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venerdì, luglio 08, 2005

Le bombe di Londra 

In contemporanea con il G8 di Edimburgo, la Gran Bretagna ha vissuto l’ennesima tragedia delle bombe: tre sono scoppiate nella metropolitana e una (forse addosso ad un kamikaze) ha fatto saltare in aria uno dei tipici autobus britannici a due piani.
Il bilancio delle vittime, nonostante le oltre 24 ore trascorse dall’evento, è ancora provvisorio ma tutto lascia ritenere che i morti si attestino su una cifra tra i 50 e i 90, mentre i feriti sono oltre trecento e ancora molti di loro versano in brutte condizioni.
Per il momento esiste una sola rivendicazione giunta via web e firmata da una fantomatica “Organizzazione segreta Qaedat Al Jjhad in Europa” che ieri veniva presa con sospetto mentre oggi sembra maggiormente accettata: in essa, se la leggiamo con attenzione, balza evidente la differenza non solo di civiltà ma proprio sotto il profilo storico e culturale; sentite: “Rallegrati nazione dell’Islam, rallegrati nazione araba perché è giunto il tempo della vendetta dal governo britannico crociato e sionista”. Viene poi lanciato un “avvertimento ai governi della Danimarca e dell’Italia e a tutti i governi crociati assicurando loro che avranno la stessa punizione se non ritireranno le loro truppe dall’Iraq e dall’Afganistan”.
Una prima notazione: la rivendicazione si rivolge a “nazione dell’Islam” senza specificare quale e quindi c’è da ritenere che si torni al vecchio concetto che “tutto il mondo” è di proprietà dell’Islam, come ha sempre affermato – per esempio – il buon vecchio Osama Bin Laden.
Una seconda notazione: il periodo scelto dai terroristi, con il G8 di mezzo, è quello che conferisce all’azione il maggior rilievo mediatico: solo a Edimburgo sono oltre 5.000 i giornalisti accreditati a seguire il vertice e quindi la cassa di risonanza è assicurata.
Una terza notazione: che cosa vogliono i terroristi, sia Bin Laden o qualche altro? Nessuno lo dice con certezza, anzi il problema viene abbastanza sfumato e portato sull’estremo possibilismo; ovviamente le rivendicazioni continuino a citare la sciagurata guerra in Iraq come motivo scatenante, ma ormai tutti hanno capito che da sola non è sufficiente a tenere in piedi questa organizzazione terroristica.
Ed allora ripeto: cosa vogliono? La mia risposta è semplice e schietta: tutto, vogliono tutto, vogliono che il mondo diventi come loro lo vogliono, con la barba obbligatoria per gli uomini e il velo per le donne, con i loro costumi che diventano obbligatori per tutti, insomma, con una parola, conquistarci.
Quali le armi che utilizzano? Utilizzo le parole del filosofo Bernard Henry Levy: “la principale è l’incertezza, un’incertezza a quattro livelli: chi, dove, come e quando. Questi quattro elementi messi insieme creano la situazione ideale del terrore che a sua volta genera l’orrore”.
Mi trovo molto in sintonia con questo pensatore moderno, in quanto è chiaro che per un certo numero di giorni qualunque pacco abbandonato su un luogo di transito viene accostato ad una bomba e genera immediatamente quel terrore di cui sopra si è accennato.
Cioè, prima di bissare l’operazione – a Londra o in qualche atro posto – possono tranquillamente aspettare che rimanga ben vivo nella memoria l’orrore di quanto accaduto ieri: questa è già una azione terroristica che in forma surrettizia genera la paura nella gente e quindi ottiene lo scopo di portare avanti la vittoria islamica.
Che cosa fare? Questo è più difficile a dirsi; io in passato ho fatto alcune affermazioni proprio su queste pagine, ma adesso le trovo forse irrealizzabili e quindi non saprei proprio che dire: certo che qualcosa dobbiamo pur fare!

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