<$BlogRSDUrl$>

sabato, agosto 21, 2010

LA CINA E’ VICINA…ALL’AMERICA!! 

Dopo un lungo inseguimento la Cina ha superato il Giappone e si è collocata alle spalle degli USA come Pil realizzato; per la verità il sorpasso con l’antagonista asiatico non si sarebbe verificato (2578miliardi di dollari per il Giappone contro i 2532 della Cina), ma gli analisti – tutti, caso più unico che raro – danno per certo il sorpasso e quindi “sorpasso sia”.
Se diamo un’occhiata ai dati della crescita cinese in questi ultimi due o tre anni, possiamo rilevare un dato che la dice lunga su come sarebbe andata a finire: da ormai molto tempo, la crescita cinese oscilla costantemente attorno al 10% mentre quella giapponese è sotto l’uno.
Un primo commento: dieci anni fa la Cina era la settima economia al mondo, poi ha superato la Germania e nel 2007 si è collocata al terzo posto, dietro appunto a USA e Giappone; per completezza d’informazione, segnalo che gli analisti si attendono per il 2010 che la Germania si piazzi al quarto posto, seguita dalla Francia al quinto, dall’Inghilterra al sesto, dall’Italia al settimo e dal Brasile all’ottavo.
Trent’anni fa nessuno avrebbe pensato che l’esperimento di Deng Xiao-ping, uscito dalle rovine della rivoluzione culturale, potesse durare a lungo e, soprattutto, potesse dare questi frutti; tutti dicevano che prima o poi l’audace revisionismo economico avrebbe seppellito il comunismo o viceversa sarebbe stato soffocato dall’ideologia e come esempio veniva indicato il governo Gorbaciov.
In questo paragone con la Russia dell’epoca, si dimenticava due cose fondamentali: la prima che in Cina la “glasnost (liberalismo nella vita politica) non se ne è mai accennato e Piazza Tienanmen ne è un clamoroso esempio e quanto all’altra forma di revisionismo, la “perestroika”, cioè liberalismo in campo economico, il modello adottato da Deng è stato ben diverso da quello russo in quanto è stato un capitalismo classico – con Borsa, banche, eccetera – ma senza i conflitti del lavoro che invece, in molti casi mai smentiti dal regime, si è modificato addirittura in forme di sfruttamento.
Ed infatti, il più clamoroso paradosso del sorpasso della Cina sul Giappone (e tra vent’anni sull’America?) ci riporta ad esaminare un altro dato, quello del reddito pro-capite dei cinesi: la miseria dei 3.600 dollari annuali (poco più di 2800 euro), colloca la Cina insieme alle economie terzomondiste, alla pari di Algeria, El Salvador e Albania e molto distante dalle cifre dei lavoratori dell’occidente.
Questo sta ad indicare che una delle componenti per la produzione dei beni strumentali, cioè il costo del lavoro, è rimasto bloccato a periodi storici molto lontani da quello attuale e nessuno mi leva dalla testa che ci sia lo zampino dello Stato.
Resta da notare che la Cina gode di un altro “vantaggio”: la sotto valutazione dello Juan, la moneta ufficiale che la Cina utilizza per gli scambi; premesso che la Cina è il maggior “creditore” del debito pubblico americano, molti paesi si rivolgono alla Casa Bianca perché intervenga con la Cina per varare un effettivo programma di apprezzamento dello Juan; lo stato cinese, a parole promette mari e monti, ma nella pratica si muove con il passo del gambero: dopo lo sganciamento dal dollaro del giugno scorso, operazione che avrebbe dovuto preludere ad un aumento dello Juan, questi si è rivalutato solo dello 0,4%; in pratica niente.
Ma l’America non può insistere più di tanto; pensate cosa succederebbe alle casse del Tesoro statunitensi se la Cina richiedesse indietro la montagna di dollari prestata in vari anni: ipotizzare la bancarotta mi sembra il minimo!!

This page is powered by Blogger. Isn't yours?