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sabato, aprile 17, 2010

QUANDO UN COMUNE SI COMPORTA BENE 

Quando gli Enti Pubblici, specie quelli locali, fanno la cosa giusta, bisogna dar loro il giusto merito e sottolineare che, nonostante le mille difficoltà, a volte anche i burocrati riescono ad ottenere delle cose utili per il cittadino.
Ma andiamo per ordine e raccontiamo di cosa sto parlando; nella mia città, il Comune ha adottato un giro di vite di una notevole importanza sugli affitti nelle case popolari, abitazioni che come è noto sono riservate a persone dal reddito basso; su quest’ultimo dato, vorrei notare che la cifra “da non superare” è quella di 38.734 euro sull’intera famiglia, che non mi sembra pochissimo (circa 3.000 euro mensili).
Ebbene, nonostante quanto già detto sulla cifra non bassissima (a mio giudizio), i primi controlli incrociati hanno mostrato una situazione sconfortante: 30 famiglie – per le quali è già stata avviata la procedura di espulsione – hanno un reddito superiore al consentito, 28 delle quali vantano introiti da 50mila a 100 mila euro e 2 oltre i 100mila euro; “campione” di questa disonorevole classifica (secondo i punti di vista) è una famiglia che abita un alloggio popolare pur avendo un reddito di ben 173.308 euro.
L’Ente Pubblico locale ha un importante patrimonio abitativo (8.000 alloggi) destinato ad edilizia popolare; la sua edificazione ed il suo mantenimento richiede un costo notevole, sostenuto dalla collettività proprio perché destinato a famiglie che si trovano in situazioni di bisogno; ovviamente la gestione di questo patrimonio richiede una attività di controllo e verifica circa il rispetto dei requisiti richiesti.
Inoltre, come faceva notare un funzionario comunale, la casa popolare non è assegnata “per la vita”, poiché nel tempo le condizioni economiche dei nuclei familiari possono cambiare e quindi è preciso compito dell’Ente Pubblico il controllare che i beneficiari abbiano mantenuto i requisiti avuti al momento dell’assegnazione.
Per fare questo, esiste un nuovo strumento che facilita il compito degli Enti: si tratta dell’ISEE, acronimo di “Indicatore della situazione economica equivalente” che è per certi versi una vera e propria fotografia della persona e della sua famiglia; l’ISEE è utilizzato quando si acceda a mense scolastiche. ad asili nido, a prestazioni agevolate oppure a richieste per assegni familiari, insomma in tutte quelle situazioni gestite dalla mano pubblica che prevedono una sorta di “graduatoria”
Tale strumento, oltre al reddito riveniente da stipendi o pensioni, tiene conto anche di tutti gli altri beni, sia immobiliari che mobiliari, tenendo in considerazione anche gli eventuali investimenti finanziari e l’ordinario conto corrente bancario o postale.
Quindi, per controllare questi signori affittuari di beni pubblici, basterebbe richiedere periodicamente – vogliamo fare annualmente? – la consegna dell’ISEE con l’intesa che eventuali situazioni discrepanti con la logica o assurde come quelle di non segnalare alcun reddito, dovrebbero essere segnalate alla Guardia di Finanza per i successivi adempimenti di competenza.Se la cosa prenderà piede, se cioè gli Enti Pubblici cominceranno a mettere mano a questi controlli, potremo smettere di vedere parcheggiate di fronte alle “Case Popolari” delle auto di grossa cilindrata il cui costo è inconciliabile con l’aggettivo “popolare” affibbiato alle loro abitazioni. Da notare – e questo è veramente il colmo – che da questi controlli è emerso che 21 nuclei familiari risultano proprietari di immobili (per 18 è già stata avviata la pratica di espulsione e 3 sono sotto verifica), mentre sono 26 le famiglie che hanno dichiarato di non avere alcun reddito (la pratica è stata inviata alla Guardia di Finanza). Sono fiducioso che ne venga fuori qualcosa di positivo; m’illudo?

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