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venerdì, ottobre 16, 2009

RIPARLIAMO DI RIFORME 

All’indomani della bocciatura costituzionale del cosiddetto “lodo Alfano”, si è riaperta la problematica circa le riforme dell’ordinamento giudiziario, riforme che facevano parte integrante del programma di governo, ma che, pur essendo strutturate in due fasi, la riforma del processo civile (già approvata) e penale (non ancora entrata in discussione), rischia di suscitare polemiche ancora prima di conoscerne i contenuti.
Per quel che mi è dato sapere, le problematiche sul penale constano di due novità: la separazione delle carriere tra P.M., e giudici e l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale.
Per il primo punto i pochi (ma importanti) giudici che continuano a sostenere l’utilità delle carriere unite al grido di “siamo tutti magistrati”, fanno armai parte di un esercito minoritario e quindi il problema dovrebbe essere ampiamente risolvibile; il secondo punto, invece, richiede una modifica costituzionale e – sappiamo benissimo – che quando si entra in questi gineprai, si sa quando si comincia ma non quando si finisce.
Il centro-destra avrebbe i numeri sufficienti – sia alla Camera che al Senato – per approvare tranquillamente i provvedimenti, senza la condivisione di tutta o di parte dell’opposizione. Ma – proprio come si fa quando non si vuole approvare una norma - ampie fette delle istituzioni (Presidenza della Repubblica e Presidenza della Camera dei Deputati) cominciano a mettere una sorta di obbligo che avrebbe la maggioranza: quello di approvare queste leggi, che si definiscono basilari per il vivere civile, con la più ampia convergenza possibile.
Ma questo cosa vuol dire? Non certo che finché non si è quadrato il cerchio si resta così come siamo, perché in questo caso saremmo in pieno immobilismo, tra l’altro ampiamente voluto o meglio, addirittura preparato e realizzato; infatti, se dobbiamo attendere quello che, in teoria, ma anche in pratica, non avverrà mai, cioè la convergenza di maggioranza e opposizione, tutto resta com’è fino alla fine dei secoli; mi sembra che la maggioranza deve fare il proprio mestiere e analogamente l’opposizione; e le Istituzioni – quelle con la “I” maiuscola – dovrebbero parlare meno e dare meno consigli possibili, specie per quanto riguarda quelli dati a mezzo stampa: chi vuol, capire capisca!
Dico questo perché è nota la posizione di Fini che dice – a proposito della riforma della giustizia – che il tutto deve avvenire “insieme” all’opposizione; da parte sua, l’attuale segretario del PD – maggiore partito di opposizione – avverte perentoriamente che, se verrà confermato alla guida del partito – “non farà nessuna riforma con questo Governo”. E allora come si può fare? Se continuiamo così, le riforme il Governo è tenuto a farle da solo! Oppure deve continuare ad aspettare??
Ma dico, se l’opposizione collaborasse con la maggioranza e mettesse fuori tutta una serie di proprie idee, avverrebbe che se la maggioranza ne facesse proprie alcune, sarebbe una vittoria non solo morale ma anche politica, se invece non ne accogliesse neppure una, sarebbe facile attaccarla sul merito del provvedimento.
A meno che non si voglia che poi la gente (o meglio, la stampa) non parli di “inciucio” se alcune parti della nuova normativa usciranno fuori in modo “condiviso”; ma penso che fare politica è anzitutto “scegliere” per il bene del popolo che si rappresenta e quindi – in alcuni casi – si può anche rischiare l’impopolarità per mandare avanti qualcosa di valido per tutti, qualcosa che è stata scelta da buona parte del Parlamento; o no?? Forse che la propria “immagine” vale più di ogni altra cosa?

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