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venerdì, aprile 08, 2005

Le prime impressioni 

Dalla visitazione della salma – oltre due milioni di persone – all’odierna Messa Esequiale del Santo Padre – un altro milione abbondante di gente – tutte le immagini che ho avuto modo di vedere in TV dalla Sicilia dove mi trovo per motivi didattici, formano un aggrovigliatissimo ammasso di sensazioni che richiederà un certo tempo per essere dipanato a modo; cominciamo però a tirarne fuori alcune, vivissime, che in pratica mi balzano fuori da sole.
La prima è una domanda ovvia, addirittura banale, sul motivo per cui tanta gente, da tanta parte del mondo è rimasta così affascinata da questo Papa: non sono soltanto i giovani ad essere in così stretta simbiosi con Papa Wojtyla, ma certamente essi rappresentano il gruppo omogeneo più numeroso e…rumoroso, simpaticamente è ovvio.
Cosa diceva il Pontefice a questi giovani? In pratica li ricopriva di “no”: no alla pillola, no all’aborto, no all’eutanasia, no al divorzio; per non parlare poi di tutti i no pronunciati nei confronti delle libertà sessuali e circa le varie droghe (anche quelle leggere), nonché quelli rivolti ai sacerdoti circa il matrimonio ed altro ancora.
Con tutti questi “no” pronunciati in 26 anni di pontificato, potremmo considerarlo frettolosamente come un Papa “conservatore”: ma questa definizione discende dall’odierno bisogno di etichettare ogni persona in modo tale da poterla meglio colpire.
E allora, allora quale motivo possono avere questi giovani a prendersi Giovanni Paolo II come modello ed a piangere calde e copiose lacrime in occasione della sua morte, oltre a farsi con vari mezzi, anche di fortuna, tanti e difficoltosi chilometri per raggiungere Roma? “Sento che lo devo fare, perché Lui ha fato tanto per me”; questa la frase più ricorrente udita nelle interviste televisive, il tutto poi accompagnato da calde lacrime.
E se il motivo della vicina del Papa agli attuali giovani fosse da riscontrare nella forma evangelica del rispondere ai quesiti della gente? Cioè, come si dice nella Bibbia, il tuo dire sia si si o no no: ed il Pontefice non usava mezze misure, non accettava compromessi, non cercava mediazioni con “grandi” o “piccoli” della terra; diceva come la pensava su ciascun argomento e niente e nessuno lo poteva convincere a cambiare opinione: così era e così restava.
Questa forma – che a noi non più giovani potrà sembrare “assolutismo” – ai giovani appariva invece come estrema coerenza a idee tipiche della Chiesa, magari da loro non condivise, sulle quali non si media, non si scende a compromessi, non si transige; insomma era come dovrebbe essere il vero, autentico “magister” – quello di cui hanno tanto bisogni i giovani di oggi – intransigente sulla materia dottrinale, ma pronto ad abbracciarti ogni volta che ti incontra, anche se ben sa che non hai seguito i suoi insegnamenti.
Il problema a questo punto pare spostarsi sull’immediato “domani”: cosa resterà dentro i vari giovani che hanno ricevuto insegnamenti drastici, li hanno disattesi (non tutti per la verità), ma non per questo sono stati emarginati, anzi sono stati sempre accolti fra le braccia del Santo Padre?
Difficile fare previsioni su questo aspetto del rapporto Wojtyla/giovani; anche un dirigente dell’associazione “Papa Boys” non ha confermato un futuro per la struttura, anche se non lo ha neppure negato.
Certo che l’evento massmediale porterà sicuramente ad un incremento delle vocazioni religiose (e Dio sa quanto la Chiesa ne ha bisogno), ma resta da vedere se tali prese di coscienza avranno un seguito oppure dureranno finché resterà nei nostri cuori e nelle nostre menti le immagini di questi giorni.
È indubbio che il nostro “dentro” è affollato di pensieri ed emozioni: a noi dipanare il tutto con pazienza e cercare così di ottenere dei risultati utili alla nostra spiritualità.
Promettiamo almeno di provarci!! Io lo farò e prometto di riferirvi.

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