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giovedì, aprile 02, 2009

I WANT FIAT 

Qualcuno di voi avrà visto in qualche film, i manifesti con cui Rooswelt chiamava alle armi i giovani americani in occasione del secondo conflitto mondiale: c’era scritto, a lettere cubitali, “I want you” che significa “io, cioè lo zio Sam, voglio te”; slogan analogo lo ha lanciato il Presidente Obama questa volta non rivolto agli americani, ma ai manager di Chrysler in relazione ad un prestito/aiuto di 6 miliardi di dollari che l’amministrazione statunitense ha subordinato al raggiungimento dell’accordo tra la casa automobilistica americana e la nostra FIAT; quindi “I WANT FIAT”.
La storia recente ci ricorda che lo stesso Barack Obama, quando frequentava l’Occidental College di Los Angeles, viaggiava con grande entusiasmo sulla sua “funky red Fiat”, cioè una “Ritmo” rosso fiammante versione a stelle e strisce che il Lingotto commercializzava negli States.
In concreto, Obama ha definito la nostra casa automobilistica “un partner ideale, pronto a trasferire la sua tecnologia di punta per il rilancio della nostra industria”; sono belle parole e sono soprattutto il riconoscimento di una tecnologia all’avanguardia nel mondo per i motori a bassa emissione di inquinanti e a basso consumo di carburante.
L’accorato appello di Obama non ha lasciato, ovviamente insensibile l’AD di Fiat, Sergio Marchionne che è volato immediatamente a Detroit e successivamente a Washington per siglare l’accordo con Chrysler, garante il ministro del Tesoro U.S.A.; in sostanza sembra che alla FIAT vada un pacchetto di azioni della Chrysler oscillante tra il 20 e il 30%, a titolo assolutamente gratuito, o meglio in corrispettivo della tecnologia per i motori piccoli e dell’assistenza nel comparto delle realizzazioni societarie; a questo proposito, c’è da aggiungere che l’amministrazione americana ed anche il management della FIAT non ha preteso dalla casa americana l’allontanamento dell’A.D. Robert Nardelli, detto “il mastino”, al quale evidentemente non si rimprovera alcunché; da notare che Nardelli, arrivato in Chrysler alla fine del 2007, forte di una maxi liquidazione dalla precedente azienda che lo stipendiava (200 milioni di dollari), si è accontentato di uno stipendio simbolico di 1 dollaro l’anno e quindi non grava certo sul bilancio societario; va da se che a questo misero dollaro ci sarà da aggiungere i bonus e le eventuali stock optino in caso di risultati positivi dell’azienda, circostanza che al momento non è facile individuare a breve.
Mentre la borsa italiana salutava con tutti gli onori l’operazione (FIAT +10%), l’agenzia di rating S&P ha tagliato il rating della FIAT a lungo termine da BBB a BB+ che, nel gergo degli agenti di borsa corrisponde a “Junk”, (cioè “azione spazzatura”) ed ha ridotto anche il giudizio a breve da A3 a B, rimuovendo il titolo dal “credit watch”.
Gli amici che mi fanno l’onore di leggere i miei scritti, si ricorderanno che questa operazione ha molti punti in comune con quella – di qualche anno fa – che vide la FIAT dell’Avvocato Agnelli, impegnata nel salvataggio di un’altra prestigiosa casa automobilistica, l’Alfa Romeo, che venne incorporata dall’azienda del Lingotto senza tirare fuori un bottone e che ha portato fortuna al suo successore – Luca di Montezemolo – facendolo diventare un top manager, da quel “fighetto e basta” che era fino ad allora; ovviamente auguriamoci che tutto vada a finire nel migliore dei modi, sia per la salvaguardia dei posti di lavoro in USA e sia per l’onore della nostra casa automobilistica. Ma siccome non si vive di solo onore, non scordiamoci che proprio ieri la FIAT ha comunicato ai Sindacati una settimana di cassa integrazione per lo stabilimento di Mirafiori e l’aumento da 2 a 3 settimane – per quello di Pomigliano!!

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