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lunedì, novembre 30, 2009

LA SPECULAZIONE E' SEMPRE ATTIVA 

Mentre negli Stati Uniti si cerca di mettere a punto tutta una serie di norme ed altrettanto avviene in Europa e negli altri Paesi, la speculazione non demorde e continua la sua attività – per me – truffaldina.
L’ultima idea dal suggestivo nome di “carry trade” (letteralmente “portare fuori gli affari) è di una semplicità disarmante, ma al tempo stesso fortemente pericolosa: consiste nel prendere a prestito il denaro dove costa poco e reinvestirlo in quei Paesi dove i rendimenti sono più alti; tutto chiaro, tutto ovvio, ma solo finché la situazione resta quella di adesso, perché basterebbe un lieve rialzo dei tassi iniziali per mandare tutta l’operazione a gambe all’aria e quindi costringere chi ha comprato degli asset (azioni, obbligazioni, ecc.) a liberarsi il più velocemente possibile di quanto ha in portafoglio ed è facile immaginare il terremoto che succederebbe nel mondo con questo improvviso “arrivo” di beni finanziari a basso prezzo.
Facile quindi prevedere il grosso dilemma nel quale si trovano le banche centrali europea e americana: se alzano i tassi potrebbero raffreddare l’entusiasmo che si respira in giro e che produce quell’ottimismo assolutamente indispensabile per la ripresa; d’altro canto, se non alzano il costo del denaro, aiutano indubbiamente la ripresa, ma allo stesso tempo rischiano di alimentare la speculazione finanziaria fino al momento in cui non sarà possibile fare marcia indietro senza farsi del male.
Se volete un mio parere in proposito, vi dico subito che questa forma speculativa è assolutamente indifendibile, in quanto si tratta proprio di quell’uso “non produttivo” che paga soltanto il singolo investitore senza nessun ritorno per la società.
La crisi del Dubai è invece di altro tenore e sembra già sulla via della soluzione visto l’intervento dei “cugini” di Abu Dhabi; ma cosa era successo? Semplicemente che la Dubai World, il maggior gruppo costruttore di tutte le meraviglie della zona - dall’isola “finta” ai prestigiosi alberghi a 7 stelle – ha chiesto ai creditori una moratoria di sei mesi per la propria situazione debitoria di 59 miliardi di dollari; chi sono questi creditori? Almeno in apparenza non ci sono banche italiane, ma ce ne sono molte inglesi e francesi; quindi, l’Italia dovrebbe essere fuori dal turbine, ma allora come mai la borsa di Milano ha perduto quasi il 4%, più di quelle delle altre capitali europee?
Da più parti si è subito gridato al “default” (cioè all’insolvenza), anche se il colosso immobiliare parla di “moratoria provvisoria” e non di altro; tutto questo – a detta degli analisti – era più che prevedibile, visto che il prezzo degli immobili nel Dubai si è dimezzato negli ultimi mesi e, nonostante questo, gli immobili restano invenduti.
Diamo per scontato – anche se non è detta l’ultima parola – che la “bolla” speculativa in Dubai non ci scoppierà tra le mani e vediamo di concludere questa nota in modo umoristico: il nome Dubai è il participio passato del verbo “dubbiare” che – secondo il Devoto Oli – significa letteralmente ”essere in dubbio, dubitare”; ed allora mi chiedo e vi chiedo: ma come è possibile investire tutti quei miliardi (di dollari) in un paese che è l’antitesi della sicurezza? E di nuovo nel campo immobiliare, quel comporto che ha dato origine a tutti i guai in America, i quali si sono poi sparsi in tutto il mondo.
Insomma, invece di dire “investii in Dubai” sarebbe stato molto meglio che si fosse detto “dubitai e non investii”; ma bando agli scherzi e parliamo di cose serie: pensate un po’ cosa succederebbe se i vari “Emiri” di quelle parti, al fine di ripianare il colossale debito, aumentassero il costo del petrolio, unico bene posseduto, di una decina di dollari al barile: sarebbe uno sfacelo per il mondo intero. Chiaro il concetto??

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