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martedì, agosto 04, 2009

L'OGGI DELLA DOLCE VITA 

Cinquanta anni fa, Fellini realizzava il suo (probabilmente) capolavoro, quel “La dolce vita” che procurò all’autore molta fama ma anche altrettanti problemi; di una cosa possiamo esser certi: in quel film c’erano tutti i vizi degli italiani e, se li osserviamo adesso, vediamo che non ne abbiamo emendati nessuno, anzi, forse ne abbiamo aggiunto qualcun altro. Vediamo alcuni “blocchi tematici” del film .
Anzitutto l’amore che nel film è visto in due modi, nessuno dei quali è quello “autentico”: sesso, nelle sequenze che riguardano Marcello (il protagonista) con la nobildonna Maddalena, ma poi – quando l’uomo è con la legittima consorte – diventa non il sentimento che ci aspetteremmo, ma una totale esplosione di egoismo.
Abbiamo poi varie sequenze dedicate alla violenza che i “media” esercitano sull’uomo: dalle esibizioni dei paparazzi nei night club di Via Veneto, all’arrivo della diva all’aeroporto, per passare agli sciacalli che vanno all’arrembaggio della vedova alla quale hanno sterminato la famiglia, per concludere, con la presenza delle televisioni al supposto miracolo che poi si rivelerà tutto un trucco.
Una quindicina di anni fa, lo scrittore Antonio Tabucchi ebbe a congratularsi con Fellini, affermando che, mentre lui non aveva capito niente, il regista aveva capito “tutto”, in particolare aveva “scoperto” che l’Italia era un paese del Basso Impero, con i suoi vizi esasperati, con la prepotenza dei “media”, con i finti scoop e con la “spettacolarizzazione del niente”; come si può vedere, questa intervista avrebbe potuto essere fatta oggi stesso e, temo, anche domani, ma forse anche domani l’altro.
I personaggi che Fellini crea nel suo film, hanno tutti una sostanziale disperazione per il loro futuro e per la vita che stanno conducendo, e nessuno ha un barlume di gioia, un briciolo di speranza; solo Paolina, la diafana adolescente dallo sguardo puro e terso, guarda tutti negli occhi, compreso Marcello che ne rimane turbato.
Ed il film, infatti – a differenza della vita reale – dopo avere presentato un caleidoscopio di brutture e di turpitudine, nelle quali pure il nostro Marcello è andato ad infognarsi, termina con Paolina che offre aiuto a Marcello lo chiama serenamente, con voce fresca e pura, come a dirgli che “lei è lì, quando lui vorrà, potrà andare da lei”: cosa sia questa ragazzina è difficile dirlo, alcuni hanno parlato di “grazia” e non credo che si possa dar loro torto completamente; certo che l’autore non sa cosa sia questa sua creatura; ne ha sentito il “bisogno” ma non ne conosce appieno l’entità e quindi la descrive come un angelo del Perugino, senza però darle ulteriori etichette.
E oggi, se qualcuno di noi è caduto così in basso da richiedere una mano, a chi potrebbe rivolgersi? Forse cercherebbe di raggiungere la celebrità, in qualunque modo lo si possa fare e quindi potrebbe seguire l’esempio della “escort” (traduzione: prostituta) D’Addario che, ha avuto – e sta avendo – successo nonostante la sua professione, in quanto è diventata “un volto conosciuto”.
Come ho detto altre volte, non serve sapere per quale motivo uno viene riconosciuto (bandito o Premio Nobel), l’importante è che sia riconosciuto dalla gente, sia diventato una celebrità: a questo punto il gioco è fatto e, poiché nella nostra società non esiste più il concetto di “perdere la faccia”, quello che resta è solo “diventare famoso”, qualunque cosa e per qualsiasi ragione tu lo sia diventato (ripeto: bandito o Nobel).
Ecco, questo è forse l’unico vizio che abbiamo in più rispetto a quelli evidenziati da Fellini: il diventare famoso solo attraverso i mass-media.

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