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martedì, ottobre 16, 2007

VEDIAMO COSA CI ASPETTA DOPO IL P.D. 

Nel titolo, per amore di semplificazione, ho parlato di dopo il PD, come se il partito democratico fosse nato da chissà quanto tempo e che se ne aspetti la fine; invece, intendevo dopo la nascita dell’organigramma del nuovo partito, cioè i vari posti che toccano ai rappresentanti dei candidato nelle varie regioni.

E vediamo soprattutto se il nuovo partito andrà a confliggere con il governo o ne sarà un’utile stampella; se il buon dì si vede dal mattino, subito dopo la proclamazione dei vincitori (cioè lui, indicato da tutti) il prode Veltroni – che chiameremo W.V. – ha detto che il suo partito sarà leale con il premier, ma pronto alle sollecitazioni “riformiste” come vengono definite, ed ha aggiunto “ci vuole discontinuità”, che in politica significa fare esattamente la stessa cosa del precedente, ma facendo credere che sia tutta diversa.

Prodi, dal canto suo, pur tra mille sberleffi e abbracci, ha risposto piccato a W.V. che la “sua azione è sempre stata riformista” e lo ha invitato ad essere al suo fianco in questa attività assolutamente indispensabile per il Paese: come dire che non hai niente da insegnarmi in tema di riforme, le quali se vengono fatte sarò io a farle e tu a vederle fare.

Certo che l’iter del nuovo partito, ammesso e non concesso che non prenda parte all’agone politico nei prossimi mesi, è almeno singolare: la scadenza naturale dell’attuale governo sarebbe nel 2011, quindi fino ad allora il P.D. dovrebbe restare in ombra; però – c’è un però grosso come una casa – nel 2009 ci sono le elezioni europee e in quella tornata farà la sua prima apparizione il P.D.: in qualunque modo vada la consultazione elettorale, mi sembra un tantino anomalo che il partito che rappresenta il “centro sinistra” in Europa non sia lo stesso che rappresenta gli stessi elettori, o quasi, in Italia.

E facciamo l’ipotesi che nella consultazione europea il “nuovo partito” abbia un ottimo risultato, mentre il governo in Italia continua a vivacchiare, cercando di accontentare tutti o quasi tutti: non è logico pensare ad una investitura di W.V. fatta dal “popolo italiano”?

A proposito del dare ragione a tutti, mi viene in mente una storiella sul saggio Salomone che riceve una persona che è in conflitto con un’altra, la quale gli espone le sue ragioni ed il re gli da ragione; subito dopo arriva l’altro che fa altrettanto, cioè gli espone i propri motivi e Salomone da ragione anche a lui; a questo punto uno dei dignitari di corte presenti all’udienza si rivolge al re e gli dice: “ma non va mica bene dare ragione a tutti e due!!”, ed il re, di rimando “hai ragione anche tu!!”.

È l’atteggiamento che sta tenendo il premier, sbattuto da una parte all’altra della sua coalizione e conscio di non avere la maggioranza per alzare la voce e quindi obbligato ad abbozzare: guardate l’atteggiamento sul famoso documento del Welfare che subisce cambiamenti quasi quotidiani ai quali qualcuno si oppone e quindi si ritorna a com’era prima e da lì si riparte come in un interminabile gioco dell’oca.

Ma non appena finiti i baci e gli abbracci tra i vari concorrenti, comincia subito la conta dei voti e si scopre che i DS sono andati molto bene, mentre la Margherita di Rutelli ha avuto un brusco calo di consensi: sono dati comunque da prendere con le molle, dato che non ci sono precedenti!!


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