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lunedì, giugno 20, 2005

Il ritorno a casa 

Appena rientrato in sede, dopo aver disfatto le valige, il primo pensiero è per gli amici che seguono il mio blog; com’è noto, sono stato dieci giorni a Taormina per seguire il Festival del Cinema: il luogo è decisamente splendido, la gente del posto affabile e molto bella (ovviamente le donne), il festival caratterizzato da luci ed ombre, con le seconde che forse hanno superato le prime; ma di questo – se del caso – parleremo più avanti.
Durante la mia permanenza sicula ho naturalmente letto i quotidiani – anche se in numero minore del solito – e da questo ho rilevato soprattutto il problema del centro sinistra che non riesce a trovare un accordo decente per andare alle prossime elezioni e, soprattutto, l’Europa che va sempre più configurandosi come una litigiosa accolita di finanzieri che sta insieme soltanto se il proprio portafoglio continua a gonfiarsi, alla faccia di tutte le idealità che continuano ad essere messe in campo per gli ingenui che ci credono.
Del primo argomento non mette conto parlarne per il momento, visto il tempo che ancora intercorre con la consultazione elettorale politica (circa 12 mesi) e potrebbe essere liquidato con la battuta “come farsi del male da soli”, ma ci sarà tempo per tornarci sopra.
Il secondo invece merita qualche riflessione in più: all’indomani della bocciatura degli unici due referendum popolari indetti nell’intera Europa per approvare o meno la nuova Costituzione, sono venuti al pettine i soliti nodi: quando si è trattato di fare venticinque fettine (e non 12 come prima) della torta europea (periodo 2007-2013) si è visto che i “vantaggi” che alcuni paesi avevano sin qui acquisito non erano più materialmente sostenibili: l’Inghilterra non poteva continuare a pretendere il famoso “sconto” strappato dalla Tacher a suon di ricatti e di urlacci e neppure la Francia poteva continuare a pretendere che quasi la metà del bilancio della U.E. (il 45% per l’esattezza) fosse dedicato all’agricoltura, a quel settore cioè sul quale i nostri cugini d’oltralpe fondano la propria adesione a Maastrickt e dal quale ricavano grosse cifre.
Ebbene, nessuno dei due Paesi ha fatto la benché minima marcia indietro, attanagliati come sono tutti e due da gravi problemi interni che vengono poi ricondotti in sede comunitaria; cioè, qualunque cedenza nel bilancio europeo, viene considerata dai partiti dell’attuale opposizione francese e inglese come una “calata di brache” e come tale viene presentata alla gente e rinfacciata per anni, con il risultato di erodere una bella fetta di voti e questo nessuno può permetterselo
Come una chiamata del destino, dal primo luglio sarà proprio Blair a presiedere questa sgangherata assemblea europea che proprio lui ha così tanto contribuito ad affossare; resta solo da aggiungere che la stessa Inghilterra non ha aderito all’Euro e non ha nessuna intenzione di sottoporre la Costituzione al popolo inglese: non c’è che dire, proprio un bell’esemplare di “euro.convinto”!
E il nostro Cavaliere? In sede di votazione per il bilancio di cui sopra si è astenuto e quindi non ha preso posizione, anche se – a stare ai commenti del dopo – l’Italia sarebbe stata disponibile a fare “qualche piccolo sacrificio” pur di chiudere la vertenza, però, visto che non c’è stata una maggioranza, meglio così, se ne riparla più in qua, tanto – dice il Berlusca – c’è tanto tempo fino al 2007, è inutile farne un dramma adesso!
Per chiudere: un altro evento ha caratterizzato questo mese di giugno, i referenda sulla procreazione assistita: sono andati come già sapete e non intendo parlarne più a lungo, così come non ne ho parlato prima, tanto c’è già chi ne sproloquia a favore o contro i risultati, che ce n’è per tutti i gusti!

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