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lunedì, maggio 15, 2006

SPERIAMO FINISCA PRESTO 

E’ finito il Campionato di Serie A, la Juventus ha conquistato lo scudetto, ma il lato sportivo è l’ultima delle cose che interessano a giornalisti e sportivi militanti: tutti sono a chiedersi come andrà a finire la vicenda dello scandalo delle intercettazioni telefoniche e come (oppure “se”) saranno punite le squadre implicate nella vicenda e cioè: Fiorentina, Juventus, Lazio e Milan (le ho citate in ordine alfabetico e non per la gravità delle loro responsabilità che peraltro neppure conosco).
Nel frattempo comincia l’avventura della Nazionale di Lippi (appena, appena sfiorato dallo scandalo) e tutti sono curiosi di sapere se verrà convocato anche Gianluigi Buffon, portiere della Juventus, già famoso – oltre che come calciatore – anche per le iniziative di carattere sociale e umanitario che ha portato avanti in questi anni e, soprattutto, per essere compagno di quel grandissimo schianto di Alena Seredova, che Dio la conservi, anche se a me non toccherà mai.
A margine della vicenda, che speriamo si concluda nel più breve tempo possibile in modo che sui giornali si possa leggere anche qualcosa d’altro, ho sentito alcune “spigolature” che mi piace riportare agli amici lettori del mio blog, in modo da rasserenare gli animi sia dei tifosi juventini e sia di quelli antagonisti.
La prima cosa buffa è il rigurgito di tante persone che si vantano del mitico “io l’avevo detto”; quante ce ne sono che affermano questo, anche se nessuno era in grado di portare uno straccio di prova ad un sistema che era sotto gli occhi di tutti per il suo marciume e per il suo esasperato materialismo: io non dico che si debba ancora continuare a invocare i sacri valori dello sport (chi lo fa si fa ridere dietro da tutti), ma è indubbio che da una ventina d’anni a questa parte essi sono stati spazzati via sotto una montagna di soldi e che questi hanno contribuito in modo grandissimo a creare gli interessi di bottega che andavano sopra ad ogni altra cosa e quindi hanno generato l’esasperazione per il risultato del campo “da raggiungere ad ogni costo”.
Tra questi c’è anche un simpatico personaggio, Alfredo Gazzoni, ex Presidente del Bologna prima di subire un grosso tracollo finanziario con le sue aziende extra calcistiche: egli ha sempre sostenuto – e direi giustamente - che per competere sullo stesso piano, bisogna comportarsi anche tutti allo stesso modo; e il bravo Gazzoni alludeva al vizio, tutto italico, di “qualcuno” di non pagare le tasse fino a quando non veniva scoperto e, solo allora, stilare un “piano di rientro” con l’Erario di un certo numero di anni (è rimasto famoso quello della Lazio che aveva la durata di 94 anni).
Gazzoni dice che il fatto di essere ligio al pagamento delle tasse lo ha ridotto in bolletta poiché non gli ha consentito di acquistare giocatori come le altre squadre e questo comportamento lo ha portato diritto, diritto in Serie B (dove è tuttora) con una perdita patrimoniale di vari miliardi, perdita che si è riflettuta anche sulle altre sue aziende che sono entrate in crisi per mancanza di liquidità (tra queste la celebre Idrolitica).
Cosa chiede Gazzoni? Semplicemente di essere “risarcito” non solo sul piano sportivo (cioè riammissione in Serie A), ma anche e soprattutto sotto il profilo economico; non specifica quale dovrebbe essere il meccanismo con cui attuare questa sorta di risarcimento, ma per lui non è importante; importante è rientrare nel capitale e al più presto possibile!

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