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domenica, giugno 06, 2010

LAOGAI 

Questo post ha un titolo che sembra ermetico, ma che subito dopo cercherò di spiegare; al momento basti sapere che è un termine cinese e che in questo articolo cerco di commemorare il ventunesimo anniversario di Tienanmeen (3 giugno), la fallita rivolta studentesca la cui immagine simbolo è un giovane che minaccia un carro armato con una borsa di plastica per la spesa.
Dunque, torniamo al “laogai”, abbreviazione di “laodong gaizao” che in cinese significa “riforma con il lavoro”; il termine è anche usato per indicare le varie forme di lavoro forzato previste nel sistema giuridico e carcerario cinese; diverse fonti sostengono che nei campi di lavoro vengono comunemente applicati sia la tortura che la “rieducazione politica” e che vi sia un altissimo grado di mortalità dei prigionieri, riconducibile a maltrattamenti di vario genere inflitti dai jiuve, letteralmente “personale addetto al lavoro forzato”; è anche controverso – ne ho parlato anch’io in passato – il tema dell’uso che il governo cinese fa della manodopera a costo quali nullo costituita dai carcerati che, secondo alcune fonti, sarebbero sottoposti a ritmi di lavoro disumani e al limite dello schiavismo; senza contare le esecuzioni capitali che continuano a ritmo impressionante, il traffico di organi dei condannati a morte, le sterilizzazioni e gli aborti forzati, nonché la repressione di qualunque dissenso.
Due parole per parlare delle motivazioni che furono alla fase della rivolta di Tienanmen: la protesta prese corpo nella seconda quindicina di aprile del 1989 durante le esequie dell’ex segretario “riformista” Hu Yaobang, laddove decine di migliaia di studenti presentarono la celebre “dichiarazione”, nella quale chiedevano la lotta alla corruzione ed alla censura; sappiamo tutti cosa è avvenuto dopo, con i rivoltosi massacrati su ordine di Deng Xiaoping: tra i 2600 ed i 3200 morti ed un numero imprecisato di feriti; chi scampò la vita venne rinchiuso nei Laogai per un minimo di 9 ed un massimo di 17 anni, con ritmi di lavoro fino a 16 ore al giorno.
Ma oltre ai laogai, abbiamo un altro focolaio di polemiche: è di poche settimane fa, la notizia che ha visto coinvolta la “Foxconn”, l’azienda che produce, tra l’altro, l’I-pad e l’I-phone, i gioiellini tecnologici che stanno coprendo di profitti miliardari la multinazionale “Apple” ed il suo fondatore Steve Jobs.
Quest’ultimo, di fronte alla catena di suicidi che negli ultimi mesi ha marchiato lo stabilimenti cinese come “fabbrica di schiavi”, non ha trovato di meglio che “stupirsi”.
Forse il leggendario Steve, avrà trovato “stupefacente” che in quello stabilimento oltre la metà dell’organico fosse composto da ragazzi “stagisti” delle scuole professionali, costretti a turni di 12 ore al giorno, per un compenso che oscilla tra i 108 e i 166 euro al mese; ma si è subito “ripreso” dallo stupore, quando si è ricordato che – tanto per avere un’idea – vende l’I-Pad a quasi 800 euro in Italia; chiaro il concetto??
Entrambe le situazioni sopra indicate – Laogai e fabbriche di schiavi – alimentano l’”ammirazione” per un paese dove chi sgarra paga subito un alto prezzo e dove una dittatura inflessibile, commette crimini mostruosi e sfrutta il popolo a vantaggio di una ridotta nomenklatura di partito che ormai si è alleata con il capitalismo internazionale, ben felice di aver trovato in Cina il luogo ideale per i suoi sporchi affari.
Ed anche il “promesso” progresso sociale, è concesso con un contagocce dal buco così piccolo che se ne avverte a malapena l’arrivo.
Per concludere con una battuta: in Italia e in Europa in generale, un giovane su tre non riesce a trovare lavoro; in Cina, di lavoro ce n’è tanto, malpagato, ma tanto!!

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