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domenica, marzo 22, 2009

OGNUNO PER SE 

Come era prevedibile, i Paesi europei stanno affrontando la crisi che attanaglia l’intero pianeta, con normative ed atteggiamenti che niente hanno da spartire con una “unità d’intenti”che ci aspetteremmo dall’U.E. (decrittato significa unione europea, quindi!!).
Lo spettro protezionista incombe sullo scenario economico europeo, frutto forse della necessità dei singoli governanti di “accontentare” il loro elettorato; fatto sta che siamo passati dal “buy american” di Obama al “compra francese” (che vuol dire la stessa cosa) varato da Sarkozy e, intanto, il buio della crisi aumenta e, peraltro, gli stati che si comportano in questo modo non sembra che abbiano avuto particolari benefici.
L’ultimo esempio dell’ordine sparso in cui si muove l’Europa, ci giunge nel campo dell’energia: dopo un accordo – che vale quel che vale – tra tutti i paesi aderenti all’U.E., nel quale si stabilivano alcuni punti fermi, uno dei quali era la molteplicità delle fonti di approvvigionamento, la Germania della Merkel ha stipulato un patto con la Russia di Putin, nel quale si concede una sorta di “esclusiva” ai sovietici per le forniture di gas; quindi totale controtendenza agli accordi europei.
Fin qui tutto regolare, tutto nella norma, dato che ogni Paese agisce come meglio crede per quanto riguarda la sua economia, però, quando gli euroscettici – come me – dicono che questa U.E. è uno dei più grandi bluff della storia, non ci tacciate di volontà di distruggere gli accordi internazionali, perché la verità è di fronte agli occhi di tutti, basta aprirli e guardare e non tenerli chiusi e sognare una unità che non esiste.
È chiaro che in questo periodo in cui tramonta il miraggio (o realtà?) delle opportunità offerte dalle interdipendenze delle varie economie (globalizzazione), sembra che stia per sorgere un’alba all’insegna del motto “ognuno per se e Dio per tutti”; e se questo atteggiamento si sposta dalle singole iniziative ad una generalizzazione europea, tutti ci troveremo a pagare ancora più tasse per riparare i guasti provocati da speculatori – mobiliari ed immobiliari – che ci hanno condotto a questa situazione.
Ma un rivoluzionario “da salotto” come amo definirmi, sente che questa situazione potrebbe anche portare qualche buona notizia; se i milioni di disoccupati e/o cassaintegrati cominciano a sentire l’intollerabilità di questa situazione e lasciano le loro abitazioni per scendere sempre più numerosi nelle piazze, ci sta che si realizza quella “saldatura” di carattere multinazionale che non si è realizzata tra ricchi e che potrebbe invece avvenire tra poveri.
E la motivazione è molto semplice: mentre il ricco ha qualcosa da difendere e questo qualcosa è al disopra di ogni potenziale strategia unitaria, il povero non ha proprio niente da perdere e quindi utilizza l’ultima cosa che gli è rimasto: la possibilità di incazzarsi e di gridare questo stato d’animo al mondo intero.
Quest’ultima frase mi riporta indietro nel tempo e precisamente alla seconda metà degli anni ’70, quando il regista Sidney Lumet realizzò il suo film forse più interessante, quel “Quinti Potere” che mostra un conduttore televisivo che, dopo essere impazzito, invita il pubblico ad alzarsi dalla sua sedia e ad affacciarsi alla finestra per gridare uno slogan che all’epoca fece scuola: “sono incazzato e tutto questo non lo accetto più”.
Non voglio ipotizzare con questo una rivoluzione planetaria dei lavoratori incazzati, ma coloro che continuano a rubare sulla pelle dei disgraziati, potrebbero sentire qualche brivido correre sulla loro schiena: nel film che ho sopra citato sono milioni i telespettatori che si affacciano alle loro finestre e urlano lo slogan; chiaro che è un film, ma chi ci dice che non possa tramutarsi in realtà??.

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