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martedì, luglio 15, 2008

I SALDI 

E’ partita di gran carriera la breve ma succosa stagione dei saldi e abbiamo assistito a due cose: prima della giornata di inizio i grandi media ripetono lo stesso ritornello di tutti gli anni, cioè quelle avvertenze rivolte ai consumatori per non farsi fregare.

Dopo la partenza, gli stessi media si limitano a rilevare i dati del movimento, in crescita o in diminuzione rispetto allo scorso anno, ma non fanno alcun commento sul reale andamento, cioè se le modalità prescritte dalle autorità locali e dalle associazioni di categoria sono state seguite oppure no.

Si discosta da questo tran tran un quotidiano che invece riporta le risultanze di alcuni appostamenti messi in opera dall’Associazione Consumatori; il tutto è sintetizzato in una serie di fotografie di un prodotto (un vestito da uomo) che viene ripreso il giorno precedente l’inizio dei saldi a 584 euro e il giorno seguente viene posto in vetrina con un cartellino che indica come il capo d’abbigliamento costasse 730 euro, ma dopo lo sconto del 20% viene ceduto a 584 euro, cioè la stessa cifra chiesta dal negozio il giorno prima.

Altre esemplificazioni – sempre fotografiche – vengono fatti con altri capi di abbigliamento uno dei quali viene fotografato il giorno prima con un cartellino recante il prezzo di euro 190, mentre durante i saldi il solito capo ha un cartellino di 380 euro che, dopo lo sconto del 50% porta il prezzo a euro 190, cioè lo stesso del giorno precedente.

Ovviamente non si conosce il nome del negozio e neppure dalle foto si arriva a capire dove è avvenuto il singolare “gioco delle tre carte”; l’associazione di categoria ha emesso il solito comunicato di sdegno e auspica severe punizioni per questi comportamenti: ma scusate, chi dovrebbe comminare queste sanzioni? Il Comune? Ma come fa a trovare le prove dello scamotto? No, forse dovrebbe essere proprio l’Associazione a bollare con marchio di fuoco il commerciante disinvolto e truffaldino.

Ma facciamo un breve commento sui saldi: in concreto, questa tipologia di vendita è l’abbassamento del prezzo di alcuni prodotti a causa del cambio della moda o comunque della vetustà degli stessi.

In pratica il commerciante dovrebbe ragionare così: al termine della stagione estiva, mi sono rimasti questi capi che penso di non vendere nella stessa stagione del prossimo anno, a causa della mutazione della moda e allora io cerco di fare cassa, vendendoli a prezzi più bassi, anzi molto più bassi, per invogliare il pubblico al loro acquisto che a me provoca spazio nel magazzino e introito di denaro fresco.

Tutto giusto e tutto lecito! Se poi il commerciante cerca di strafare, utilizzando la campagna saldi solo per attirare gente dentro il proprio negozio, ma mantenendo gli stessi prezzi del giorno precedente, siamo in presenza di una azione non corretta, ma di difficile scoperta, sia da parte del comune cliente ma sia anche per l’addetto ai lavori: infatti, lo sconto viene praticato su prezzi che non hanno nessun crisma di ufficialità; mi spiego meglio: se il commerciante dice che pratica lo sconto del 20% su questo oggetto che originariamente vendeva a 100 euro, quest’ultima cifra la dice lui ma non può essere controllata da nessun documento; il cliente dal canto suo va solo a memoria, cioè cerca di ricordare a quanto veniva prezzato quel tale oggetto, ma siamo solo nel campo dei ricordi che – si sa - di fronte alla legge non valgono niente.

E allora? È possibile trovare un sistema? Lo dubito assai, specie se non ci si mette l’associazione di categoria; ma che vantaggio gliene verrebbe?


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