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lunedì, marzo 30, 2009

MANIA DI LUSTRINI E PAILLETTES 

Non ho intenzione di commentare il congresso che ha sancito la nascita di un nuovo soggetto politico in Italia, ma solo accostare l’evento – stupendo e affascinante sotto il profilo della scenografia – a quello che è adesso tanto di moda: l’universo artistico, in particolare cinematografico, indiano, con quella Bombay che è stata ben presto ribattezzata Bollywood a conferma della vocazione dell’India al cinema.
Scusatemi se in questo mio post partirò “da lontano”, ma non posso sottacere la frase che Schopenhauer, nella prima metà dell’800, ebbe a scrivere in merito ai rapporti che si andavano sempre più stringendo tra Europa e India: “Torna l’indiana sapienza a fluire verso l’Europa e produrrà una fondamentale mutazione del nostro sapere e pensare”; ebbene, questo fluire di pensieri si è andato sviluppando non solo verso l’Europa ma anche verso il Nuovo Mondo, cioè verso l’America e, in particolare verso la mecca del cinema, Hollywood.
Non è sfuggito a nessuno che The Millionaire, il film vincitore di ben 8 statuette agli Oscar del 2008, ha prodotto quello che il cinema si aspettava: un fruttifero interscambio tra oriente ed occidente e anche l’inverso; ma il prodotto che ne è scaturito come è? Mah, io ho già messo on-line il mio articolo scritto sul film, nel quale rilevo una sostanziale “sufficienza” ma niente più alla produzione, grandiosa ma poi in realtà semplice e centrata su valori immutabili quali l’amore, la famiglia, la riconoscenza, insomma tutte quelle cose che hanno la fresca genuinità della pasta fatta in casa e che in un mondo “complicato” come il nostro sono state accolte a braccia aperte; e possiamo aggiungere: tutte cose del cinema indiano!
E Spielberg ha già abbandonato i monti innevati, simbolo della Paramount Pictures per approdare ai cantieri cinematografici indiani, dove costituirà una sua casa produttrice indipendente da americani e indiani: speriamo che gli frutti qualche idea!!
In contemporanea a Steven, anche due stilisti al top della loro gloria hanno fatto marcia su Bolliwood e vestiranno le star indiane emergenti: si tratta di Armani e di Cavalli, entrambi conquistati dalla spontaneità e naturalezza della gente indiana, qualità che invece mancherebbe – a loro dire – a Hollywood.
Ma anche gli italiani del cinema, ricordandosi di provenire da un paese di navigatori (oltre che di santi e di pooeti), hanno fatto vela su Bollywood ed hanno già realizzato delle cose che stanno per uscire anche qui da noi: la splendida Violante Placido è diventata la prima attrice italiana a sbarcare su un set indiano; ha girato una pellicola “Barah Aana” (traduzione probabile: truffato) uscita per ora in India, nella quale opera anche Giulia Achilli come addetta alla produzione.
Il giudizio della bella Violante sull’India è folgorante: “evidentemente era nel mio karma; ero curiosa di mescolarmi con loro, mi affascinava fin da piccola” e la splendida attrice dagli occhi verdi ha promosso a pieni voti la sua partecipazione al film ed alla esperienza indiana.
Ma il cinema indiano è veramente solo lustrini e paillettes? Appare così per il suo modo narrativo, ma la sua origine è quella di un cinema pieno di intrighi, con storie misteriose e ricolme di valori che, alla fine risultano immancabilmente vincitori.
Quindi l’occidente – e l’America in particolare – ha per ora colto solo il substrato della cinematografia indiana, ma si è portata da casa la narrazione e la tematica.
Ma non dimentichiamo che il cinema indiano ha già dato i natali ad una grande regista, Mira Nair che con “Monsoon Wedding” ha vinto il Leone d’Oro a Venezia nel 2001.

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