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sabato, dicembre 12, 2009

LA PRIMA DELLA SCALA 

Come molti appassionati avranno visto, “la Scala” di Milano ha festeggiato il Sant’Ambrogio con una splendida “Carmen”, diretta dal grande Daniel Baremboin.
Fuori dal Teatro e prima che avesse inizio l’opera, si è avuta una contestazione di vario genere, comunque niente a che vedere con quella del 1968, pilotata dal celebre Mario Capanna e che dette luogo a forti scontri con la Polizia.
Adesso i motivi del contendere sono un più precisi di quelli del ’68 e cioè, si manifesta per difendere il posto di lavoro, anche se ci sarebbe da distinguere tra gli operai che rischiano “effettivamente” il lavoro (e molti lo hanno già perso) e i musicisti e i dipendenti degli Enti Lirici che rischiano ben poco, forse qualche rappresentazione in meno, ma niente sul piano personale all’interno della struttura artistica.
Eppure, questo “mischiare” insieme le due problematiche (operai e dipendenti degli Enti Lirici) ha prodotto addirittura una situazione che a me è apparsa “comica” - ma potrei sbagliare – in cui si vedono gli spettatori in abito da sera che, prima dell’inizio dell’Opera, fanno un minuto di silenzio per “il lavoro”: ma che cosa hanno voluto dire? Forse una partecipazione emozionale di questi signori che del lavoro conoscono solo il modo di sfruttarlo? Forse una partecipazione all’insegna “lo fanno tutti e allora starò in silenzio anch’io per il canonico minuto”? Non l’ho capita bene e quindi mi astengo dal giudizio, ma vedrete che in ogni modo non sarebbe lusinghiero.
Torniamo all’esterno e vediamo come stanno le cose: per quanto riguarda i problemi degli Enti Lirici, è chiaro che questi esistono e sono anche di un certo spessore, visti i costi sempre più elevati dei “carrozzoni” dei vari Teatri e delle 14 Fondazioni, tenendo conto che almeno il 70% dei questi costi è assorbito dal personale e dagli artisti.
E mi sembra sbagliato continuare a chiedere soldi allo Stato, anche perché – contrariamente a quanto viene detto dai sindacati degli artisti – la Finanziaria del 2010, che ha tagliato in molti comparti, è in controtendenza per il settore della cultura, i cui contributi sono addirittura aumentati: 465 milioni di euro contro i 447,8 del 2009.
Certo che, se gli atteggiamenti dei responsabili di questi Enti non mutano indirizzo e non si toglie i paletti alla riforma degli incentivi, basata su interventi fiscali e creditizi e non più su contributi “a pioggia”, riforma di cui i “carrozzoni” non vogliono neppure sentire parlare, la situazione economica non migliorerà, anche perché questi incentivi non basteranno mai a categorie di operatori culturali che si sono mostrate sempre più rapaci e inefficienti. Da notare che il finanziamento degli spettacoli è quasi esclusivamente pubblico, perché le Fondazioni – all’uopo create – non riescono ad attrarre i soldi del privato e vanno avanti soltanto per auto-referenzialità.
Ed i vari contestatori del sistema, non si sono mai impegnati a redigere proposte concrete mirate a ridurre i costi delle realizzazioni, a promuovere l’accesso a nuove fasce di spettatori (penso ai giovani ed agli anziani) ed infine a rendere più produttivi almeno i grandi teatri italiani, quelli che staccano migliaia di biglietti, ma che ciò nonostante sono sempre in profondo rosso.
Ho conoscenza diretta di alcuni grossi contribuenti del Teatro Lirico della mia città che si sono rifiutati di confermare il proprio “obolo”, motivando la cosa con la mancanza di trasparenza nei conti del Teatro; hanno anche aggiunto che – qualora venissero mostrati i conti e fosse chiaramente visibile una “buona amministrazione del pubblico denaro” – sarebbero pronti a rivedere la decisione; a ieri sera ancora nessuno li ha chiamati per mostrare le carte. Che vorrà dire??

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