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mercoledì, febbraio 24, 2010

DALL'ESTERO 

Ci sono un paio di situazioni estere che meritano una qualche riflessione e quindi vediamo cosa accade e come le possiamo commentare.
La prima situazione riguarda l’Afghanistan e prende le mosse dalla caduta del governo olandese proprio per il rifinanziamento dell’operazione: il leader laburista ha deciso di porre in modo perentorio la questione del ritiro delle truppe olandesi da quel teatro di guerra e il Primo Ministro, il cristiano democratico Balkenende, si è dovuto arrendere e comunicare ai tre partiti di centrosinistra che formavano la coalizione governativa, che avrebbe dato le dimissioni.
In questo momento in cui l’Olanda versa in grosse difficoltà causa della crisi economica, un periodo di vacanza governativa è proprio quello che non ci si voleva, specie perché non si vede a breve quale sbocco possa avere la situazione.
In Afghanistan intanto si stanno continuando le “fesserie”: l’ennesima è stata quella di una missione aerea della NATO che ha mitragliato ed ucciso una carovana “sospetta” che invece si è rivelata essere formata da 39 normali pellegrini afgani (27 morti e 12 feriti gravi) che si recavano in un altro villaggio alla ricerca di cibo.
Il governo Karzai, sia pure con tutta l’amicizia per le truppe occidentali, ha stigmatizzato l’accaduto definendolo “ingiustificabile”; allo stesso Karzai, il generale McChrystal ha presentato le scuse dell’intera coalizione, ma non credo che siano servite a molto; entrambi – l’americano e l’afgano – devono riflettere su un dato: dopo otto anni di guerra i talebani non sono stati affatto sconfitti e gli americani hanno raggiunto la quota di 1.003 morti e quindi credo che sia giunto il momento di fare una riflessione seria sulla permanenza in Afghanistan delle truppe occidentali: non capisco come si possa continuare a definire quella situazione un “problema”: a casa mia il problema ha dei dati ben noti, delle soluzioni possibili e delle conclusioni da trarre; tutto questo, mi sembra che sia ben lontano da quello che al momento è l’Afghanistan, per la cui situazione – scartata la definizione di “problema – consiglierei di utilizzare quella di “constatazione”, cioè accertamento che non se ne esce e quindi prendere i propri cocci e tornarsene a casa, prima di essere cacciati dagli afgani a pedate nel culo.
Un altro fronte caldo – questo molto più vicino alle nostre frontiere – è quello turco, dove il Primo Ministro Erdogan ha sventato un colpo di stato di matrice militare: parlare di golpe per una nazione che starebbe per entrare nell’Unione Europea, fa un po’ sorridere, ma così è: la situazione in quello splendido paese è quella di un governo a carattere “confessionale” (islamico), che antepone la propria religione ad ogni altra situazione: si pensi che ,l’anno scorso, dopo il tragico rogo volutamente appiccato da elementi xenofobi tedeschi, la cittadina venne visitata dal Premier Erdogan che, arringando la folla dei connazionali, li esortò a “non integrarsi” con i tedeschi, dichiaratamente anti-islamici.
È da notare che in Turchia Erdogan ha ripristinato il velo per le donne e porta avanti una politica sempre più confessionale; la domanda che è lecito porci è quale Turchia chiede di entrare in Europa, quella di Erdogan o quella del Premio Nobel Pamuk, quest’ultimo allineato alla vita ed ai costumi occidentali? E paradossalmente, i generali golpisti, sono filo-europei, anche se d’indole reazionaria!!
Insomma un bel guazzabuglio, un inquietante miscuglio di fideismo e di laicismo aspetta i rappresentanti europei; speriamo nella loro accortezza e prudenza e confidiamo che Dio e Maometto s’intendano meglio dei loro rappresentanti terreni!

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