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martedì, ottobre 05, 2010

DUE CHIACCHIERE SUGLI ANZIANI 

A proposito degli anziani, un po’ di tempo fa mi venne di coniare questa frase: “questa società non li fa morire ma neppure vivere”; intendevo dire che innegabilmente gli sviluppi della scienza medica ha rimandato di molto il momento fatale della morte, ma a prezzo di una diecina e, in qualche caso, di molti più anni che non si possono certo chiamare vita; al massimo possiamo considerarli “sopravvivenza”.
Le cose stanno così: all’allungamento della vita delle persone non eravamo preparati – lo Stato più di tutti – e quindi ci siamo ritrovati degli anziani – da 80 in su possiamo chiamarli così? – che vengono tenuti in vita con una serie infinita di accorgimenti e con tante, ma tante medicine che servono per allontanare lo spettro della morte.
In questo periodo di crisi, di chiusura delle fabbriche, di disoccupazione e cose del genere, è rimasto in piedi un solo caposaldo: la pensione del nonno alla quale pertanto l’intera famiglia attinge per far quadrare in qualche modo il bilancio.
Ma l’anziano, dopo una certa soglia di età, ha bisogno di essere accudito, magari anche in forma professionale e quindi da strutture all’uopo create dalla mano privata per lucrare anche in questo settore; scusate la parentesi, ma voglio dire che una trentina di anni or sono, ebbi è preconizzare che i business del futuro sarebbero stati due: i vecchi e i rifiuti; ho avuto ragione!
Ma torniamo agli anziani ed al loro modo di vivere (o meglio sopravvivere); quando – come ho detto sopra – le cure parentali non sono più sufficienti per accudire decorosamente il vecchio, bisogna ricorrere alle strutture assistenziali che, in rarissimi casi fanno parte della sanità pubblica e quindi ci possono affluire le persone secondo i canoni previsti, mentre negli altri casi, siamo al livello di trattativa privata e quindi si tratta di contrattare la retta del “nonno” con il proprietario della Casa di Cura; e nell’ipotesi, ahimé assai frequente, che la pensione dell’anziano non sia sufficiente a pagare la retta, bisogna che qualcuno provveda a integrarla; ovviamente tale integrazione avviene anche nel caso in cui gli introiti dell’anziano non siano sufficienti neppure a soddisfare la struttura pubblica abbia.
Tutto questo mi è venuto in mente, perché nella mia città, è giunto sulla cronaca la vicenda di una famiglia che – per accudire l’anziano – si è vista costretta a vendere il proprio appartamento; le polemiche si sono sprecate, ma niente è cambiato e, stringi stringi, lo slogan è: “se vuoi che ti tenga il vecchietto mi devi pagare!!”; questo slogan è valido sia per la parte pubblica che per quella privata.
Giunti a questo punto, sono abbastanza incazzato da rilanciare un altro mio vecchio slogan: “lo Stato è così pusillanime che non ha il coraggio di uccidere i vecchi dopo una certa età o quando cominciano a “rompere”, ma neppure ha la forza di accudirli”.
In concreto, queste situazioni vengono vissute nella stragrande maggioranza dei casi dai figli o comunque dai parenti che – logicamente, umanamente – arrivano a considerarlo non più un “reddito sicuro”, ma un grandissimo rompiscatole al quale non possono far altro che augurare di togliersi di torno al più presto.
Sarà retorica, ma lo slogan della socialdemocrazia nordica “dalla culla alla bara” stava a significare che lo Stato si sarebbe occupato della persona in tutto il lasso di tempo della sua vita, corta o lunga che fosse; la gente un po’ meno giovane se lo ricorderà, non è un’invenzione mia, ma non posso dire quale sia adesso la posizione di quelle forze politiche e neppure se sono al governo da qualche parte; se qualcuno lo sa, me lo segnali; comunque credo di essere stato chiaro circa il mio pensiero in materia.

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