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giovedì, luglio 12, 2007

A PROPOSITO DI ANZIANI 

Nella mia città, la splendida Firenze, sono ben 95mila (circa il 25% del totale) i cosiddetti over 65, e di questi, oltre 30mila vive e si arrangia da solo.

Con questo preambolo non intendo parlare di nuovo del problema delle pensioni, perché i cittadini sopra citati sono già “in pensione”, con una cifra alta o bassa, ma quella è e quella deve bastare; a proposito dello “scalone”, c’è solo da aggiungere che fare una battaglia per lasciare la soglia a 58 anni (la più bassa del mondo) mi sembra una battaglia di retroguardia, di quelle tipiche dei nostri sindacati.

Ma torniamo ai nostri arzilli vecchietti fiorentini e parliamo di due cose che sono accadute e che li riguardano: la prima è l’abolizione da parte dell’Azienda Municipalizzata dei Trasporti, di un particolare biglietto per gli ultra sessantacinquenni; fin qui niente di particolarmente strano, dato che si cerca di risparmiare su tutto, ma quello che mi ha colpito è stata la dichiarazione del Presidente dell’Azienda (70.000 euro l’anno); sentite qui sotto.

Con la protervia tipica dei politicanti arrivati al benessere economico, afferma: “Quello accordato finora agli anziani era un privilegio assurdo; basandosi solo sui criteri di età si finiva per offrire abbonamenti a prezzi ridotti anche a persone più che benestanti. Abbiamo deciso di aiutare solo chi davvero di trova in difficoltà economiche.”

Primo commento: a proposito delle persone “più che benestanti” che approfittano dell’abbonamento, al signor Presidente basterebbe che si mettesse qualche volta allo sportello della sua azienda (non dico che debba montare sugli autobus) e si accorgerebbe che coloro che lui definisce “più che benestanti” non ci sono; questi ultimi per spostarsi usano la loro auto o il taxi.

Seconda osservazione: aiutare solo chi si trova in difficoltà economiche, significa costringere l’anziano a pietire un aiuto, cosa che oltre che imbarazzante è anche decisamente squalificante per chi ha lavorato tutta una vita e non ha avuto la fortuna di trovare nessun padrino politico; a questo proposito il signor Presidente farebbe bene a vedersi il celebre “Umberto D.” di Vittorio de Sica e, ammesso che lo capisca, trarne le conseguenze e qualche insegnamento circa la dignità dell’individuo.

Seconda cosa che mi ha colpito è la strana motivazione per cui un’altra Azienda Municipalizzata (altro Presidente a 70.000 euro l’anno) che si occupa della distribuzione dell’acqua potabile, ha avuto per gli aumenti delle bollette di circa il 10%.

Pensate un po’ che cosa si sono andati ad inventare: l’aumento sarebbe motivato dal mancato raggiungimento dei consumi previsti dalla società di gestione; quindi – uscendo dal politichese – i consumi dell’anno sono stati inferiori a quelli previsti (ed il cui ricavo era già stato budgettizzato) e quindi il bilancio ha un deficit che si può ripianare solo con l’aumento del prodotto, cioè dell’acqua potabile (non con la diminuzione di qualche spesa e di qualche stipendio!!).

Ma come, dopo tutti gli inviti a risparmiare l’acqua, dopo tutte le campagne pubblicitarie mirate a questo scopo, si viene a scoprire che il risparmio c’è stato, ma che i risparmiatori verranno penalizzati perché pagheranno l’acqua ad un prezzo maggiore?

Ed allora vi chiedo: sono io che non capisco oppure ci stanno prendendo per il “fondoschiena”, con quella supponenza e con quella prosopopea che è tipica delle menti piccole ma anche degli individui del sottobosco politico che guardano tutti dall’alto (del loro introito) al basso (degli altrui emolumenti).


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