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domenica, giugno 12, 2011

OGGI E DOMANI REFERENDUM 

Si è conclusa da poco la sbornia delle elezioni amministrative che hanno visto un indiscutibile trionfo del centro-sinistra e l’Italia si accinge ad affrontare una nuova prova: mi riferisco alla due giorni referendaria che tra oggi e domani metterà a fuoco tre problemi nostrali e precisamente, il nucleare, la normativa per l’acqua e il legittimo impedimento dei governanti rispetto alla magistratura.
Torniamo un attimo alle amministrative e a questo proposito vi prego di ricordare la mia annotazione circa il commento di Vendola sulla vittoria di Pisapia a Milano; lo definii “sopra le righe” e assolutamente fuori luogo. Ebbene, a dimostrazione della statura politica ed umana del vincitore, c’è questa sua dichiarazione che mi ha molto favorevolmente colpito: “quando si va in una città che non è la propria, prima si ascolta e poi si parla”; oltre a testimoniare la sua statura umana, Pisapia ha tenuto anche a lanciare un avvertimento a chi di dovere che non si sarebbe fatto telecomandare da nessuna frangia della sinistra anche se a lui vicina; bravo, complimenti!!
E adesso due parole sui referendum attuali e passati: anzitutto mi preme dire che ci sono problemi più grandi di quelli posti adesso, ma comunque sono tutti argomenti che meritano interesse; certo che un argomento manca clamorosamente, forse perché i referendari ormai sembra che si siano arresi: sto parlando dei costi della politica, su cui già nel 1993 si ebbe un referendum specifico che vide una partecipazione di votanti pari al 77% degli aventi diritto, tra i quali il 90% disse “SI” all’abolizione del finanziamento pubblico della politica.
Abbiamo visto tutti come è finita: si cambia il nome del contributo e si è gabbato il votante; c’è però una cosa che è rimasta tale e quale e che potrebbe essere modificata: lo stipendio netto mensile dei parlamentari che, al momento è di 14.045 euro per gli onorevoli e di 14.943 per i senatori; in entrambi i casi si debbono aggiungere varie prebende e benefit, ma lasciamoli perdere in quanto si entrerebbe in un terreno su cui è facile scivolare, facendo il gioco delle tre carte – in cui i politici eccellono – e ritrovando una indennità o un benefit con un nome diverso e quindi il gioco rimarrebbe intatto; io invece propongo di “dimezzare” (almeno) lo stipendio vero e proprio dei parlamentari e su questo non sarebbe facile giocare. Anche sul totale delle spese ci dovremmo trovare d’accordo: attualmente il conto di Quirinale, Palazzo Chigi, Camera e Senato, ammonta a 2,2miliardi di euro: che ve ne sembra??
Il rottamatore per eccellenza di questa nostra buffissima Italia, il Sindaco di Firenze Matteo Renzi, sembra pensarla come me; in una intervista recentissima, a domanda specifica sui costi della politica, ha dichiarato testualmente: “i parlamentari potrebbero tranquillamente ridurre del 50% le loro indennità (attenzione: non lo stipendio: è un errore o uno scamotto?), in quanto io (cioè lui, Renzi) sono già fortunato a guadagnare poco più di 4mila euro netti al mese per 12 mensilità; perché ci devono essere 1000 parlamentari che guadagnano il triplo?”.
Come si può vedere,il giovanotto – anche se perde molto del suo tempo a farsi bello in televisione sulla scia del suo “maestro” Berlusconi – avrebbe le idee chiare; ma forse sono idee che fanno parte del bagaglio artistico del “rottamatore”, ruolo che al momento sta interpretando; il problema è metterle in pratica e qui casca l’asino, perché a parole si può dire quello che si vuole, ma i fatti poi chiedono delle scelte precise e qui viene il difficile perché si devono pestare i piedi agli amici ed agli amici degli amici e questo ha dei rischi e porta a ripicche, lotte intestine ed altro: chiaro il concetto?

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