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giovedì, novembre 19, 2009

COME E' FACILE CAMBIARE IDEA 

Ricordate Luca Casarini, capopopolo dei centri sociali, con una breve apparizione anche nel nostro Parlamento? Ebbene, adesso è un signore “con la partita IVA” e quindi la pensa in modo totalmente diverso da quando guidava i cortei contro la Polizia in occasione del G8.
Leggete con attenzione e stropicciatevi gli occhi perché non state sognando ma è verità, o meglio, quello che l’ex rivoluzionario pensa adesso: cominciamo dalle tasse “va bene pagarle, ma sono alte e quindi si fa il nero, sennò come si fa a vivere”; e poi sulle masse sfruttate dai capitalisti? “i nuovi sfruttati sono i piccoli imprenditori e non i popoli del Sud America cantati da Manu Chau”.
Insomma, come morale della favola, potremmo dire che al momento non è più interessato all’abbattimento dello Stato borghese, si accontenterebbe che si abbassassero le tasse, guarda caso come chiede un’altra signora che proprio rivoluzionaria non è: Emma Marcegaglia, Presidente di Confindustria.
Ricordate l’ex P.M. Luigi De Magistris, figlio di magistrato, nipote di magistrato, oggi eurodeputato per il partito di Di Pietro; quando era in servizio alla Procura di Catanzaro, ebbe vari scontri, anche burrascosi, con la politica, ma adesso che in politica c’è lui, sentite cosa ha detto in occasione di un convegno a proposito del famigerato “processo breve”: è un problema reale che poco ha a che vedere con la penuria di mezzi e di risorse e molto con la volontà di chi opera nella giustizia: ci sono casi in cui il capo della procura dice che questo processo deve durare sei mesi ed infatti quel processo dura sei mesi”.
Ed ha aggiunto, fra l’incredulità del pubblico”: la colpa dei ritardi è dei magistrati che molto spesso cercano la ribalta mediatica cavalcando processi farsa; e ancor più spesso abusano degli strumenti che il codice mette a loro disposizione”
Non è dato sapere quale sia stata la reazione del segretario/padrone del suo partito, quel Di Pietro che non passa giorno senza cavalcare la sindrome della dittatura alla quale si cerca di assoggettare la magistratura.
E per ultimo ci sarebbe il fatto più gustoso: siamo nel 1992; ricordate il grido di dolore dell’allora Presidente della Repubblica, Scalfaro, coinvolto nel ladrocinio dei funzionari del Side per effetto della somma di 100milioni di lire mensili riscossa da lui quando era Ministro dell’Interno; “io non ci sto”, ebbe a tuonare dagli schermi delle televisioni convocate a reti unificate. In quel caso, anziché lo slogan sventolato recentemente dalla Corte Costituzionale – la legge è uguale per tutti – il procuratore di Roma ebbe a dire che “si doveva difendere un presidente galantuomo da una banda di masnadieri”.
E per tappare la bocca a tutti, il sostituto Saviotti, riesumò un reato da guerra civile “attentato agli organi costituzionali”, reato in cui incappa chi reca intralcio al funzionamento di un organo dello Stato: questo bloccò tutta l’operazione che venne rinviata di diversi anni: il processo relativo venne celebrato alla fine del mandato presidenziale di Scalfaro, il quale peraltro fu assolto, ma nella nostra discussione questo non c’entra.
Ora mi chiedo e vi chiedo: non ci trovate una “strana” assonanza tra questo fatto ed il vituperato “Lodo Alfano”? Non vi sembra che la parte di sostanza sia molto simile? Cosa è cambiato, allora? Ma i tempi sono cambiati, signori miei, adesso non sembra più concepibile quello che fu concepito circa 15 anni fa; e neppure sarebbe sostenibile l’attentato agli organi costituzionali; perché? Scopritelo da soli.

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