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sabato, aprile 18, 2009

ANCORA MALA-GIUSTIZIA 

Sono di questi giorni alcune notizie che richiamano ancora una volta la giustizia italiana ed il suo cattivo funzionamento; ha cominciato una sentenza della Cassazione che ha confermato la sanzione disciplinare dell’ammonimento ai due magistrati del Tribunale di Sorveglianza di Palermo che ritennero di concedere la semilibertà ad Angelo Izzo, detto “Il Mostro del Ciceo” – uno dei più feroci delinquenti che si sia mai visto – il quale per confermare la sua bestialità, uccise altre due donne; quindi, se ho capito bene, si ritengono colpevoli i due magistrati ma si commina loro la pena dell’ammonimento, autentica beffa per i parenti delle vittime: come diceva Totò, “ma mi faccia il piacere”! Come minimo gli andava imposto di cambiare mestiere, e invece sono sempre lì.
Un altro evento ha interessato la Magistratura e, in particolare, quella di Bari, dove 150 mafiosi erano stati condannati a pene superiori ai 10 anni di carcere ma, molto probabilmente, dovranno essere scarcerati. Il motivo? Semplice, dal dicembre 2007, data della sentenza, il magistrato, Rosa Anna De Paolo, non è stata in grado di redigere la sentenza con le relative motivazione: quindi, 15 mesi non sono bastati!!
La signora sopra citata – che nel frattempo, vista l’alacrità e la bravura posta nel proprio lavoro è stata promossa Presidente del Tribunale dei Minori di Bari – non ha accampato scuse particolari, tipo influenza, desiderio di praticare uno sport, un grande amore,ecc, ma si è limitata a dire che “non ce l’ha fatta”; che gli vuoi fare??!!
Il suo capo (intendendo non la sua testa ma il suo superiore), ha detto che “non è possibile per un solo giudice, del quale sono note le straordinarie capacità tecniche, giudicare 160 persone accusate di 53 capi d’imputazione nei tempi previsti dal Codice”.
Mi chiedo e vi chiedo: ma questo signore, peraltro investito di mansioni dirigenziali, non lo poteva dire prima che questo non si poteva fare? E aggiungo: ma non gli si poteva dare un qualche aiuto alla signora Giudice, in modo che la mole di lavoro fosse ripartita tra due o più persone? E non era compito del Capo fare questo?
Forse mi sbaglio, forse è una mia fissazione, ma penso che tutti i problemi della giustizia risiedano in una cattiva interpretazione del termine “indipendenza”, specie laddove si intravedono dei modi di fare che per indipendenza contrabbandano il lasciare solo il singolo magistrato: non è questo il senso!!
E qui sorge il vero nocciolo del problema, cioè la responsabilità della dirigenza intermedia della magistratura; ed a questo proposito vi voglio raccontare quello che ho avuto modo di leggere in un trafiletto sulla pagina degli spettacoli di un quotidiano: in esso veniva presentato un concerto di pianoforte (musiche di Mozart, Liszt, Chopin) che si teneva nel maggiore teatro cittadino ed il cui ricavato veniva devoluto per beneficenza; ho fatto un salto sulla sedia quando ho letto il nome dell’interprete del prestigioso programma: si tratta di Roberto Rossi (nome di fantasia) Presidente di una sezione del Tribunale locale; nello stesso trafiletto venivano elencati tutti i concerti eseguiti dal musicista nei maggiori teatri italiani e le tante benemerenze acquisite.
Non c’è bisogno di essere dei grandi esperti di esecuzioni pianistiche per comprendere che per raggiungere questi livelli interpretativi occorrono tante ore quotidiane di allenamento sulla tastiera (qualcuno del mestiere, da me interpellato, mi ha detto che ci vogliono almeno 6 ore al giorno, tutti i giorni).
Ed allora mi chiedo e vi chiedo, come può conciliare la sua attività pianistica a così alto livello, con la cura dell’ufficio che presiede? Perché di due l’una: o si tralascia il pianoforte o ci se ne frega di quello che accade nel proprio ufficio; scelga, avanti!!

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