<$BlogRSDUrl$>

venerdì, novembre 27, 2009

POTENZA DELLA TV 

Ricorderete che una volta – non tantissimi anni fa – si diceva che “esiste solo ciò che passa in TV”, intendendo che le informazioni la gente le prende dalla televisione; si diceva anche che l’apparecchio televisivo era una sorta di elettrodomestico ed anche che fungeva da babysitter (qualcuno parlava di mamma RAI).
Oggi dobbiamo andare oltre e parlare della TV come lo strumento che genera tutti i contenuti mediatici, o meglio ancora, il perno attorno a cui ruotano le informazioni – serie o frivole, vere o false – della nostra società, rielaborate poi in mille altri modi dagli altri media, come le “rete internet” o i giornali, ma sempre riconducibili a quel grande schermo che troneggia nei nostri salotti.
Una canzoncina di Arbore diceva che “tu comandi finché possiedi il telecomando”, in quanto la scelta della stazione su cui sintonizzarci è l’unica possibilità che è rimasta al pubblico di oggi di essere un po’ (soltanto un po’, perché l’indipendenza dal mezzo è falsa) liberi di vedere quello che vogliamo; in realtà non è così dato che i palinsesti sono molto simili e le notizie provengono tutte dalla stessa matrice.
Vediamo tutti che i nuovi media (internet, blog, facebook, ecc.) sono ormai dilaganti nella società attuale ed hanno occupato un ruolo rilevante nella vita di moltissimi italiani, ma senza che tale atteggiamento arrivi a sottrarre utenti alla T V.
Per ora, nessun canale di comunicazione può ambire ad essere il centro su cui far ruotare la galassia mediatica; l’unica è la televisione generalista che – in virtù del linguaggio accessibile a tutti (anche se non da tutti compreso appieno) – può aspirare a ricoprire questa funzione specifica.
Solo la vecchia, cara, onusta di gloria, televisione per tutti, può mediare tra i diversi linguaggi della comunicazione e accompagnare gli utenti alla “decodifica” dei tanti modi di apparire sul palcoscenico della comunicazione.
Insomma, quello che intendo è che la TV è quel mezzo che raccoglie, rilancia e diffonde le informazioni disseminate nella galassia mediatica, ma soprattutto detta gli argomenti su cui impostare il discorso.
Facciamo un rapido esempio che mi perviene dal Censis e che quindi ha una certa credibilità e prendiamo due trasmissioni tipiche della tv generalista, “XFactor” di Rai2 e ”Il grande fratello” di Canale5; ebbene, il 62% degli italiani conosce questi programmi, ma solo il 17% ne ha seguito costantemente almeno uno dei due, mentre il 24% ne ha seguito uno, ma saltuariamente, ed il 21% degli italiani intervistati ha dichiarato di conoscere questi programmi pur non avendoli seguiti ma solo perché “se ne è parlato molto”: la metà di questi, ne ha parlato con amici e conoscenti, l’altra metà ha seguito trasmissioni televisive che ne parlavano.
Da questo si deduce che la televisione è in grado di “imporre” i suoi programmi al suo pubblico – anche se non seguiti – cosa che gli altri non riescono assolutamente a fare.
Quindi possiamo dire che la comunicazione di “una certa cosa” se passa attraverso una televisione generalista acquista conoscibilità in forma esponenziale su tutti gli altri strumenti e pertanto lo slogan di una volta – “esiste solo ciò che passa in TV” – adesso può essere modificato in “se qualcosa esiste prima o poi passerà in TV”.È chiaro che se le cose stanno così, la possibilità del cittadino di essere manipolato dalle subdole comunicazioni clandestine è sempre maggiore; come unico elemento di cura c’è il “rendersene conto” e da questa consapevolezza cominciare a studiare i segni che questi strumenti usano per comunicare. Non è facile ma si può riuscire.

This page is powered by Blogger. Isn't yours?