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sabato, maggio 08, 2010

IL TITANIC AFFONDAVA E L’ORCHESTRA SUONAVA 

Mi è venuto in mente questo titolo nel pensare alle manifestazioni dei Teatri Lirici in Italia, in contrapposizione a quanto sta avvenendo in Grecia, dove le misure governative per rientrare nei parametri europei prevedono addirittura il taglio degli stipendi e delle pensioni agli statali.
Dunque, le Fondazioni liriche, inutili e costosi carrozzoni creati per “inventare” posti ambiti ed alte prebende per gente squalificata artisticamente, continuano nella loro protesta ed a niente è valsa l’apposizione della firma in calce al decreto del governo da parte di Napolitano e neppure l’incontro del Ministro Bondi con sindacati e responsabili delle strutture artistiche.
In alcuni teatri si è avuto lo sciopero della normale programmazione, sostituita da varie “prove aperte al pubblico”, con la motivazione che la manifestazione di protesta non è certamente rivolta verso chi paga il biglietto al botteghino, ma verso le autorità, sia centrali che locali, le quali disattendono il problema gravissimo dei teatri lirici in crisi finanziaria.
Tra lo starnazzare dei vari “artisti”, mi è sembrato che uno di loro uscisse dal coro e parlasse di cose vere e serie, affrontando il problema nella sua giusta dimensione: si tratta del sovrintendente al Teatro Comunale di Bologna, Marco Tutino, che – dopo avere ribadito che i tagli compiuti al FUS per i teatri lirici, mettono tutte le istituzioni di fronte ad un problema gravissimo – aggiunge chela situazione si può risolvere con l’impegno di tutti e a patto che tutti si mettano bene in mente che “fare cultura è anche adeguarsi ai tempi che corrono”.
Inoltre, Tutino invita sindacati e addetti ai lavori a tenere ben presente che “a pochi chilometri dal nostro ci sono paesi in bancarotta e nella stessa Italia ci dono aziende che chiudono, spedendo sulla strada decine o centinaia di lavoratori”; e quindi, continua il sovrintendente, “i lavoratori della lirica devono capire che è necessario adeguarsi al cambiamento dei tempi e forse è indispensabile accettare qualche sacrificio oggi per poter sperare di vedere tempi migliori”.
Sono parole che mi vedono d’accordissimo e si sente che provengono da persona consapevole della responsabilità del proprio ruolo ed anche della situazione nella quale il mondo contemporanea si sta dibattendo.
Poiché la nuova normativa fa esplicito riferimento alle “aperture di sipario” come elemento qualificante ai fini dei “sussidi”, Tutino compie alcuni paragoni impietosi (per le strutture italiane) sulle nostre situazioni e quelle straniere: “l’Opera di Monaco di Baviera che certamente non è colossale, vanta 177 recite l’anno, mentre la Fenice di Venezia si ferma a 61; il Metropolitan di New York ne ha 225 contro le 42 del Maggio Musicale di Firenze”.
Pur ammettendo di non avere la bacchetta magica, Tutino afferma che “è indispensabile aumentare la produttività dei nostri Teatri, ma al tempo stesso contenerne i costi, magari facendo coproduzioni regionali, divisioni delle spese, circuitazioni delle opere e via di questo passo”, insomma, concludo io, dandosi da fare per aprire il sipario più spesso e ad un costo sostenibile e che non possa gravare solamente sulla mano pubblica (nazionale e locale), ma anche su quella privata e quindi intervenendo sulla tassazione delle donazioni; e per finire, ricordiamoci che il giudice ultimo è il pubblico che si priva dei soldi che investe nel biglietto e che ha diritto di essere tenuto nella debita considerazione. Da tutti. Se lo ricordino artisti e politici!!

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