di Cinecittà per avventurarsi nelle strade o nei mari e così molte sequenze, apparentemente realizzate “sul campo”, sono state girate nei Teatri di Posa della grande cittadella del cinema; solo esempio: mi riferisco al film “Roma”, dove una splendida sequenza mostra il Grande Raccordo Anulare, con la troupe del film che viaggia sopra ad un camion che monta una dolly e quindi può effettuare le riprese anche dall’alto e “in movimento”; ebbene, quel tratto di strada non è mai stato percorso dalla troupe di Fellini, in quanto uno molto similare, anche se ridotto, venne realizzato all’interno di Cinecittà e lì venne girata la sequenza, con quelle immagini che tutti ricordano e che a tutti “sono sembrate vere”
Ma torniamo alle nostre navi “vere” e ad un “vezzo” che ormai sembra diventato un costume generalizzato: l’inchino, una manovra che consiste nell’arrivare il più vicino possibile al centro abitato e, nel punto prescelto, suonare la sirena di bordo; sembra che ci sia una specie di accordo di carattere turistico con alcune strutture alberghiere, ed anche un forte interesse pubblicitario da parte della Compagnia dell’armatore della nave; ovviamente nessuno lo confermerà mai - anzi la Costa darà certamente la colpa a Schettino - e quindi dobbiamo limitarci a considerare la manovra come un omaggio alla cittadina o all’isola da parte della grande nave. Nel corso dell’inchiesta verrà fuori “di chi è stata l’idea dell’inchino” ma con tutta probabilità le posizioni dei due contendenti resteranno ferme a incolpare “l’altro” e quindi la verità non verrà mai fuori. Io comunque rimango con il “mio” Rex e con le altre “finzioni” del grandissimo Fellini!!

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