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mercoledì, maggio 10, 2006

ANCORA LA PENA DI MORTE 

Le ultima scoperte degli investigatori sulle modalità operative del delitto di Jennifer hanno scatenato una nuova ondata di richieste di “pena di morte”; l’ho sentite io, con i miei orecchi, decine di persone di ogni ceto sociale invocare la legge del taglione per l’amante segreto (ma non troppo) della ragazza, Lucio Niero, 34 anni, che, dopo essersi sbizzarrito con la ventenne ragazzina, si recava nella sua dimora “ufficiale” dove aveva ancora una moglie e due figli.
Queste ultime novità provengono dal perito settore e indicano che la ragazza è stata picchiata violentemente con pugni e calci – specialmente nella pancia – e che dopo un maldestro tentativo di strangolamento è stata sepolta in una buca poco profonda e ricoperta con un po’ di terra: conclusione, l’autopsia ha rivelavo tracce di terra nei polmoni sia della donna che del feto, a indicare che all’atto della sommaria sepoltura entrambi erano ancora in vita.
Sul problema “pena di morte” mi sono già espresso in altre occasioni e non mi piace ripetermi; caso mai in questa vicenda bisogna cercare le motivazioni sociali e antropologiche che hanno portato a questa furia bestiale.
Anzitutto c’è da dire che sulla relazione tra Jennifer e Lucio i mass media non si sono molto sbizzarriti su alcuni punti che restano a tutt’oggi oscuri; a esempio, i genitori di lei cosa sapevano della relazione e come si sono mossi specie dopo la gravidanza della ragazza? Ed ancora, circa la moglie di Lucio, cosa sapeva (se sapeva) e come l’aveva presa questa relazione extra coniugale? Era previsto un perdono in caso di ritorno all’ovile?
Questo corollario di notizie ci sarebbe stato utile per tirare qualche conclusione ulteriore, ma anche così mi sento di affermare che l’atteggiamento dell’uomo è quello tipico di colui che cerca di “cancellare” quello che invece è incancellabile; sembra che Jennifer gli avesse chiesto di riconoscere il figlio e questo, indirettamente, avrebbe condotto a “riconoscere” anche lei, circostanza inconcepibile per rientrare nella routine familiare.
Evidentemente Lucio era certo (oppure lo sperava soltanto) di essere nuovamente accettato dalla moglie e dai figli e che questo “incidente” con la ragazza sarebbe stato presto dimenticato, un po’ “per i ragazzi”, come si dice in questi casi, e un po’ per il quieto vivere della coppia sposata.
Ecco, questa è la riflessione che desidero fare: questa nostra società ci autorizza, ovviamente a livello inconscio e sulla base di situazioni indotte, a compiere ogni forma di irregolarità e questa può essere ai danni di qualsiasi persona; quello che è importante é che sia salvata una certa forma e che – alla fine del gioco – tutto rientri nell’alveo della normalità, in attesa di ridare le carte alla prima favorevole occasione.
Siamo diventati bravissimi ad auto-assolverci da qualsiasi peccato, e così facendo non ci sentiamo mai responsabili di niente; il modo di comportarsi non è dettato da valori etici condivisi ma soltanto da “quello che mi da piacere”; naturalmente nel comportarsi in questo modo si cozza a volte con la vita stessa e con i suoi risvolti naturali (come il concepimento di un bambino) ma questo non ci deve fare deflettere dal nostro atteggiamento edonistico e quindi tutto quello che si frappone tra noi e la nostra felicità deve essere rimosso in qualsiasi modo, a qualsiasi costo.
Mi conferma in questo pensiero la notizia che Lucio Niero, davanti ai giudici che lo interrogano, non mostra alcuna forma di pentimento: è logico, ha soltanto rimosso un ostacolo, anzi due, alla sua felicità!!

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