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sabato, gennaio 28, 2006

I HAVE A DREAM 

Era lo slogan con cui Martin Luther King voleva alludere ad un sogno che lo tormentava: quello di una sostanziale uguaglianza fra bianchi e neri; questo avveniva oltre quaranta anni fa e da allora molti passi sono stati fatti per mutare la situazione: vi basti pensare che, i due candidati che si sfideranno alle prossime elezioni per la Presidenza degli Stati Uniti potrebbero essere entrambi donna e una delle due nera (Hilary Clinton e Condoleza Rice).
Modestamente, anch’io ho un sogno che voglio sottoporre ai miei amici lettori, pur non volendo con questo né paragonarmi al grande leader nero e neppure paragonare il suo sogno con il mio; comunque ce l’ho anch’io e adesso ve lo dico: ci potrebbe essere in Italia un partito – diciamo un “Hamas nostrale” che si presenta alle elezioni teorizzando una vera e propria rivoluzione?
Quali dovrebbero essere le linee portanti del suo programma: anzitutto la completa estromissione di “TUTTI” coloro che hanno partecipato alla cosa pubblica da trenta anni a questa parte; mi si domanderà: e di questi signori (e qualche signora) che cosa ne facciamo? Coloro che si mettono buoni e tranquilli a fare il “pensionato” (tanto i soldi per mantenersi ce ne hanno assai: ne hanno guadagnati (rubati) tanti!) vengono “tollerati”; se non accettano questa nuova posizione sociale, vengono “esiliati”, cioè fatti forzosamente emigrare all’estero: del resto è sempre molto meglio di quello che riserviamo alla popolazione di colore che viene “costretta” ad approdare da noi usando quei marci e fetidi barconi.
Un'altra linea guida per il programma: uscita immediata dalla U.E. e da tutti gli altri organismi correlati; accanto a questa nuova normativa, ci metterei quella sulla produzione di manufatti: gli industriali che desiderano andare all’estero a fabbricare i loro prodotti lo possono fare tranquillamente purché non rientrino in Italia né loro e neppure la loro mercanzia.
Dopo aver lasciato in pace tutti gli altri paesi della terra (quindi pace globale), in politica interna questa nuova formazione dovrebbe occuparsi – prioritariamente ed anzi, esclusivamente fino a quando non li avrà risolti – di tre problemi: vecchi, bambini e malati; dovrebbero essere queste le priorità da risolvere senza guardare in faccia a nessuno, senza tenere conto di baronie o di altri tipici e cronici centri di potere (universitari o sanitari).
Dopo avere sognato apro gli occhi e torno alla realtà: le cose che ho detto fino ad ora non possono realizzarsi perché avrebbero bisogno di una vera e propria azione rivoluzionaria e questa invece, almeno attualmente non è assolutamente ipotizzabile.
Vi spiego anche perché questa azione rivoluzionaria non è proponibile in un paese come l’Italia: diceva Marx che per fare la rivoluzione occorrono due condizioni irrinunciabili, la prima è la presenza di un partito autenticamente rivoluzionario e la seconda è la condizione socio-politica del paese che abbia dentro di se una sorta di tendenza rivoluzionaria.
La prima (il partito) non merita neppure molte spiegazioni: chi potrebbe essere il capo rivoluzionario, forse Bertinotti? Ma non facciamo ridere la storia!
La seconda, cioè la situazione autenticamente rivoluzionaria non esiste in un paese come il nostro nel quale manca completamente la coscienza di classe ed anche “i bisogni” tipici dai quali scaturiscono di solito le rivoluzioni: fame, freddo, ingiustizie sociali; o meglio, tutte queste condizioni ci sono, ma non in maniera determinante dentro l’attuale società.
Dopo essermi svegliato completamente non mi resta che prendere un caffè e rimuginare sulle “fesserie” che mi sono sentito di raccontarvi; vi prego, non voletemene!

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