<$BlogRSDUrl$>

mercoledì, giugno 30, 2010

UN GIORNO IN PRETURA 

Prendo in prestito il titolo di un celebre film di Steno di oltre cinquanta anni fa (1953), per segnalare alcune “anomalie” che si sono verificate nel paludato mondo della magistratura; insomma una sorta di “zibaldone”, ma tutto rivolto a quelle realtà che provengono da tribunali e altri ambienti del genere.
La prima stranezza è il verdetto che la Corte d’Assise di Milano ha pronunciato nei riguardi del senatore Dell’Utri in merito all’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa; in primo grado era stato condannato a 9 anni e in appello gli è stata ridotta la pena a 7 anni; ma non è questo il punto che mi interessa, bensì la motivazione – sia pure sunteggiata – di tale diminuzione: “i rapporti con i boss della mafia sono avvenuti prima del 1992 e dopo tale data sono cessati”.
La mia domanda è semplice: uno che ha rapporti con mafiosi per 18 anni (dal 1974 al 1992), per quale motivo interrompe queste frequentazioni? Forse viene “colpito dalla luce sulla via di Damasco”? Se è così, forse sarebbe il caso di segnalare il caso alle autorità vaticane per vedere se si possa parlare di “miracolo”. Oppure è stata la nascita di “Forza Italia” (1993) a compiere il miracolo? Non è una bella domanda??!!
La seconda vicenda che potremmo definire “kafkiana”, si sta svolgendo presso il Tribunale di Cagliari dove il furto di un copri valvola di un pneumatico (valore 10 centesimi) non riescono a farlo finire nel nulla, pur non essendoci la denuncia del derubato e neppure la rilevanza economica; il GUP (giudice per le udienze preliminari), dopo 5 anni di pensamenti, ha deciso di procedere in quanto il bene (l’auto) era esposto in una pubblica sede (un parcheggio) e quindi ha rimandato tutti al prossimo novembre quando dovrebbe emettere la sentenza.
Il Presidente dell’ANM, Luca Palamara, commenta il caso affermando che sul piano del “diritto sostanziale” dovrebbe essere introdotto il concetto di “tenuità del fatto” e così procedere all’archiviazione: ma ci vuole una norma specifica per questa sciocchezza? Non è sufficiente lasciare il fatto allo “gnegnero” (cervello) dei magistrati presenti in aula (Giudice e PM), con il beneplacito del, difensore? Questa giustizia mi sembra sempre più diventata l’UCAS, acronimo di “ufficio complicazioni affari semplici”.
Il terzo evento si è svolto presso il Tribunale di Genova, dove si svolge il processo per gli “orrori nell’asilo Cip&Ciop di Pistoia; la vicenda processuale è stata trasferita a Genova in quanto uno dei bambini “offesi” è figlio di un magistrato in servizio a Pistoia; ebbene, il giudice della città ligure, come primo provvedimento, ha messo in libertà le due maestre accusate dei maltrattamenti, concedendo loro gli arresti domiciliari, con divieto di soggiorno in Toscana e con il solo obbligo di presentarsi in Questura una volta la settimana per la firma prescritta.
Il problema sorge immediatamente: le due donne non sanno dove andare, in quanto non conoscono nessuno che le possa ospitare al di fuori della Toscana; cosa si fa in questi casi? Gli avvocati dicono che chiederanno al Giudice un provvedimento che autorizzi le due donne a scontare gli arresti domiciliari in Toscana; del resto sembra che la decisione del giudice sia maturata a tutela delle stesse imputate, visto che già si sono avuti dei comportamenti violenti nei confronti delle abitazioni delle due donne: lancio di una bomba molotov nei confronti della porta di casa di una di loro.
Cosa si può fare? La concessione degli arresti domiciliari può rivelarsi un problema per le due donne incriminate e quindi non essere un “vantaggio” ma una cosa di per se negativa; cosa fare in proposito? Forse la meglio cosa è lasciarle in carcere!!

This page is powered by Blogger. Isn't yours?