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mercoledì, novembre 09, 2005

I politici non ci hanno capito niente 

E’ passata anche la prima notte di coprifuoco e – salvo lievi variazioni – non è cambiato niente né a Parigi e neppure nelle altre città francesi.
E non poteva essere altrimenti, visto che per il momento, l’unico deterrente messo in campo dalle Forze dell’Ordine è la repressione, dura e spietata – se ce li trovano – e il famigerato coprifuoco; qualcuno tra i miei lettori conosce il coprifuoco, sa cosa significa e le modalità di applicazione?
Diciamo subito che è una misura della massima repressività che, nella maggior parte dei casi, viene usata in tempo di guerra e soprattutto nei territori di occupazione; i francesi l’hanno sperimentata alla fine degli anni ’50 (quindi quasi cinquant’anni fa) in occasione della guerra di Algeria e delle ripercussioni che la stessa ebbe in patria per effetto della presenza dei cosiddetti “piedi neri”, cioè coloro che erano nati in Algeria e risiedevano ormai da tempo in Francia.
La misura quindi è veramente estrema e in tempo di pace viene emanata soltanto in occasione di gravi calamità; non credo però che questa sia la strada giusta per risolvere il problema, specie alla luce delle dichiarazioni che ho avuto modo di leggere, rilasciate dai giovani che stanno ribellandosi; ne stralcio due e ve le segnalo allo scopo di riflettere insieme su quello che sta succedendo.
La prima dice, rivolgendosi al Ministro dell’Interno che li aveva chiamati feccia e che si ostinava a ripetere di non riuscire a capirli: “Perché non viene a vivere per un po’ da queste parti, vedrà che riuscirà a capire meglio?
Il significato è chiaro, siamo in presenza di una situazione disastrosamente disperata nella quale questi ragazzi non hanno niente da sperare e niente che li attenda domani; l’invito a venire a vivere in quelle barbare periferie, è facilmente esportabile anche ai nostri politici, sempre disattenti alla disperazione di giovani (e di meno giovani) costretti a vivere in situazioni di vero disagio sociale.
Quante volte ci siamo detti: se i politici si facessero curare negli stessi ospedali dove andiamo noi, stai certo che la sanità funzionerebbe meglio; e invece io non ho mai visto un ministro, ma nemmeno un semplice onorevole, mettersi in fila insieme a me per fare le analisi del sangue; non ho mai visto un cosiddetto “VIP” (very important person) fare la fila insieme a tanti “NIP” (non important person) per prenotare una visita specialistica ad uno degli sportelli della ASL: da cosa dipenderà, forse che non combiniamo con gli orari, ma io non ne mai incontrato uno.
La seconda frase recita: “si interessano a noi solo i reclutatori della piccola criminalità e del fanatismo religioso”: in queste parole viene fuori evidentissima la disperazione di essere costretto, prima o poi, a cedere alle lusinghe della criminalità (malavitosa o integralista), ma si respira anche un profondo senso di giustizia che questi giovani mostrano di avere, in quanto riottosi ad accettare quell’unica cosa che viene loro proposto da questa società; in pratica, loro che già adesso vengono considerati dei malviventi, non vogliono essere costretti a diventarlo veramente allo stesso modo di come lo sono diventati tanti loro amici e coetanei.
L’invito ai politici a sporcarsi ed a presentarsi nelle banlieu e l’anelito di lavoro onesto che per ora tutti gli rifiutano, sono dei campanelli d’allarme molto forti che ripetono incessantemente: siamo disperati e non abbiamo niente da perdere.
Se non riusciamo a capirli e continuiamo a puntare soltanto sulla repressione, ce li avremo tutti sulla nostra coscienza e Dio ci aiuti a sopportare i rimorsi.

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