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mercoledì, settembre 15, 2010

LA FRANCIA CONTRO I ROM ED IL BURQA 

Dopo la “sbornia” della Mostra del Cinema di Venezia, torniamo a parlare di cose serie (ma siamo sicuri che siano cose veramente serie??) e precisamente della situazione che si è creata in Francia e che ha condotto all’evacuazione della Tour Eiffel ed allo sgombero della Stazione del metro a Sant-Michel.
Dunque, cerchiamo di vedere come stanno le cose: un po’ di tempo fa, il Presidente francese, Sarkozy, nel pieno dello scandalo Bettancourt che lo vede imputato – insieme ad altri ministri - per aver avuto delle bustarelle per finanziarsi le elezioni, ha preso la “solita” decisione: distogliere l’attenzione della gente con un evento che faccia piacere al popolo e ha dato l’avvio al rimpatrio coatto di una grossa quantità di rom che sono stati imbarcati su alcuni aerei e sbarcati in Romania, malgrado le proteste di quel governo. La U.E., non ha perso l’occasione per fare un po’ di baccano sulla vicenda ed anzi ha addirittura aperto una procedura di “infrazione” (cose che non servono a niente se non a far parlare i giornali), arrivando a definire i ministri francesi responsabili di questa operazione “una disgrazia per l’Europa”.
Sarkozy non ha battuto ciglio ed ha continuato imperterrito con la sua politica di espulsione di rom e stranieri irregolari; come conseguenza, da una situazione di oggettiva difficoltà, sua e del governo, ne sta uscendo, attaccandosi alla consueta formula: dire alla gente che “verrà assicurata maggiore sicurezza”.
Ed infatti, i sondaggi post-espulsioni hanno preso a migliorare, facendo registrare 4 punti in più per il Presidente e 2 per il Governo, con particolare riferimento al Ministro degli Interni ed a quello per l’Immigrazione; anche questa volta la ricetta della “paura del diverso” ha pagato, nonostante i principi della Francia volti a favorire “liberté”, “egalité” e “solidarieté”.
Ma Sarkozy non si è fermato alla lotta ai rom, ma ne ha ingaggiata un’altra contro i burqa, quei veli lunghi e integrali che nascondono il volto della donna che li indossa; con una norma legislativa approvata dal Parlamento, è stato vietato l’uso di questo indumento in qualunque luogo pubblico: multa di 150 euro a chi lo indossa e galera per coloro che costringono la donna ad indossarlo.
Per quest’ultima iniziativa – che pure ha riscosso il plauso della gente – il problema è nato con i terroristi dell’Islam che – a dire dei servizi segreti – avrebbero avuto in animo di eseguire un attentato “importante” (Tour Eiffel e metro) contro questa decisione del governo; telefonate anonime, ritenute attendibili ed altre diavolerie dei servizi segreti, hanno indotto la Polizia ad evacuare la torre più prestigiosa del mondo ed anche a sgomberare una stazione del metro.
In entrambi i casi gli allarmi sono risultati infondati e le bombe segnalate non sono state trovate, ma è comprensibile che le Forse dell’Ordine abbiano messo in campo la maggiore prudenza possibile, stante la delicatezza e l’attendibilità del diktat islamico: legge anti burqa = attentato con bomba in un punto nevralgico della capitale.
In questi due casi – espulsione dei rom e legge anti burqa – si può vedere che i governi agiscono tutti allo stesso modo: quando sono in difficoltà, sia per motivi interni che per ragioni di ordine pubblico, cominciano a mettere in campo normative ed azioni repressive, riconquistando così la fiducia e l’applauso della gente.
Questo m’induce ad una semplice considerazione che magari potrà sembrare semplicistica: la gente è sempre più reazionaria e non vuole rischi o avventure, ma anzi è favorevole ad azioni repressive specie nei confronti dei “diversi”. Sbaglio?

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