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martedì, luglio 05, 2005

Deep Impact 

Ieri sera su Canale 5 è stato messo in onda il film “Deep Impact” che narra la storia di un gigantesco meteorite che minaccia la Terra e viene bombardato da una serie di missili armati con bombe nucleari che riescono a frantumare, almeno in parte, il pericoloso proiettile che ci sta venendo addosso; sempre ieri, negli Stati Uniti, la NASA – in concomitanza con la Festa dell’Indipendenza - ha bombardato, da una sonda spaziale appositamente messa in orbita, una cometa di nome Tempel One con un proiettile grande quanto una lavatrice lanciato a oltre 37.000 Kmh, provocando così una sorta di frantumazione di una parte (piccolissima a vedere le foto) dell’astro: indovinate come si chiama la sonda? “Deep Impact” è ovvio, e a me questa concomitanza tra un film e una sonda spaziale vera mi inquieta.
Ma torniamo alla missione nello spazio e a questo proposito mi vorrei permettere un paio di considerazioni: la prima è che io sono molto favorevole all’esplorazione dello spazio, ma questo “bombardare” una cometa che è stata scoperta da oltre cento anni (1867) e che continua a girare attorno alla terra, tranquilla come una brava cometa, senza fare del male a nessuno, mi sembra un atto assolutamente “inutile”, un voler dimostrare ad eventuali abitatori del cosmo che ci siamo anche noi e che siamo forti e quindi state attenti.
Per la seconda considerazione mi si deve concedere un briciolo di demagogia: il costo dell’intera missione – ripeto: bombardamento di una innocua cometa – è stato di 333 milioni di dollari; allora mi viene in mente che l’eventuale abolizione di questa operazione potrebbe essere un modo per ripianare, almeno in parte, il debito dei paesi africani verso le istituzioni finanziarie internazionali; e vorrei aggiungere che dell’assenza di “bombardamenti alle comete” non ne sentiremmo certamente la mancanza, mentre della situazione africana dobbiamo riparlarne e parecchio.
I dati che appaiono sui quotidiani mi fanno immaginare una catastrofe del genere: ogni battito di ciglio un bambino africano muore, non per malattie incurabili come avviene da noi, ma per malnutrizione o addirittura mancanza di cibo: insomma possiamo anche dirlo che “muore di fame”, frase che avrei sperato di non sentire più.
Ho premesso a questo mio argomentare che chiedevo venia per un qualche eccesso di demagogia e mi piace ricordarlo a coloro che stanno leggendo questo scritto: non credo infatti che si possa porre in diretta correlazione il risparmio sulle missioni spaziali con il rallentamento delle morti dei piccoli africani, però, un sistema dovremo pure trovarlo, perché non ci dimentichiamo che il Padreterno da lassù ci guarda e di queste nostre mancanze ce ne farà carico quando saremo al suo cospetto nell’ultimo Tribunale, quello senza appelli.
E per coloro che non credono in Dio c’è comunque la propria coscienza che non riesco ad immaginare come possano riuscire a tacitare nel sapere queste cifre spaventose per le quali non si sta facendo niente (o comunque pochissimo in rapporto alla bisogna) se non gridare al vento la nostra arrabbiatura.
L’unico sistema per poter affrontare in santa pace queste tragiche situazioni sarebbe quello di …… non saperle, non conoscere i rapporti delle organizzazioni internazionali che denunciano queste barbarie compiute ai danni del mondo africano; e non ci si nasconda dietro alla solita frase “ma io che cosa posso farci” perché tutti noi abbiamo l’obbligo di fare qualcosa tutti noi dobbiamo sentirci caricati della responsabilità di salvare almeno un bambino negro: come? Usando il motto “I care”!!

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