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lunedì, ottobre 12, 2009

LA MORTE NON E' VIRTUALE 

Nel mio “zibaldone” del 9 scorso, ho parlato di un suicidio drammaticamente strano: una giovane diciannovenne che entra in classe e – senza proferire verbo e senza lasciare niente di scritto – si lancia dal quinto piano.
Rimaniamo nello stesso ambito e parliamo di un caso completamente diverso, in cui un ragazzo di 15 anni, di Torre del Greco, ha annunciato il proprio suicidio addirittura su “Facebook”, costruendo una sorta di conto alla rovescia, quindi ha scritto un biglietto per la famiglia, nella quale – rivolto a padre e madre – afferma che non è colpa loro se è arrivato a questo punto, dopo di che si è impiccato nella sua stanza ed è morto.
Carlo – questo il nome del ragazzo suicida – forse aveva pensato di trovare compagnia alla sua solitudine tra le righe “virtuali” di Facebook, sul quale stava scandendo un macabro conto alla rovescia “meno due, sto arrivando all’aldilà” e poi “meno uno, sto arrivando all’aldilà”, fino al momento fatale.
Nessuno dei numerosissimo frequentatori del popolare social network è intervenuto con Carlo per cercare di scongiurare l’evento; nessuno si è preoccupato di quello che sarebbe potuto accadere; nessuno ha preso sul serio l’avvertimento, considerandolo, forse uno dei soliti giochetti virtuali del web; e invece era tutto vero e Carlo, allo scoccare dell’ora “x” si è lanciato di sotto con la corda al collo ed è spirato.
Qual è stato l’elemento scatenante che ha indotto Carlo al gesto fatale? Nessuno lo sa, né i genitori – ovviamente distrutti dal dolore – e neppure gli amici di scuola che anzi gli si rivolgono con una frase che mostra la totale non conoscenza della situazione: “Scusaci, non abbiamo capito nulla, non abbiamo capito il tuo disagio”.
Nessuno, neppure sul social network ha fatto niente “prima”; ma “dopo” si è aperto un dibattito serrato, una sorta di atto di dolore collettivo e pubblico; in poche ore si sono costituiti due gruppi di discussione: il primo “Saluto a Carlo”, con migliaia di partecipanti, l’altro “Per tutti quelli che conoscevano Carlo”, con alcune decine.
Viene fuori uno spaccato amaro dell’universo dei teenagers, costellato da frasi fatte, ma anche da alcune molto sentite e assai intelligenti; ne cito due che mi sembrano significative: “Conosco il male che ti ha divorato e ho visto il mostro che ti ha trascinato nell’oscurità con se e per questo mi scende una lacrima amara” e l’altra che sembra vicina alla soluzione “Purtroppo questo mondo di merda non è adatto a persona di animo buono specialmente quando si ha 15 anni, dove se non ti vesti in un certo modo e non ti atteggi in un certo modo, nessuno ti considera”; ma qualcuno è anche più concreto e scrive “Sono convinta che tu volevi essere fermato e volevi essere aiutato”.
Ma l’intervento più azzeccato, quello che vorrei avere fatto io, se frequentassi quel social network, quello che ci mostra una ragazza che “ha capito”, proviene da tale Monica che dice “Purtroppo viviamo in un mondo dove regna l’indifferenza, dove non si riesce più a distinguere il reale dal virtuale. Carlo ha usato facebook per chiedere aiuto, ma nessuno se ne è accorto o, ancora peggio, nessuno credeva che facesse seriamente; non c’è colpa di nessuno….c’è solo solitudine e incomprensione”.
In sostanza, un ragazzo di 15 anni, per giorni ha riempito la propria bacheca su facebook di indizi circa il proprio disagio, arrivando a scrivere frasi che annunciavano l’intenzione di abbandonare questo mondo; i suoi amici hanno letto ma non hanno capito; non c’è stato un cane che gli abbia chiesto “ma scherzi o fai sul serio?”. Hanno forse pensato che si fosse sul “virtuale” o che fosse un nuovo gioco? Adesso, forse, alcuni di loro avranno capito che la morte è “vera e tragica” e non gioca con nessuno!

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