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sabato, marzo 26, 2011

UNA PORCHERIA NEL MONDO DELLO SPETTACOLO 

Ricorderete che qualche tempo addietro, il Governo aveva pensato di aumentare di un euro il biglietto di cinema e teatri per finanziare il famoso “FUS.” acronimo di Fondo Unico dello Spettacolo, una specie di riserva alla quale attingono tutti i “tromboni” del mondo dello spettacolo, quelli che non riescono a far quadrare il bilancio del loro prodotto con il solo introito del botteghino.
Ebbene, l’aumento del biglietto è tramontato, a beneficio di una nuova iniziativa. Per la verità chiamarla “nuova” mi sembra una bestemmia, dato che si tratta di ricorrere ad un aumento di uno o due centesimi sull’accisa del “solito” carburante, iniziativa presa altre volte, da tanti Governi che hanno usufruito della benzina, tanto che adesso, l’imposta sulla “verde” incide per il 53% del prezzo alla pompa e del 46% per il gasolio.
Queste alte percentuali derivano anche dalle tante iniziative che sono state finanziate con il carburante, con la particolarità che anche dopo che l’evento è terminato, l’imposta è rimasta; volete alcuni esempi: si va dalla guerra in Etiopia alla crisi di Suez, dal disastro del Vajont all’alluvione di Firenze, dai terremoti nostrali al finanziamento della missione in Libano e Bosnia, fino al rinnovo, nel 2004, del contratto degli autoferrotranviari; come si può vedere, abbiamo un variegato panorama di “accidenti” che incide sul prezzo della nostra benzina. Tutto questo però è – a mio giudizio – almeno giustificabile sul piano del contenuto, molto meno sul piano del metodo, ma cozza con le leggi europee che prevedono il principio del “chi usa paga” e quindi non è possibile costringere chi usa l’automobile a finanziare il mondo della cultura (cinema, teatro, danza, eccetera).
Si ritorna al solito discorso che ho fatto tante volte: coloro che mettono in scena uno spettacolo o realizzano un film, sanno che per farlo ci vogliono soldi; in un contesto “normale”, si costruisce una previsione d’entrata e su questa si fa un budget d’uscita; nel mondo dello spettacolo, ma voglio aggiungere “nel nostro mondo dello spettacolo”, si agisce all’inverso: si stabilisce quanto verrà a costare il film o la messa in scena dell’opera e, visto che dal botteghino si realizza all’incirca la metà del fabbisogno, si va a pietire al Ministero dello Spettacolo che, senza neppure conoscere di cosa si tratta, ricopre la sicura perdita; mai che nessuno dica loro: spendi meno!!
Mi si dice: ma si tratta di spettacoli o di film che il normale pubblico non recepisce, ma che – ciononostante – rappresentano delle opere d’arte; vorrei fare un solo esempio: quando uscì nel cinema mondiale il fenomeno ”Bergman”, il produttore che metteva i “propri” soldi per far sì che il maestro svedese facesse il “suo” film, venne intervistato e considerato alla stregua di un mecenate del passato; egli ebbe a rispondere, stupito, che aveva prodotto e finanziato questi film con la “quasi certezza” di non rimetterci e, infatti, ci aveva anche guadagnato. Evidentemente dipende anche dal prodotto!
Un’ultima considerazione che riguarda il campo del cinema – dove mi considero esperto! – e che si riferisce alla cinematografia americana: avete notato che il regista, l’autore della sceneggiatura e quello del soggetto e, molte volte, anche l’attore principale, figurano tra i produttori? Questo sta a significare che, dato che in America non esiste alcun aiuto allo spettacolo, chi “crede” nel suo prodotto, mette i “propri” soldi, prima di passare alla cassa per riscuotere i “propri” compensi.
I nostri “tromboni”, che hanno sempre vissuto di aiuti pubblici, da questo orecchio non ci sentono e adesso che lo Stato non può più foraggiarli, si ricorre al solito scamotto dell’accise sulla benzina; non c’è che dire, grande finanza creativa!!

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