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giovedì, novembre 12, 2009

STUDIO E LAVORO 

Nel post precedente a questo, affronto – anche se in un contesto diverso – il problema del “lavoro” nel nostro Paese; intanto, stampa, televisione e buona parte degli uomini politici “perdono tempo” a parlare della sentenza della Corte Europea che vieta il crocifisso nelle aule scolastiche. Perché dico che “perdono tempo”? Per due ordini di motivi: il primo è che la “sentenza” non è affatto impegnativa per il Paese ed il secondo – e più importante – è che alla gente non frega niente del problema “crocifisso si/crocifisso no”; la gente ha ben altri problemi a cui pensare, cioè quello del posto!!
E allora torniamo al lavoro, anche perché sono stato attirato al problema da uno studio di affermati economisti che hanno consegnato al Ministro Gelmini un’analisi approfondita sull’istruzione dalla quale risulta che tale valore è ”il migliore investimento a medio termine, migliore di BOT, CCT, e titoli azionari”.
Allora mi sono ricordato di quando, ai miei tempi di inizio scuola, i genitori apostrofavano i figli con la frase: “studia se vuoi trovare un posto al coperto, sennò vai a fare il contadino o l’operaio”. Già, quando ero giovane io c’era la caccia al posto “al coperto”, cioè al lavoro impiegatizio o comunque da svolgersi in una bella stanza, seduto su una comoda poltrona.
Ed ora? Il sogno è sempre lo stesso? Sentite queste poche esperienze che voglio raccontarvi: la prima mi è capitata su un taxi, preso alla stazione per tornare a casa; il tassista, che al solito attacca discorso per far trascorrere il tempo della corsa, dopo avere appreso che tornavo dall’aver fatto delle lezioni, inizia a raccontarmi che lui ha due figli, entrambi laureati, uno in biologia e l’altro in antropologia culturale.
Lo interrompo per congratularmi con lui, ed il nostro bravo autista continua a raccontarmi che, se in casa non entrasse l’introito del “suo” lavoro, non ci sarebbe da mangiare, giacché nessuno dei due rampolli ha trovato un lavoro: non ho parole per commentare questa affermazione e resto in silenzio, forse deludendolo….!
Il secondo fatterello mi è accaduto proprio ieri sera, su un autobus urbano che ho utilizzato per recarmi in centro: ad un certo momento della corsa sono saliti sul mezzo pubblico due “controllori” che, con modi estremamente garbati, chiedevano a tutti i passeggeri (eravamo pochi, per la verità) di esibire il biglietto; tutti in regola ad eccezione di un extra-comunitario che era sprovvisto del regolare ticket e quindi uno dei due controllori si è accinto a redigere il “verbale”; l’altro si è soffermato di fronte a me in attesa della conclusione dell’operazione e così mi sono sentito di congratularmi per la compostezza, la garbatezza e la calma con cui svolgeva il proprio ingrato lavoro.
Quello che mi ha risposto, dopo i ringraziamenti di rito, mi ha lasciato di sasso: “caro signore, io non provengo dall’azienda degli autobus, ma sono un dipendente “in mobilità”; ho chiesto: “che significa” e lui mi ha così completato il discorso: “sono laureato in economia e commercio e fino a pochi mesi fa svolgevo un lavoro direttivo presso un’Azienda locale che adesso ha chiuso i battenti e collocato tutto il personale in mobilità; da questa situazione sono uscito grazie alla chiamata dell’Azienda degli autobus che mi ha dato questo lavoro per tre mesi, speriamo che me lo rinnovino”.
Forse sarò io che sono sfortunato e che mi trovo a dialogare con persone “sfortunate”, ma da questi due esempi mi sembra chiaro che, in questa situazione critica, quello che serve oltre lo studio, è, come sempre, conoscere l’amico dell’amico di colui che conosce l’assessore o il senatore o il Presidente….; insomma la vecchia raccomandazione che permette di superare quasi tutti gli scogli. Chiaro il concetto??

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