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giovedì, gennaio 22, 2009

LA FAVOLA DI OBAMA 

Abbiamo già detto che l’elezione di Barack Obama alla Presidenza degli Stati Uniti può considerarsi come una favola; vedremo se il principe – dopo aver risvegliato la fanciulla dal sortilegio della strega cattiva – riuscirà anche a sposarla e, come si usa nelle favole, “a vivere felice e contento”; a ben guardare in quello che ho scritto c’è molto della vicenda americana e quindi possiamo intravedere uno spiraglio di verità.
Ma come si usa nelle favole, “facciamo un passo indietro” e precisamente al primo dicembre 1955, poco più di cinquanta anni fa, nella città di Montgomery, in Alabama, dove una ragazza negra, Rose Louise Parks, dette il via alla battaglia per il riconoscimento dei diritti civili: la giovane Rose è appena uscita dal proprio lavoro di sarta ed è così stanca che non vede l’ora di giungere alla propria casa; monta sull’autobus che la porterà a destinazione e trova posto a sedere; qualche fermata dopo, il bus si riempie di bianchi e a quel punto l’autista dice ai quattro neri seduti, di lasciare il posto ai bianchi; i tre uomini si alzano “docilmente”, mentre Rose, senza alzare la voce e senza accampare i propri diritti, risponde seccamente “NO”; l’autista scende e torna con due poliziotti che arrestano la ragazza e la portano in galera.
Quel giorno, all’interno dell’Associazione per i diritti delle persone di colore, nacque la prima protesta organizzata che prese il nome di “Montgomery Bus Boycott”, che – come si vede dal titolo – esorta gli afroamericana a non servirsi degli autobus; tra le persone interessate al movimento c’erano anche due giovani pastori battisti: uno sulle prime esitò, ma poi mise a disposizione tutto il suo carisma; si chiamava Martin Luther King e fu quello che incarnò tutte le future battaglie del “Civil Right Movement”.
Rose è morta tre anni fa – altrimenti sarebbe stata a Washington per il giuramento di Obama – dopo aver ricevuto la Medaglia del Congresso e tantissimi altri riconoscimenti, oltre ad aver dato vita a libri, film e fondazioni.
E per concludere la favola che si poteva svolgere solo in un autentico paese di fiaba come l’America, il bus che diede origine alla protesta di Rose è finito al museo “Henry Ford”, di Dearborn, Michigan, insieme all’automobile sulla quale sedeva John Kennedy quando venne assassinato a Dallas.
Finita la favola, torniamo alla realtà e vediamo cosa aspetta Obama: la cosa che al momento preoccupa maggiormente gli americani è la crisi economica, ed è comprensibile dato che siamo in un Paese che ha da sempre affidato all’individuo la “responsabilità” di gestire la propria esistenza.
Adesso invece si invoca l’intervento dello Stato per poter salvare alcuni colossi industriali “sperperoni” che sono sull’orlo del fallimento e stanno licenziando centinaia di migliaia di dipendenti.; dal mio punto di vista, pur non avendo mai visitato gli Stati Uniti, penso che gli americani dovrebbero ristrutturare non solo la loro economia ma anche il loro modo di vivere, quello che chiamano “way of life”, riorganizzandosi in maniera diversa da come è stato fatto finora; magari questa ristrutturazione potrebbe avvenire con il contributo dello Stato che sembra disponibile a farlo: vedremo !!
Intanto, qui da noi, si registra il primo “scazzo” giornalistico: alcuni titolano: Obama “taglia” gli stipendi da 100.000 dollari, mentre altri usano il termine “congela”; ma tra i due verbi c’è una certa differenza, in quanto il primo (taglia) prevede una operazione di riduzione dei cespiti, mentre il secondo (congela) stabilisce che oltre quella cifra non si vada e quindi, in sostanza, blocca gli aumenti per coloro che già guadagnano questa cifra; è vera la seconda ipotesi (congela): speravo in qualcosa di meglio, ma è già qualcosa: il nostro Governo non mi sembra che sia riuscito a fare di meglio!!

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