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mercoledì, giugno 13, 2007

TONINO SULLE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE 

Il Tonino del titolo è l’onorevole Antonio Di Pietro e le intercettazioni telefoniche sono quelle che il G.I.P. di Milano, Clementina Forleo, ha sbloccato dall’inchiesta sul tentativo di scalata di Unipol alla B.N.L.

Cosa ha detto di particolarmente rilevante? Anzitutto si è detto sicuro che molti parlamentari sono a libro paga di categorie potenti e di importanti gruppi di potere economico e finanziario; capite benissimo la gravità di questa affermazione, fatta da un individuo che è diventato famoso per aver lottato contro queste consorterie.

E ci sarebbe da notare – ma soprattutto da fare notare al bravo Tonino – che se ha questa convinzione dovrebbe agire di conseguenza e cioè cercare i parlamentari corrotti e denunciarli alla magistratura; se non lo fa i casi sono due: o non ne ha il coraggio, oppure sono affermazioni fatte tanto per dare aria alla bocca, ma delle quali non esiste la minima possibilità di trovare uno straccio di trova.

La seconda affermazione di un certo interesse si riferisce alla legge sulla privacy invocata da quasi tutti i politici (non solo da quelli implicati); ebbene, Di Pietro sostiene un concetto che è se non altro contro corrente: “chi occupa posti di potere non può appellarsi alla privacy”.

Ed aggiunge, sempre in riferimento a questo argomento, che “l’interesse dei cittadini ad essere informati su come si comportano i politici è superiore al diritto alla privacy dei medesimi politici”; come dire quindi che il diritto della gente è un diritto “universale” e quindi di valenza superiore al diritto del singolo, sia esso parlamentare o altro.

L’affermazione ha una certa rilevanza e riveste anche un particolare interesse, proprio perché proviene da un individuo come Di Pietro che di diritto ne mastica e che nella sua “vita precedente” si è occupato proprio dei rapporti tra politici e malaffare.

Mi viene in mente quel detto latino che recita che “la moglie di Cesare non solo deve essere onesta, ma deve anche apparire onesta”, conferendo così a questa forma di rapporto con il popolo un valore assoluto e di primaria importanza.

Certo che i signori che abbiamo mandato a rappresentarci in parlamento si debbono porre alcune domande, la prima delle quali è se il cittadino comune ha un qualche diritto nei confronti dell’eletto; cioè, se ha diritto di conoscere il modo come svolge il mandato che ha ricevuto dalla gente e se in questa sua opera, continua a comportarsi secondo uno specchiato modo di essere onesto; ed anche di apparire onesto.

Perché se il parlamentare si congratula con una persona rinviata a giudizio per gravi reati e scambia delle frasi da Bar Sport sul tipo “facci sognare”, alludendo alla scalata B.N.L. oppure – sempre con riferimento allo stesso indagato – un altro distinto signore, di professione Segretario di un Partito politico, grida smodatamente al telefono un sonoro “abbiamo una Banca!!!”, come si usa dire in Piazza S.Pietro “habenus Papam”,quando viene eletto il nuovo Pontefice, colui o coloro che li hanno votati hanno tutto il diritto di conoscere questi loro atteggiamenti e soprattutto queste frequentazioni a dir poco disdicevoli ed a trarne le loro soggettive conclusioni, cioè per me va tutto bene e per te invece no.

Queste sono le mie conclusioni, ma da Tonino mi aspetto un qualche seguito a questa sortita, magari fatta in controtendenza all’opinione generale, come è solito fare.


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