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mercoledì, febbraio 03, 2010

LUCI ED OMBRE SU OBAMA 

Cominciamo dalle luci e mettiamoci dentro la “quasi” riforma della sanità americana; dico “quasi” perché ancora manca il voto definitivo che dia il via libero al pacchetto di riforme sulla salute degli americani.
La crisi finanziaria ed economica ha colpito gli USA ancora più pesantemente che ogni altro Paese, ma in questo frangente il bravo Obama ha “balbettato” alcune iniziative che lo hanno messo in cattiva luce nei confronti dei suoi entusiasti elettori: le conclamate iniziative a sostegno del lavoro non possono ancora decollare visto che il deficit del bilancio statunitense è a livelli assai preoccupanti e si trascinerà - secondo gli analisti – per l’intero decennio, raggiungendo la mostruosa cifra di nove trilioni di dollari (l’ho scritta in lettere perché con i numeri non saprei come fare); ed il problema è che la Cina, prestando buona parte del denaro che determina tale deficit, detiene anche le chiavi del futuro dell’America: ma di questo parleremo dopo.
La gente poi non comprende l’alternanza di atteggiamenti che il Presidente adotta in Afghanistan: da una parte si lascia trapelare (anche se non si afferma chiaramente) che la “exit-strategy” è sempre l’opzione primaria per il futuro, ma dall’altra si aumenta l’impiego delle truppe su quel teatro e…i morti aumentano; insomma, mentre con la precedente amministrazione, il popolo sapeva che da Bush e da Cheney si sarebbe potuto aspettare solo una politica “reazionaria”, da questo nuovo Presidente l’attesa era rivolta ad un cambio sostanziale di strategia, ma dopo un anno dall’insediamento ancora non si vede niente che faccia pensare al cambiamento.
E così si arriva alla seconda decade di gennaio ed alla “disfatta del Massachussetts”, ed alla sconfitta del candidato democratico, battuto sonoramente da tale Scott Brown, il cui maggior titolo di merito era quello di essere stato eletto in gioventù – anni ’80 – l’uomo più sexy d’America; l’avere perduto il seggio che fu per tantissimi anni appannaggio della dinastia Kennedy, ha dato modo alla compagine di Obama di riflettere sui motivi della sconfitta, ma al momento non si conoscono ancora le eventuali contromosse a questa disaffezione degli americani al loro Presidente; una curiosità: anche Hyannis, la mitica cittadina sull’Atlantico, dove sorge la spiaggia di Cape Cod, feudo dei Kennedy, dove JFK, Bob, Ted con mogli e figli soggiornavano (e i superstiti lo fanno ancora), ha voltato le spalle ai democratici: 12.331 voti per Brown e 7.543 per l’avversario.
Ma torniamo un momento ai rapporti con la Cina: in questi ultimi giorni abbiamo avuto lo scontro sulla fornitura di armi a Taiwan e la diatriba – tutta militare, ma spruzzata di politica - non è ancora rientrata; a fianco di questo problema, Obama ne ha aperto un altro: il “solito” Dalai Lama, che non sta fermo un momento, si trova a passare per gli Stati Uniti e il Presidente ha deciso di riceverlo (ancora non è dato sapere in quale “veste”) suscitando così le ira dei governanti cinesi che hanno subito dichiarato: “un eventuale incontro tra il Presidente Obama e il Dalai Lama sarebbe irragionevole e minerebbe seriamente le fondamenta delle relazioni tra Cina e Stati Uniti; ci opponiamo a qualsiasi tentativo di una forza straniera di interferire con le questioni interne cinesi usando come pretesto il leader spirituale tibetano”.
C’è poi il progressivo ma evidente distacco dall’Europa – come Istituzione – testimoniato dall’annullamento del vertice Ue-USA del prossimo maggio, programmato in Spagna: si tratta di un vero e proprio ”schiaffo” all’Europa e al suo presidente di turno, Zapatero; risibili le motivazioni: “questioni di agenda per Obama”.

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