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martedì, aprile 25, 2006

RIECCO IL VECCHIO OSAMA 

Avevamo la nostalgia delle imprese del barbuto Osama e lui, obbediente ai nostri desideri, si è subito rimesso in azione ed ha colpito nuovamente l’Egitto, precisamente una meta di vacanze sul Mar Rosso, Dahab, dove ha fatto esplodere tre bombe delle quali due – almeno così di dice – sarebbero state innescate da kamikaze e una con un comando a distanza: bilancio 19 morti e un centinaio di feriti, tra i quali tre italiani, colpiti in modo leggero da ustioni agli arti inferiori e superiori.
Questo è quanto ci viene raccontato dalle varie “intelligence”, perché da parte di Al Qaeda non ci sono rivendicazioni in proposito; allora, prima di lanciarsi nell’esame più approfondito di quest’ultima tragedia, vorrei fare una battuta e riportarmi indietro negli anni: ricordate quando ogni evento delittuoso veniva imputato alla P2 di Gelli oppure alla mafia? Venne fuori – dopo tanti anni – che era un modo come un altro per dire che non sapevano assolutamente niente di quanto accaduto e quindi si riferivano a strutture così “misteriose” da autorizzarne qualunque intervento.
Andiamo avanti e facciamo finta che dietro alle tre bombe di Dahab ci sia effettivamente Osama Bin Laden; come prima cosa c’è una domanda che si impone subito: come mai i terroristi continuano a colpire l’Egitto (è già la quarta volta in meno di due anni) oppure il Kuvait o l’Arabia Saudita invece di andare a sfidare il nemico n.1, cioè l’America?
Non credo che gli Stati Uniti, dopo il famoso 11 settembre si siano dotati di tali mezzi antiterrorismo da rendere impossibile qualunque attentato; parlerei invece di una strategia, ben precisa, e della quale ho già avuto modo di parlare – diverso tempo fa su questo blog – e che fa specifico riferimento all’obiettivo finale di Al Qaeda.
Osama si pone di fronte agli Arabi come il “ricostruttore” dell’antico califfato su tutte le terre islamiche (e quindi anche la Turchia, oltre al Medio Oriente, all’Africa, all’Indonesia e alla Malesia) ; dopo questa impresa l’obiettivo è partire all’attacco del resto del mondo non islamizzato (cristiano ed ebraico) per conquistarlo e sottometterlo alla parola di Maometto.
Ecco perché i principali attacchi vanno a cadere su quei paesi che stanno cercando di uscire dalla secca dell’islamismo più esasperato e avvicinarsi all’occidente; e quale miglior modo di approccio con l’occidente se non il turismo – più o meno di massa, più o meno giovanile – quell’attività cioè che, oltre a tutto, rende bei soldi “pregiati” e attira frange di popolazioni europee e nordamericane.
Tutta questa attività è vista come il fumo agli occhi da parte dei fondamentalisti, tutto questo rappresenta effettivamente il nemico n.1 per i piani di ricostituzione del califfato tanto cari a Bin Laden ed al suo vice – ma vero ideologo – Al Zawahiri (il destista egiziano che appare in quasi tutte le foto di Osama).
Gli attacchi più o meno sporadici contro il “nemico occidentale” (U.S.A., Gran Bretagna, Spagna, ecc) sono – oltre che dimostrazioni di forza – delle bacchettate sulle mani degli occidentali, rei di avere imbastardito il popolo arabo rendendolo anche schiavo di alcune abitudini prettamente moderniste, come le auto di lusso, gli aerei, i liquori, ecc.; non ci dimentichiamo che le uniche immagini che abbiamo di Osama e del suo vice, ci mostrano due “poveracci” vestiti sempre allo stesso modo, con in mano un fucilino e con alle spalle delle grotte o delle montagne: direi tutto il contrario di come ci appaiono Mubarak (Presidente egiziano) o i vari componenti della famiglia reale saudita (della quale, peraltro, anche Osama fa parte, sia pure in un ramo cadetto).
Ed anche l’invito del nostro Ministero degli Esteri di “non frequentare spiagge nel Sinai” è una prova che Osama ha visto bene!

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