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lunedì, gennaio 23, 2006

WILLY, LA BALENA NEL TAMIGI 

Non ce l’ha fatta Willy, la giovane balena capitata improvvisamente nel Tamigi, dove per un po’ di tempo è scorrazzata attraverso la capitale britannica; non ce l’ha fatta a riprendere il mare ed a tornare nel suo logico ed elementare mondo, fatto di amici pesci e non di bambini e adulti vocianti dalle spallette dei ponti.
I londinesi l’avevano adottata, battezzandola con il nome del delfino protagonista di una fortunata saga cinematografica; l’insolito turista era capitato nel Tamigi non sappiamo per quale recondito e stranissimo motivo, probabilmente perché non a posto fisicamente, (l’animale non aveva tutte le sue bussole direzionali funzionanti); oppure – come osserva qualche giornale inglese – la balena è stata ingannata da qualche test militare o addirittura dai sonar anti sommergibile che evidentemente sono presenti alla foce del fiume.
Mi piace pensare invece che i suoi amici e colleghi pesci abbiano incaricato Willy di venire a dare un’occhiata a quello che succede tra gli uomini; e lei – obbediente e servizievole – si è andata a infognare nel Tamigi, attraversando così più volte Londra e vedendo così, da un osservatorio specialissimo, un po’ della vita caotica della metropoli inglese.
Cosa avrà pensato delle cose che gli è capitato di vedere? Come avrà preso la presenza di tutta quella gente che dalle spallette del ponte l’acclamava e la chiamava affettuosamente per nome?
Ma guarda, avrà pensato, sono già diventata famosa, eppure non mi conoscono neppure!
Torniamo un attimo a parlare di cose serie: dopo l’avvistamento della balena, un gruppo di biologi marini le è stato sempre accanto e ha così potuto assistere al progressivo peggioramento delle condizioni di salute della balena.
Ieri l’altro è stato il giorno decisivo: quando il livello del Tamigi è cominciato a calare e la balena si è addirittura arenata, la situazione è precipitata; a quel punto è scattato un piano di emergenza che prevedeva di imbracare e sollevare il cetaceo che veniva attaccata ad una chiatta che procedeva verso la foce del fiume e, successivamente avrebbe dovuto essere trasferita su una nave che l’avrebbe liberata in mare aperto, nelle grandi profondità marine, dove c’era “casa sua”.
Durante questo viaggio – eseguito a lentissima velocità per ovvi motivi di sicurezza dell’animale – il gruppo di soccorso ha prelevato il sangue della balena ed ha provveduto a compiere delle analisi per determinare l’insorgenza di qualche malattia.
Il gruppo che si è occupato di questo intervento, ha emesso anche “bollettini sanitari” sempre più preoccupanti in quanto il disagio di sopportare il proprio peso fuori dall’acqua è apparso come un ostacolo insormontabile; nella tarda serata di ieri, quando la chiatta si trovava a poche centinaia di metri dalla foce del Tamigi, Willy è spirata: appena appresa la notizia i londinesi si sono precipitati davanti alle televisioni per conoscere meglio i particolari.
La commozione ha preso tutti – non solo i bambini che ormai l’avevano adottata come una di loro – e credo che non verrà dimenticata presto, tanto è stata seguita e amata da tutti i londinesi.
Se mi concedete ancora alcuni secondi, continuo nel mio sogno e mi immagino Willy che si trova adesso a riferire agli amici e colleghi su ciò che ha visto e, sono certo, il racconto sarà interessante per i pesci, ma l’uomo non ci farà una gran bella figura!!
Figuratevi, c’è addirittura qualcuno che afferma che l’uomo – con tutta la bramosia creata attorno alla balena nell’intento di salvarla – sia stato una delle componenti che ha accelerato la fine del povero Willy; sarà vero? Le balene dicono così!

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