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giovedì, ottobre 12, 2006

VI RICORDATE CLEMENTINA FORLEO ? 

Già, proprio lei, l’ineffabile Clementina Forleo che – ad onta del nome che porta – è GUP (Giudice per le Indagini Preliminari) presso la Procura di Milano e che poco meno di due anni fa coniò una sentenza (chiamata “teorema Forleo”) con la quale coloro che compivano atti di violenza in Iraq ed anche coloro che provvedevano al loro arruolamento in Europa, non commettevano reato di terrorismo, perché quegli atti di violenza erano equiparati alla “guerriglia” o “resistenza”; un po’ come dire che erano simili alle azioni dei nostri partigiani nel periodo della grande guerra mondiale.
Il Procuratore Aggiunto Armando Spataro, ricorse in appello, ma anche in secondo grado gli imputati – il marocchino Daki e i due complici Bouyahia e Toumi – venivano assolti, confermando quindi il “teorema Forleo” e, mentre i due coimputati venivano incarcerati per altri reati, Daki veniva liberato e, come si conviene ad uno che non ha paura della giustizia, se ne ritornava in tutta fretta nel proprio paese.
Cosa è successo, nel frattempo, che ha riportato a galla il famoso teorema? È successo che la Corte di Cassazione – pur non potendo entrare nel merito delle vicende giudiziarie – ha annullato le assoluzioni ed ha ingiunto di rifare i processi da capo a tutti e tre gli imputati: in pratica una sconfessione del celebre “teorema”.
Vedete, la giustizia trova sempre una sua logica e infatti la Suprema Corte ha riparato ai disastri degli altri gradi di giudizio; già, ma scarogna vuole che il signor Daki si trovi tranquillamente a Casablanca e da lì rilasci interviste dalle quali traspare una certa meraviglia per questa sentenza; d’altro canto, per quanto riguarda i due complici incarcerati per altri reati, uno ha usufruito dell’indulto ed è stato scarcerato, scomparendo dalla circolazione, mentre il secondo – tale Ali Toumi – è l’unico rimasto in Italia e, presumibilmente l’unico che sarà presente quando verrà rifatto il processo da capo.
Cosa dire di tutta questa vicenda? Anzitutto che l’affermazione “i magistrati non devono fare teoremi ma applicare le leggi” è una solenne bufala, perché tutte le volte che viene decisa l’applicazione di un articolo del codice anziché di un altro, si esegue una sorta di “scelta” che presuppone un utilizzo di un proprio convincimento; il giudice che appare come una sorta di robot al quale si chiede di applicare soltanto la legge, non esiste – per fortuna – e quindi dobbiamo accettare anche gli errori che, essendo uomini (o donne) vengono commessi.
L’iter giudiziario dovrebbe avere nel suo interno una specie di meccanismo che rimette a posto eventuali storture, ma a volte questo meccanismo entra in azione quando “i buoi sono già scappati dalla stalla”; ma questo è un altro discorso!!
L’unica cosa che si può chiedere all’ordinamento giudiziario è una maggiore cautela proprio in questi momenti storici e in particolare dopo l’11 settembre, quando si tratta di reati – o presunti tali – collegati con la piaga del terrorismo: da notare che i tre marocchini portati a processo in Italia, sono collegati alla cellula islamica tedesca di Al Qaeda che ha progettato l’attentato alle Torri Gemelle.
Ripeto, per maggiore chiarezza: ho chiesto “cautela” e non “teoremi all’incontrario”, perché sennò siamo alle solite!

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