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lunedì, settembre 13, 2010

ANCORA DUE PAROLE SULLA MOSTRA DI VENEZIA 

Altre considerazioni sulla Mostra di Venezia in aggiunta a quelle contenute nel post di ieri; anzitutto la gente: mi è sembrato – in questo confortato dal pensiero di molti abitanti ed operatori economici del Lido di Venezia – che quest’anno ci sia stata meno pubblico alla Mostra del Cinema. Infatti, anche molti quotidiani e periodici, anziché inviare sei o sette corrispondenti per l’intero periodo, ne hanno mandati tre o quattro che si sono alternati, ciascun gruppetto per cinque giorni: penso che possa imputarsi alla crisi, ma anche alla minore considerazione per quella che è, o dovrebbe essere, la massima manifestazione italiana sul cinema; non scordiamoci che la Mostra di Venezia – che ha già avuto 67 edizioni – è la più antica manifestazione del genere al mondo.
Ieri ho parlato dei film premiati e, se avete notato “non me ne è piaciuto neppure uno” ed oggi voglio parlare delle cose positive – ovviamente per me – che ho potuto vedere in questi 15 giorni.
Tra i film, ne voglio citare subito uno: il russo “Ovsyanki”, tradotto in “Silent Souls” sulla pagina pubblicitaria della produzione, che significa letteralmente “anime silenti”: è un accorato riconoscimento dell’impossibilità di mantenere alcune tradizioni che ormai sono state sorpassate e scacciate dal nostro mondo contemporanea che continua a commettere etnocidi a tutto spiano; il film ha raggranellato un misero premio “minore” per la fotografia e dubito fortemente che trovi una casa distributrice che acquisti il film e lo faccia passare nelle nostre sale.
Molto interessante anche “Post mortem” del cileno Pablo Larrain che avevo già apprezzato nel 2008 con il suo “Tony Manero”; l’autore sudamericano, continua nella sua tematica centrata sulla violenza abbinando quella “individuale” a quella dello Stato, così da renderla inscindibile: in quest’ultimo lavoro, ambienta la narrazione nel 1973, anno dell’uccisione di Allende e della presa del potere da parte dei militari; anche questo ha poche speranze di apparire nei nostri cinema.
Ho poi visto un buon lavoro della statunitense Kelly Reichardt dal titolo “Meek’s cutoff” , traducibile in “la scorciatoia di Meek”, nel quale si assiste ad un viaggio interminabile di una piccola carovana di pionieri, guidata da Meek, il quale appunto crede di poter individuare la scorciatoia per raggiungere l’acqua e invece deve arrendersi alle maggiori conoscenze di un indiano che incrocia casualmente il loro cammino e che in un primo tempo era stato quasi ammazzato.
Interessante anche il film del tunisino Kechiche “Venus Noir” che presenta il caso della “Venere ottentotta”, una negra gigantesca che viene portata in giro per l’Europa come un fenomeno da baraccone mentre la donna è intimamente convinta di essere un’artista; per la verità, il film presentato dallo stesso autore nel 2007 e al quale detti il mio voto nella giuria di cui faccio parte per un premio minore, “Cous Cous”, era molto superiore, sia come spessore tematico e sia come impianto narrativo.
I film italiani, ben 4 in concorso, hanno fatto flop: come ho accennato ieri, il Presidente della Giuria, Quentin Tarantino, è un tipo un po’ particolare, per cui c’era da aspettarsi qualche cosa del genere; però, non è assolutamente vero che si possa rimpiangere qualcosa, poiché i nostro lavori erano magari “come gli altri”, ma avevano il “difetto” di giocare in casa e quindi l’obbligo di essere migliori degli altri; quello più atteso – “La solitudine dei numeri primi” di Saverio Costanzo – pur essendo ben realizzato e ben interpretato da Alba Rohrwacher, che meritava più del film – scontava forse “il cognome” imbarazzante del regista ed anche il confronto con il romanzo omonimo.

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