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lunedì, agosto 22, 2005

Ma che bella gente ci ritroviamo! 

Voglio citarvi due esempi di inefficienza, di ottusità e di poca voglia di lavorare che ho avuto modo di rilevare in due "personaggi" dell’apparato statale, magari entrambi non di vertice, ma sicuramente da …. oltre quattro mila euro mensili.
Il PRIMO caso riguarda la Direzione (non si sa bene la carica rivestita da chi ha firmato la lettera) dell’ex Provveditorato agli Studi di Verona che ora si chiama C.S.A. ed è sotto la cappella della Regione; ebbene, a questa struttura è stata sottoposta una richiesta tesa ad avere l’autorizzazione per intitolare una scuola di Peschiera sul Garda al defunto Papa Giovanni Paolo II.
Ecco qui la risposta, scritta in pura lingua burocratichese: "Si restituisce perché incompleta la pratica d’intitolazione al nome di ‘G.Paolo II’ e si invita la S.V. a volerla integrare con una relazione che contenga, oltre alle motivazioni di tale proposta, anche un breve profilo culturale e biografico".
Questo, miei cari amici, è un tipico esempio di ignoranza, incultura e quant’altro di peggio si possa dire; da notare che questo signore ricopre un incarico di medio vertice nel campo dell’educazione dei giovani: proprio un bell’esempio!
Per concludere, c’è da aggiungere che l’assessore regionale all’Istruzione ha dichiarato che verificherà personalmente chi ha firmato quella lettera e lo solleverà dall’incarico; cosa vuol dire? Forse che il tizio in questione verrà trasferito ad altro incarico, magari con una promozione? Nessuna speranza di vederlo retrocesso al ruolo di "commesso"?
Il SECONDO caso si svolge in una istituzione ancora più prestigiosa, la Magistratura, dove il giudice di Camerino, tale Luigi Tosti, dopo molti anni di carriera, ha come una folgorazione: scopre che nell’aula dove egli amministra giustizia c’è nientemeno che un crocefisso.
Sconvolto dalla scoperta inizia immediatamente una sorta di sciopero bianco: non terrà più udienze fino a quando non gli toglieranno il simbolo cristiano oppure gli consentiranno di esporre anche la menorà ebraica.
Questa protesta ha come conseguenza la paralisi delle udienze sul diritto del lavoro (branchia alla quale è addetto il nostro scioperante) e si trascina ormai da oltre quattro mesi, essendo iniziato nel maggio scorso, data alla quale risale la "folgorazione" del giudice.
Comunque sia, per abbozzare la polemica, il Presidente del Palazzo di Giustizia ha predisposto l’allestimento di una apposita stanza priva di qualunque simbolo religioso, in modo da placare l’iroso giudice e, soprattutto, fargli riprendere le udienze (cioè il lavoro).
Ma non va bene neppure in questo modo: il nostro Tosti (di nome e di fatto) ritiene che la stanza "diversa" sia una forma surrettizia di ghettizzazione e continua la sua forma di protesta (lo sciopero).
Un altro commento: perché il Dottor Tosti – anziché astenersi dalle udienze come ha fatto – non ha lavorato ancora di più al fine di smaltire le migliaia di pratiche arretrate (i ritardi di quelle sul diritto del lavoro sono particolarmente odiosi) e contestualmente ha continuato la propria battaglia – giusta o sbagliata che sia – per l’abolizione dei simboli religiosi, e così facendo non ha penalizzato i lavoratori che stanno aspettando, da anni, una sua sentenza.
Un’ultima considerazione: ma il signor giudice in questi quattro mesi di "inattività" per le turbe psicologiche indotte dalla presenza del crocefisso, riscuote regolarmente lo stipendio? Lo so, la domanda è assolutamente pleonastica in quanto tutti noi sappiamo la risposta, purtroppo.

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